DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

DA S. PIETRO SINO Al NOSTRI GIORNI

SPECIALMENTE INTORNO

Al PRINCIPALI SANTI, BEATI, MARTIRI, PADRI;, AI SOMMI PONTEFICI, CARDINALI E PIÙ CELEBRI SCRITTORI ECCLESIASTICI, AI VARII GRADI DELLA GERARCHIA DELLA CHIESA CATTOLICA, ALLE CITTA PATRIARCALI, ARCIVESCOVILI E VESCOVILI, AGLI SCISMI, ALLE ERESIE, AI CONCILII , ALLE FESTE Piv; SOLENNI, AI RITI, ALLE CEREMONIE SACRE, ALLE CAPPELLE PAPALI , CARDINALIZIE E PRELATIZIE, AGLI ORDINI RELIGIOSI, MILITARI, EQUESTRI ED OSPITALIERI, NON CHE ALLA CORTE E CURIA ROMANA ED ALLA FAMIGLIA PONTIFICIA, EC EC. EC.

COMPILAZIONE

DI GAETANO MORONI ROMANO

PRIMO AIUTANTE DI CAMERA DI SUA SANTITÀ

GREGORIO XVI.

VOL. V.

IN VENEZIA

DALLA TIPOGRAFIA EMILIANA MDCCCXL.

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DIZIONARIO

DI ERUDIZIONE

STORICO-ECCLESIASTICA

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BENEDETTO XI (b), Papa CCII, chiamato prima Nicolò Boc- casini, nacque nel 1240 in Tre- vigi da Boccasio Boccasini, notaro secondo alcuni, o pastore secondo altri, e da una lavandaja. Nella sua prima gioventù, stretto dalla povertà, si recò a Venezia, ove per qualche tempo fu maestro de' figliuoli della nobile famiglia Quirini {V. Fi^nccsco Pipino domenicano suo contempora- neo, presso il Muratori Script. Rer. Ital t. IX, e Gio. Villani t. XIII). In quella città vestì poi l'abito del- l'Ordine domenicano, e dopo aver at- teso agli studii per quattordici anni, fu mandato in qualità di lettore e di predicatore a Bologna ed in altri luoghi. Stette in tal condizione quat- tordici anni, finche nel 1296 fu eletto superiore del suo Ordine. L'anno ap- presso fu da Bonifacio Vili mandato in Francia in qualità di nunzio per es- sere mediatore della pace tra quel regno e l'Inghilterra, e mentre nego- ziavasi unsi grande affare (an. 1298), malgrado lu sua resistenza, fu crea-

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to Cardinale di s. Sabina, e ne! i3oo vescovo di Ostia e Velletri. Nel i3oi fu spedito nell' Un- gheria col titolo di legato a In- tere per pacificare le guerre civili di quel reame insorte per l'elezione di Carlo, figlio di Carlo Martello. Egli si adoperò con tanta saviezza, che la pace vi fu ristabilita, abolen- dosi altresì molte pratiche supersti- ziose, che colà regnavano. minor onore fecero a lui le altre legazioni di cui in Polonia, in Austria, a Ve- nezia, in Danimarca, in Servia ed in altri paesi fu incaricato dal Pontefice Bonifacio Vili, che mal volentieri inducevasi a rimaner privo di tanto consigliere, come gli diceva nel breve con cui gh dava una di tali commis- sioni; breve esistente presso il Rinaldi all'an. 1 3o i , n. 4- Nel condursi in Un- gheria, consacrò in Padova la chie- sa dei domenicani in onore di s. Agostino, e nel suo ritorno, lasciò a Trevigi la somma di 2^000 fiorini per la fabbrica del tempio di s. Ni- colò de' padri predicatori.

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Morto Bonifacio Vili, dopo i no- ve giorni de'fìinerali, si radunarono, il di 21 ottobre i3o3, i sacri elet- tori in conclave, dove il giorno appres- so, al primo scrutinio e ad unanime voto, sebbene con grande sua ripu- gnanza, Boccasini eletto venne Ponte- fice in età di sessantatre anni. In me- moria di BoniÉicio VIII suo benefat- tore, prese egli il nome di Benedetto; nome avuto da quel Pontefice nel bat- tesimo, e con esso fu coronato so- lennemente ai 27 del detto mese di ottobre dal Cardinale Napoleone Orsini , primo nell' Ordine de' dia- coni.

Non avendo in quell'anno pagato il re di Sicilia il consueto tributo di tremila once di argento, il Papa lo dichiarò incorso nella scomunica, ed il regno fu sottoposto all'interdet- to. Ma chiedendone perdono, il Papa lo riconciliò colla Santa Sede, fece aprire le chiese, e fece prolungare il pagamento del censo fino al pri- mo di maggio. Concesse la stessa dilazione al re Carlo di Napoli, e scomunicò solennemente coloro, che non aveano restituito quanto aveano derubato dal tesoro di Bonifacio Vili in Anagni (P^. Bo5ifacioVIII). Nell'an- po seguente, 1 3o4, liberò dalle censu- re, in cui poteva essere incorso, Filip- po il Bello re di Francia, e restituì al suo regno i privilegi, dei quali lo avea privato Bonifacio Vili, adducendo tra le altre ragioni di generale perdono, che, dove pecca la molti- tudine, ivi conviene che il rigore s'addolcisca. Scomunicò nondimeno in quell'anno e Sciarra Colonna ed il Nogaret cogli autori della prigio- nia di Bonifacio (f^. Bonifacio Vili), perocché ricusavano di presentarsi al tribunale apostolico.

A que' s' inasprivano maggior- mente le guerre civili per la To-

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scana, Romagna e Marca Trivigia- na, riaccese da' guelfi , ghibellini y bianchi, e neri. Il Papa spedi a quei popoli in qualità di legato il Cardi- nale Nicolò da Prato domenicano; ma giunto a Firenze, invano si a- doperò colla sua prudenza a mette- re la pace, per cui gli fu mestieri lasciare l'interdetto a quella città, mentre il Pontefice per vendicare gli oltraggi dal suo legato ricevuti, scomunicò i guelfi ed i neii, e con essi i cittadini di Lucca e di Prato. F. Villani, lib, 8 cap. 69 e 71,6 s. Antonino, par. Ili, tit. 20 cap. 9.

All'opposto ebbe Benedetto la con- solazione di ricevere in Perugia gli ambasciatori di Jacopo II re d'Ara- gona, i quali fecero in concistoro il giuramento di fedeltà pei regni di Sardegna e di Corsica, dati in feudo a quel re dalla Santa Sede nel 1297. Lo stesso giuramento ri- cevette dagli ambasciatori di Fede- rico re di Sicilia nel pagare che fe- cero parte del tributo, nel primo di maggio dal Pontefice loro assegna- to, come più sopra si è detto. F. Rinaldi ann. 1864 num. 54-

Intanto non perdeva di mira Be- nedetto la zelante amministrazione del suo apostolico ministero. Per to- gliere una controversia eccitata nel- l'accademia di Parigi, dichiarò con una costituzione non essere tenuti a confessarsi nuovamente a' propri parrochi coloro, che fossero stati con- fessati o dai monaci, o da qualsivo- glia altra sorta di religiosi (Extrav. inler cunctas. i. De Privilegiis in- ter comniunes, Rinaldi an. i3o4, num. 21), e fu egli il primo a per- mettere che si celebrasse con so- lenne rito la festa delle stimmate di s. Francesco. V. VSTadingo An- nal Minor, t. VI an. i3o4 § i4 pag. 39.

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Nel mentre, che tra le cure del suo ministero intendeva fervorosamen- te alla ricuperazione di Terra San- ta ( /^. Bzovio ad an. i3o4 nu- mero I e 2), stando a tavola nel convento de' domenicani di Perugia, un giovanetto, travestito da fantesca delle monache di s. Petronilla, gli presentò certi fichi fiori molto graditi al Pontefice. Avvelenati essi, o dal- l'invidia di alcuni suoi nemici, o dalla malevolenza de' fiorentini, come fu scritto (r. Villani lib. VIII,cap. 80; s. Antonino part. Ili tit. 20 e. 9), tolsero la vita al Pontefice a' 6 lu- glio i3o4, in età di sessantaquattro anni, dopo otto mesi e quindici giorni di Pontificato. Fu sepolto nel conven- to del medesimo Ordine de' domeni- cani in piana terra, come avea egli stes- so determinato; ma poscia, cresciuto il di lui culto, gU fu eretto un ele- vato deposito nella chiesa stessa.

Non si seppe ancor decidere se egli fosse o più dotto , o più santo (V. Egidio appresso Vittorelli, nelle addizioni al Ciacconio, t. II p. 3o4). Umile fii certo al sommo, e ne diede prova non mai inducendosi a crear Cardinale Falcone suo nipote, e fin- gendo di non conoscere la propria madre allorché, presentataglisi dinanzi in Perugia in abito sfarzoso, disse ; questa certo non e mia madre, per- clìè essendo ella povera, non sa cosa sia vestir di seta. L'accolse però amo- rosamente allorché ritornò al suo cos- petto moderatamente vestita. Che se i dotti domenicani Echard e Que- tif (tom. I Script. Ord. praedicat. pag. 446 ) stimano favoloso un tal fatto, sostenuto da parecchi cele- bri scrittori, molti altri saggi a- vea dati Benedetto XI di umil- tà fin da quando generale dell' Or- dine domenicano visitava a piedi i conventi, ed accomodavasi di buon

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grado alle austerità dell' Ordine sles- so. Tuttavolta altre insigni virtù alla sublime umiltà andavano in lui congiunte siffatta mente, che nel 1734 gli meritarono che fosse trat- tata la sua canonizzazione. Nel 1736 poi Clemente XII approvò il cul- to, che avea ab immemorabili , con- cedendo ad un tempo, che la me- moria di lui fosse celebrata coli' uffizio e colla messa dall' Ordine de' pre- dicatori, come anche dal clero di Trevigi e da quello di Penigia. Benedetto XIV, nell' anno i743> l'amphò a tutto il dominio della repubblica di Venezia, e nel mar- tirologio fatto stampare da lui, fu posto il nome di Benedetto XI col titolo di beato a' 7 di luglio, gior- no in cui fu sepolto.

Vacò la Chiesa Romana, dopo Be- nedetto XI, dieci mesi, e ventotto giorni, perchè i Cardinali rinchiusi nel conclave di Perugia stavano divisi tra due contrari pareri.

BENEDETTO XII (b.). Papa CCV, era figlio di un mulinaro chia- mato Guglielmo, e nipote del Pon- tefice Giovanni XXII per parte del- la madre. Nacque a Saverdun nel territorio di Tolosa, ed ebbe il no- me di Jacopo dal Forno (Four- nier), e poi il cognome Novelli. Ri- cevuto r abito di Cistello nel mo- nistero di Bolbona, diocesi di Mi- repoix, fu insignito della laurea dot- torale in teologia dalla Sorbona di Parigi. Divenne poscia inquisitore della provincia di Tolosa, dove esfir- gli errori che la inondavano ; indi nel 1 3 1 1 , fu eletto abbate del monistero di Fontefreddo, ove stet- te sei anni, finché promosso venne a vescovo di Pamiers. Sedette altri- nove anni su quella cattedra vescovi- le, e passato a quella di Mircpoix, vi stette ventidue mesi, venendo final-

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mente ordinalo prete Cardinale, di s. Prisca da Giovanni XXII nel 1327. Denominavasi il Cardinal Bianco come quegli, che era stato cistcrciense anziché carmelitano, co- me altri a torto hanno sognato. P^. Baluzio in adnot. ad Vitas Papariim Avenionensium^ t. I pag. 796 e 797.

Morì Giovanni XXII ai i3 di- cembre 1334, e nel conclave d'Avi- gnone in cui erano raccolti ven- tiquattro Cardinali, sotto la guar- dia del conte Monasi, siniscalco del re Roberto di Napoli, sovrano di Avignone, non che del conte di Noailles, maresciallo della corte ro- mana e governatore della contea venosina, otFerto venne il Papato a Giovanni di Comminges, purché non ristabilisse a Roma la Sede apostolica. Ma abbonendo egli a quell' indegno patto, prima superficialmente nomi- narono, e poscia daddovero con plu- ralità di suffragi elessero il suddetto Cardinal Bianco, stimato fra tutti i Cardinali l'infimo. Ognuno rimase attonito; ma più che altri, egli mede- simo, che diceva : che cosa asfete mai fatto y mieifratelli? Fra tanti soggetti me eleggeste, il più indegno? Non- dimeno assunto il nome di Bene- detto XII, in memoria del patriar- ca Benedetto, del quale per piti an- ni aveva osservata la regola, fu co- ronato nel convento de' domenicani d'Avignone agh 8 gennaio i335, dal Cardinale Orsini primo diacono del sacro Collegio.

Subito dopo la sua elezione, di- resse una lettera circolare a tutti i vescovi ed a tutti i principi cri- stiani, tranne a Luigi di Baviera sta- to scomunicato dal suo predecessoi*e, ed a Federico re di Sicilia, ch'era in disgusto colla corte di Avignone. Indi diede Benedetto ai Cardinali

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centomila fiorini d'oro perché prov- vedessero ai bisogni loro, e cinquan- tamila ne assegnò ancora per ri- parare ai templi ed ai palazzi ro- vinati di Roma. Applicatosi incon- tanente a riformare gli abusi in- trodotti nel clero, ed a riordi- nare i monisteri, si studiò di prov- vedere di buoni pastori le chiese, perocché diceva non voler mai ren- dere splendido il fango.

Nel primo concistoro da lui fat- to, a' IO gennaio i335, congedò i vescovi e gli abbati, che aveano ab- bandonate le loro chiese, e sotto pena di scomunica impose ad essi di torna- re solleciti alle chiese ed ai benefizi loro. Riprovato l' uso di Clemen- te V e di Giovanni XXII di dare in commenda i benefizi, li lasciò soltanto ai Cardinali, che li godeva- no ed ai patriarchi titolari dell'O- riente, che non avessero avuta altra risorsa. Soppresse puranco l' abuso delle Espettalivi;, tanto invalso nella Francia, nell'Inghilterra e nella Ger- mania , colle quali attendendo la morte dei possessori, si conferivano i benefizi non ancora vacanti . An- che alcuni abusi introdotti nella can- celleria, specialmente quello della falsificazione delle suppliche per la provvista dei beni, furono da lui tol- ti, volendo che si registrassero tutte colle concessioni accordate, e se ne conservassero gli originali nella can- celleria. Da ciò ebbe origine quello, che tuttavia nella corte romana si chiama Registro delle suppliche.

Formava questo Pontefice il di- segno di passaix; in Italia colla corte Pontificia, al qual fine i ix)- mani gU avevano spediti ambascia- tori. Ma i Cardinali, assuefatti al- l'aria di Provenza, ne lo distolse- ro, e per vie meglio stabilire in Avignone la sedia Pontificia, lo mos-

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sevo a fabbricare nel i336 un pa- lazzo Papale in quella città, ergen- dolo su quello del suo predecessore da lui fatto demolire. Frattanto Al- fonso IV d' Aragona, a mezzo di un procuratore, prestava a Benedetto, come ad ogni Pontefice, il giura- mento di feudatario della Chiesa Romana pel regno di Sardegna e Corsica insieme all' usalo tributo di duemila marche d' argento . 11 che pur faceva il re Roberto qual tributario della Chiesa pel reguo di Napoli, col tributo di ottomila once d' oro. Quel Pontefice bra- mando che Lodovico di Baviera ri- tornasse alla ubbidienza della Chiesa,, gl'invio de'nunzi. Tanta fu l'amore- volezza di siflfatte persuasive, che quel principe chiese tosto l'assoluzione. Se non che, a frastornare belle disposizioni, sopravvenne la lega dal Bavaro contratta con Odoardo re d' Inghilterra, per cui dovette Be- nedetto rinnovare contro lui le sco- muniche, e riguardarlo siccome usur- patore dell'impero.

Similmente fulminava Benedetto, per mezzo del vescovo d' Anagni suo vicario in Roma, alcuni §acri^ leghi, i quali, facendo da interpreti ai pellegrini, che voleansi confessare e non intendevano il confessore, andavano poi propalando i peccati loro, ne ci voleva meno che dona di denaro perchè i pellegrini otte- nessero il silenzio. Ad un tale abu- so provvide di poi la San,ta Sede, ordinando, che dovessero esistere i penitenzieri di diverse lingue e na- zioni.

Sancì affermativamente il Ponte^ fice con la bolla 19 febbraio i336 Benedictus Deus (Bull. Boni. tora. I pag. 240 ^^ questione promossa sotto Giovanni XXII, se le anime dei giusti appena sciolte dal corpo.

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dove non abbiano che purgare nel purgatorio, volino siìbito alla cele- ste beatitudine. Indi ordinò nell'an- no appresso, i336, che le decime imposte da Papa Giovanni XXII per la crociata allora delusa, e che Alfonso IV re di Portogallo voleva chiamare a se, piuttosto che passas- sero alla Sede Apostolica , venisse- ro non solo ad essa dirette, ma impiegate fossero in soccorso de- gli orientali.

L'animo grande di quel Pon- tefice, che a tutti attendeva, e tutti voleva rendere contenti, gli fece pro- curare inoltre, nel i338, d'indurre Carlo re d' Ungheria a non oppri- mere gli ecclesiastici del suo regno, ed approfitto eziandio di un* amba- sceria in quell'anno ricevuta a no- me del Gran Cau de' Tartari, perchè in quegli stati fosse permesso l' uso libero di nostra religione.

L' unica sua promozione di cin- que Cai'dinali fu fatta da Benedetto nell'anno i338; e nell' anno se- guente, per lo timore, che nella va- canza dell'impero fosse assalita l* Italia da qualche straniero nemico, co- stituì certi vicari feudatari della Chiesa, che fui'ono Lucchino Viscon- ti e Giovanni suo fratello, arcivesco- vo di Milano, per Milano ed altre città da lora possedute, gli Scalige- ri per Verona e Vicenza , Gugliel- mo Gonzaga per Mantova e Reggio, Alberto Carrara per Padova, ed Opi- zone d'Este per Modena e Ferra- ra ; tutti pevò obbligolli ad un an- nuo censa finché vacasse l' impero.

Passò Benedetto l'anno 1 34o nel procurare con grande zelo e fatica la pacificazione prima dei re d' In- ghifterra e di Francia, le cui dis- coi"die tanto nuocevano alla repub- blica cristiana, ind i quella dell' Ita- lia, e combinò una tregua di mol-

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ti anni tra gli Orsini ed i Colon- nesi. Neir anno appresso non a- vendo in sulle prime raggiunto colla dolcezza di calmare la fermen- tazione di Bologna, rivocò con una bolla tutti i privilegi di quella famo- sa università, sfrattandone persino i professori e gli scolari. Perdendo così quella città la sorgente mag- giore delle sue ricchezze e del suo splendore, promise di pagare l'annuo censo di ottomila fiorini alla Chiesa, mai più ricevere alcun imperatore senza la permissione della santa Se- de. In seguito a tali promesse. Be- nedetto levò r interdetto e ristabilì r università. Ma dopo sette anni , quattro mesi e sei giorni dalla sua elezione, a'25 di aprile 1 34^, mori nel palazzo da lui fabbricato in Avignone. Era Benedetto XII di statura alta, di viso sanguigno e di Toce sono- ra. Per tutto il tempo del Ponti- ficato fu affatto straniero a' suoi pa- renti, ed era solito dire, che il Som- mo Pontefice, il vero sacerdote se- condo l'ordine di Melchisedech,nondo- vea aver ne padre genealogia. Quin- di è, che ad ogni proferta fattagli dai cortigiani di promozione di alcun suo parente, rispondeva con Davidde : Si mei nonjuerint dominati , tane imma- culatus ero. ci volle meno di tutta l'insistenza del sacro Collegio, perchè facesse vescovo d' Arles il suo nipote Giovanni de Bauzien, negandogli però sempre la porpora. Maritò moderata- mente ad un mercatante di Tolosa l'unica sua nipote; in fine, quantunque ignorasse la politica ed il maneggio delle corti, era ornato di gran sa- pere, di sante intenzioni e di tale integrità di costumi da essere da Dio favorito di diversi miracoli dopo la morte. La Francia e l' Or- dine cistcrciense lo mettono anzi nel novero de' santi loro. Vacò la

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sede dopo di lui undici giorni. BENEDETTO XIII, PapaCCLV. Primogenito di Ferdinando Orsini X (V. Famiglia Orsini) duca di Gra- vina , e di Giovanna Frangipani , nacque ai i febbraio 1649 in Gra- vina, città del regno di Napoli nella terra di Bari, feudo di sua casa. Ottenuto nel battesimo il nome di Vincenzo Maria, tanta era, fin da fanciullo, la sua inclinazione alla vita religiosa, da fargli rinunziare al fratello Domenico tutti i diritti, che come a primogenito gli appar- tenevano, e da ricusare nobilissimi sponsali, per vestir l'abito di s. Do- menico in Venezia, ove si era re- cato sotto pretesto di viaggiare per r Italia. I suoi parenti ricorsero al- l'autorità del Pontefice Clemente IX, acciocché ne lo distogliesse; ma que- sti, avendo conosciuta la celeste voca- zione del giovanetto, anziché distor- namelo, confermoUo invece nel san- to proposito. Reso pertanto libero nei voti, fece la solenne professione ai i3 febbraio dell'anno 1668, col nome di fra Vincenzo Maria Orsini. Si applicò con tutto il fervore allo stu- dio della sacra Scrittura, dei concilii, degli annali ecclesiastici, e di quelli principalmente del Baronio, che ripassò dal principio al fine per ben ventiquattro volte. Ebbe a soste- nere applaudite conclusioni filoso- fiche e teologiche in Bologna, in Napoli ed in Venezia. Lesse filo- sofìa in Brescia, e mentre ancora studiava, nulla più avendo che ven- titre anni. Clemente X creollo Car- dinale di san Sisto ai 22 febbraio 1672. Tuttavolta fu d'uopo, che dal medesimo Pontefice e dal suo generale Roccaberti venisse astretto ad accettar la porpora da lui già tre volte ricusata. Fu poscia ascritto alle congregazioni del s. Oflicio, dei

ÉEN Riti e ad altre , e venne fatto pre- fetto di quella del concilio; carica che rinunziò allorquando da Cle- mente X, nel 1675, nell'età di ven- tisei anni fu promosso all'arcive- scovato di Manfredonia, da lui pre- ferito a quello di Salerno offertogli da Carlo II re di Spagna e di Na- poli, comechè più ricco e di un'a- ria più salubre. In Manfredonia, nel 1677, celebrò il sinodo, che po- scia pubblicò colle stampe; fondò il seminario per ventiquattro alunni, instituì la prebenda teologale e quel- la del penitenziere, oltre una ren- dita perpetua per la manutenzione della metropolitana, piantò uno spe- dale per gì' infermi e pei pellegrini, ed un monte di pietà. Di fu trasferito da Innocenzo XI , nel 1680, alla diocesi di Cesena; ma per l'aria a lui non confacente, e per altri motivi, dallo stesso Pontefice, nel 1686, fu traslocato all'arcivesco- vato di Benevento, dove assai si a- doperò per la riforma dei costumi e per la discipUna del clero. V. Be- nevento.

Fu: in quell'anno, che dalla dio- cesi di Benevento passò a quella di Porto; ma per questo non lasciò Benevento, ne anche quando fu as- sunto al Pontificato, perocché vi po- se al governo in qualità di coadiutore, con futura successione, il Cardinale Coscia, ed a vicario generale mon- signor Coscia vescovo di Targa.

Nello stato di Cardinale e di vescovo esattamente osservò l'Orsini la religiosa regola professata ; si astenne dalle carni e dal vino, usò vesti di lana , e nutrì costan- te venerazione pel generale del suo Ordine. Tante e rare virtù, e sopra tutto una bella umiltà il fecero eleggere Pontefice dopo la morte d' Innocenzo XIII, nel

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1714- Erano per altro passati più mesi innanzi che fosse fatta l'ele- zione, ed i voti rimanevano dub- biosi tra i Cardinali Piazza, e Goz- zadini; ma finalmente la pluralità dei suffragi si raccolse in Orsini, che tutto un giorno restò renitente nell'accettare la somma dignità, altri valse a vincere la sua ritrosia che il generale del suo Ordine. In venerazione di Benedetto XI , Pon- tefice di santa vita e dell' Ordine pure dei domenicani, prese il nome di Benedetto XIII, e volle che il maestro delle cerimonie, nell'istro- mento rogato per l'accettazione, in- dicasse espressamente , appartener lui all' Ordine di s. Domenico dei predicatori, dal quale altri due Pon- tefici erano usciti. V. P. Giampaolo Alciati gesuita milanese; la eleclio- ne Benedica XIII, P. O. M. ad dar. s. Dominici Ordinem^oratio etc. Nella sedia gestatoria fu Benedetto trasportato ad un'ora di notte dal conclave alla basilica vaticana , e nel- r entrarvi volle discendere e baciar- ne umilmente la soglia, non ba- dando alle rimostranze dei cerimo- nieri , ai quali rispose ch'egli era in- degno di venir annoverato persino fra gli scopatori di quel tempio. Quindi è che, sebbene fossero soliti i Pon- tefici di sedere nel mezzo all' aliar di s. Pietro, per essere dopo la e- saltazione, adorati , egli cambiando l'uso, si mise dalla parte del van- gelo ( F. Genealogies Historiqucs tom. II, pag. 674). Ricondotto a tre ore di notte nelle camere del Vaticano, adorne colla proprietà con- veniente ad un sovrano , an- che volle abitarvi per una sola notte; ma non essendo in tempo di farle spogliare di quanto aveaiio di prezioso, vi si adattò, lamentan- dosi per altro la mattina seguente

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di non aver potuto dormire a cagione del caldo (voleva dir della pompa) di quegli arredi. Invano il maggiordomo del palazzo apostolico tentò indurlo ad usare il letto allestitogli, che anzi ado- perar volle quello solo di frate, colle lenzuola di lana e colle coperte gros- solane. Ninno si sarebbe mai persua- so quindi all'entrar nella sua camera di trovarvi un Pontefice. Poche se- die con alcune- immagini di carta, ed un più devoto che ricco croce- fìsso erano le sue mobiglie. Impie- gò i tre giorni, che seguirono la sua elezione, nel ritiro e nell' orazione, senza concedere udienza, ne far dis- posizione di sorta. Avrebbe voluto uscire di palazzo senza guardie in un cocchio a bandinelle tirate per seguire gli impulsi della sqa mode- l-azione; ma aderendo alle istanze dei piti prudenti della corte, fu co- stretto a recarsi nelle spesse sue visite alle chiese, sotto la scorta di poche guardie in compagnia di un cappellano, col quale per istrada di- ceva il rosario.

Per formarsi un' idea delle fun» zioni intorno alla sua coronazione, leggasi La relazione di quanto e accaduto nella glonosa esaltazio- ne di Benedetto XIII prìncipe ro- mano deW Ordine dei predicato^ ri 3 con un pieno ragguaglio di ciò che e accaduto dentro e fuori del conclave j, e con V esatta descri- zione del medesimo j ec. Roma per Gaetano Capranica 1724; e quella pubblicata in Roma nella stampe- ria di Pietro Ferri, nel 1724, ad istanza di Gasparo Massimi: La di- stinta ed esattissima relazione del- la cavalcata solenne fatta dal pa- lazzo quirinale alla patriarcale di s. Giovanni Laterano, e di tutte le cerimonie ec. fatte in occasione del possesso preso da Benedetto XIII j

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e molte altre scritture finalmente sulla elezione di questo Pontefice rammentate dal Cancellieri : Storia de' possessi de Papi pag. SSg seg. e 5ii.

Uscì la prima volta Benedetto XIII agli I I giugno per visitare lo spedale di santo Spirito dove amministrò il viatico e l'estrema unzione ad un mo- ribondo. Ai 1 9 dello stesso mese pub- blicò un giubileo universale straor- dinario, per ottenere dalla divina clemenza un felice governo. E quale non dovea esso riuscire mercè una pie- tà così specchiata? L'amministrare i sacramenti, il visitare gli spedali, il servire ed assistere gli ammalati, era- no le sue principali occupazioni di ogni giorno, e pochi erano i nei quali non fosse questo Pontefice andato a ve- nerare nella chiesa nuova il suo gran protettore s. Filippo Neri. Doman- dato della benedizione in articuh mortis mentre girava in carrozza per Roma, recavasi tosto a consolare della sua presenza qualunque mori- bondo e qualunque infermo. E pas- sando dalle opere spirituali a quelle del miglior reggimento temporale, do- nò Benedetto venti mila scudi al p. ab- bate di s. Paolo per la ristaurazione di quella basilica, già intrapresa dal suo antecessore, abolì varie gabel- le , creò un promotor generale del fisco per patrocinare le cause cri- minali e le controversie, che per ap- pellazione dalle sentenze de' pre- lati ecclesiastici e regolari si trattano in Roma, e fece altii utili prov- vedimenti. Ma in pari tempo niente negligeva, che riguardasse i vantaggi del cattolico mondo. Quindi un al- tare privilegiato concedeva a tutte le chiese cattedrali con bolla del 7 settembre dell' anno 1724, dichia- rava appartenere il decanato del sacro Collegio al Cardinale vescovo

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più antico, benché dimorante fuori di Roma, concedeva cento giorni d'in- dulgenza alla recita deìVjdngclus Do- mini ec, con molte allre indulgen- ze. Parimente accordò in quell'an- no ai patriarchi di Costantinopoli, di Alessandria, di Antiochia e di Ge- rusalemme l'uso della mozzetta sulla mantelletta [Constii. Romanus Poti- tifex pagina 359), donde avviene che neir avvento e nella quaresi- ma il loro abito non differisce da quello, che in tali tempi indossano i Cardinali. Se non che, se largo era nei favori, altrettanto fermo di- veniva questo Pontefice per l'osser- vanza delle regole e delle discipline ecclesiastiche. Volle quindi, secondo le prescrizioni del concilio tridenti- no, che nelle domeniche e nelle fe- ste solenni i curati instruissero con piano stile il popolo dopo il van- gelo della messa parrocchiale, ed ag- giunse cento giorni d' indulgenza non meno all' istruttore che agli ascol- tanti. Dotò il seminario di Cesena (Fedi), ed approvò i privilegi con- cessi dai suoi predecessori al colle- gio de' giureconsulti di quella città, ed altri ne aggiunse, comprendendo nelle sue beneficenze anche quell' ac- cademia.

Durava tuttavia in Roma la con- troversia se alla camera apostolica , ovvero al duca di Modena appartenes- se il dominio della città e contea di Comacchio nel ducato di Ferrara (V. CoMAccHio). Occupata intanto quel- la città dalle armi imperiali, inva- no l'aveano reclamata Clemente XI ed Innocenzo XIII. Questo secondo poco prima della morte avea dispo- sta la corte di Vienna alla resti- tuzione. Toccò pertanto a Benedetto XIII di con chiudere questa negozia- zione il 25 novembre 1724, accordan- do, in riconoscenza della seguita resti-

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tuzione, all'imperatore Carlo VI le decime ecclesiastiche per tutti i do- minii austriaci, e premiando col cap- pello cardinalizio Filippo Luigi de Sinzendorf, figlio del primo mini- stro cesareo, che molto avea contri- buito a tale accomodamento. Giunto l'anno 1724, celebrò il decimosettimo giubileo ordinario dell'Anno santo (V, AivNo SANTO XVII), finalmente con un chirografo dei io gennaio, levò la scomunica da Innocenzo stata fulmi- nata, nel i65o, contro quelli che prendessero tabacco nel coro, nella sacrestia, e nel portico od atrio del- la basilica vaticana.

Rinnovò questo Pontefice, ai 22 gennaio 1725, un editto da Ur- bano Vili emanato ai 16 novem- bre 1624? col quale era proibito a tutti i secolari, sotto pena di venti- cinque scudi d'oro, della carcere ed altre multe arbitrarie^ di portar il collare simil"v3 a quello degli ecclesia- stici. Tutta volta molto spiacque tale e- ditto alla plurahtà delle persone per gli abusi già invalsi : onde è che, col cessare di Benedetto XIII, cessò an- che l'osservanza dell'editto medesi- mo. Questo zelo spiegato per le sem- plici instituzioni gli faceva pur met- tere in vigore, col mezzo dei suoi decreti, le leggi emanate dagU an- tecessori suoi circa 1' uso della par- rucca negli ecclesiastici. /^.Parrucche,

Premuroso della disciplina eccle- siastica, con bolla 2 maggio, coman- dò ai vescovi, che punissero colle pe- ne dei saci'i canoni ( Const. Apost, Sedisj Bui. Rom. tom. XI par. II p. 400) quei chierici, che godendo be- nefizi non andassero in abito che- ricale, e sotto gravi pene fece rin- novare i bandi già emanati da Inno- cenzo XI, nel i685, e da Innocen^ zo XII nel 1696, contro il giuoco del lotto a tutti gli abitatori di Ro-

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ma e del suo distretto; ma più e- spresscimente il vietava a tutti gli ecclesiastici; anzi nel 1727, con la bolla Creditce nohis [Bui. Métgn. to- mo X pag. 33o) lo proibì ai se- colari tutti con pena di scomuni- ca , ed agli ecclesiastici con pena di sospensione. Ma tanto rigore ter- minò colla vita di questo Pontefice- Affine di giungere a capo delle tan- te utili riforme, che l'anima sua apo- stolica voleva introdurre nella Chiesa tli Cristo, celebrò Benedetto XIII, nello stesso anno 1725, un concilio pro- vinciale dei vescovi dell'Italia nella basilica lateranense, diretto a rifor- mare appunto la disciplina ecclesia- stica. Fra le altre sue operazioni, dichiarò la bolla Unigenitiis per re- gola di fede, e condannò gli scritti contro di essa pubblicati. Veggansi le notizie pubblicate dal Formaglia- ri in Roma, e la Commentatio de concìlio lateranensi a Benedicto XIII celebrato^ Lipsìae 1728, non- ché la difesa di questo concilio di- retta a fra Vittore da Coccaglio, stampata a Venezia colla data di Ravenna nel 1782.

Comandò, ai 9 maggio del detto anno 1725, a tutti i vescovi di pro- muovere la erezione dei seminari (Consl. Credìtae nobis etcBuì. Rom. t. XI par. II p. 409)9 affinchè i chierici avessero l'opportunità di es- sere bene educati ed istruiti nelle cose appartenenti allo stato ecclesia- stico. Per giungere a tale effetto, i vescovi dovevano imporre la tassa del cinque per cento sulla rendi- ta dei regolari, dei capitoli e dei benefizi, unendovi ancora all^uopo i benefìzi semplici. Vietò altresì ai vescovi, sotto pena di sospensio- ne , di servirsi dei ministri e dei maestri dei seminari, fuorché nei Pontificali, e prescrisse agli alunni

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di applicarsi al canto Gregoriano, al computo ecclesiastico, alla gramma- tica ed al catechismo.

Al finire dell'Anno Santo era ve- nuta in Roma la gran duchessa ve- dova di Toscana, Violante di Ba- viera, insieme al sanese cav. di s. Stefano, Bernardino Perfetti celebre poeta. Questi, venendo incoronato in Campidoglio, diede a Roma di vedere una funzione, che dal Pe- trarca in poi non avea più ve- duta. Dispiegò in tale incontro il Pontefice una magnificenza degna di lui e della principessa, che ne era stata la cagione.

in cosa alcuna poteva questo Pontefice riuscire meno die magni- fico. Solca il senato romano offerire in certi giorni dell'anno a quaran- totto chiese di Roma un calice e diverse torce, spendendo in tutto da circa due mila scudi. Altre chiese supplicarono il S. P. per esser fatte partecipi di tale presente, e se a tutte non lo concedette, per non soprac- caricare la camera apostolica, fece nondimeno aggiungerne altre venti alle prime quarantotto già stabilite (Const. Licei etc. Bui. Rom. t. XII, p. 4^). Cosi alle riforme, agli utili provvedimenti disciplinari accoppia- va i tratti della generosità.

Con bolla dei 28 aprile del 172^^ (Const. Romanus Pontifex etc. Bui. Rom. t. XI paj't. II p. 894) dichiarò doversi nell'Italia dare ai parrochi la quarta parte del funerale de' sepolti nelle chiese dei regolari, e con altra bolla Pius etc. del detto mese (Bui. Rom. tom. XI part. II p. 897) pre- scrisse, che tutti quelli, ch'eran^o prov- veduti nell'Italia di benefizi ecclesia- stici non affetti e riservati alla Santa Sede, fossero obbligati a pagare mez- za rata dei frutti per la fabbrica del- le rispettive chiese.

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Benedetto XIII conservò i diritti alle chiese, e confermò la bolla di Pio IV dei 2 3 maggio, che aveva assog- gettato il vescovato di Gubbio a quel- lo di Urbino (Con5^ Circumspecta etc. (Bui Rom. t. XI partii, p. 417). T^. Gubbio e Urbino.

Dichiarò ai 20 di maggio concatte- drale con Osimo la chiesa di Cingoli, accordando al prevosto ed arcidiacono di essa la mozzetta paonazza sopra il rocchetto, e le almuzie ai dieci canonici che la formavano [Const. Romana Ecclesia eie. Bui. Rom. t.

XI l p. 26). V. ClXGOLl.

Obbligò questo Pontefice gli ab- bati a recarsi dai vescovi, nelle cui diocesi esistevano i loro monisteri, per riceverne la benedizione, locchè da molti veniva trascurato. Ai 9 luglio 1725, dichiarò doversi annovera- re fra le religioni mendicanti 1' Or- dine della mercede della reden- zione degli schiavi ( Constit. JE- termis etc. Bull. Rom. tom. XII pag. 12), ed unì la congregazione napoletana dalla dottrina cristiana a quella di Avignone (Const. Illius etc. Bull. Rom. tom. XII p. 4i )> con che si formò una sola congre- gazione composta da quattro pro- vincie, romana, cioè, avignonese, tolosana e parigina (V. Dottrina Cri- stiana). Confermò e dichiarò ai 18 giugno una bolla di Gregorio XIV circa l'immunità ecclesiastica e i de- linquenti, che di essa non possono fi'uire, estendendola ancora ad altri delitti, e prescrivendo il modo da os- servarsi nella curia ecclesiastica per estrarre gl'inquisiti dai luoghi im- muni ( Const. Cum sicut etc. Bull. Magn. tom. X p. 62 1 ).

Usavano i sacerdoti orientali di recarsi a dire messa secondo il loro rito per le chiese di Roma. Il popolo vi acconeva in fòlla spinto

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da curiosità, e nascevano perciò mol- te iiriverenze ed altri sc^mdali. Per togliere un tale disordine, Benedetto emanò un decreto ai 6 dicembre, col quale stabiliva, non potessero ciò fare senza licenza del Cardinal vicario, ed altre discipline.

Vero padre dei suoi sudditi, Bene- detto non ne trascurava i più minati interessi, senza fidarsi alle relazioni dei ministri, che potevano riuscirgli sospette. Al miglior andamento del- l'Annona intendeva particolarmente ed in persona ( V^. Annona) , affin- chè potesse restar assicurato, senza timor di sospette relazioni, della ma- niera, con che veniva trattatto in que- sta parte il suo popolo, pel quale non trascurava egli i mezzi di sollevarlo, e consolarlo.

Si portò Benedetto XIII, ai 27 gennaio dell'anno 1726, alla chie- sa dei ss. Giovanni e Paolo, e ri- conosciute le ossa di quei santi mar- tirij le rinchiuse colle sue mani in una cassa di piombo, che porta- ta venne da lui in processione, reg- gendola sugli omeri pel portico ed atrio di quella chiesa , accompa- gnato da molti Cardinali e prelati e da numeroso clero. Concedette quelle ossa ai signori della missio- ne, ai quali le aveva consegnate In- nocenzo XII, acciocché ne fossero ge- losi custodi, e perchè ogni anno cele- brassero la memoria di tale traslazione coU'uffizio doppio. Oggi però la chiesa appartiene ai pp. passionisli (Vedi).

Un suo decreto dei i5 feb- braio, vietava a tutti i religiosi pro- fessi di passare ad altra religione regolare, ospitalaria o militare, an- corché in essa fosse in vigore la regolare osservanza , e riserbava al solo Pontefice la facoltà di transi- gere in tale riguardo.

Eresse ai 2 di settembre in me-

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tropoli il vescovato di Lucca ed insignì quei canonici di tutti i pa- ramenti vescovili ed abbazia li, con- fermando i privilegi accordati ad essi dagli altri Pontefici.

Molti uomini dotti, sin dal prin- cipio del Pontificato di Clemente XI, si erano uniti in accademia per disputare di teologia, e di storia ecclesiastica con notabile vantaggio di chi v' interveniva. Trovandosi però ai tempi di Benedetto, che al- cuni dei suoi membri non poteva- no continuar nel loro uffizio a ca- gione della povertà^ diede egli ordi- ne ai Cardinali protettori, con bol- la dei 6 maggio, di ascrivervi ven- ti sacerdoti secolari poveri, ai quali fossero dati cinquanta scudi per sei anni dalla camera apostolica, ed u- na promozione poscia alla cura del- le anime ed agli uffizi ecclesiastici nei collegi di Propaganda.

Eresse, colla spesa di settantamila scudi, uno spedale riserbato esclusi- vamente agli affetti da lebbra, da tigna e da rogna, ricusati da tutti gli altri spedali per timor del con- tagio. Fece poi passare a vantaggio di quell'instituto molti altri beni, e deputò un Cardinale a protettore di quella pia casa. Offli alla ve- nerazione dei fedeli dieci santi con una sola canonizzazione solenne. So- no essi : I s. Turiglio Magro ve- gio, arcivescovo di Lima nel Pe- rù, 2.** s. Giacomo della Marca, re- ligioso de* minori di s. Fmncesco, 3." sant' Agnese di Montepulciano , claustrale dell'Ordine di s. Domeni- co, 4-° s. Francesco Solano de* mi- nori osservanti, 5.° s. Pellegrino La- ziosi de'serviti, 6.° s. Giovanni della Croce, religioso carmehtano, 7." san Luigi Gonzaga della compagnia di Gesù, 8.** san Stanislao Kostka della medesima compagnia, g." s. Mar-

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gherita da Cortona, io." san Gio- vanni Ncpomuceno. Due altri ei pose alla venerazione stessa colla canonizza- zione equipollente, e sono il Pontefice s. Gregorio VII e s. Venceslao mar- tire. Cinque ne dichiarava beati, cioè Giacinta Marescotti Clarissa, Gio- vanni di Prado, minore osservan- te, Fedele da Sigmaringa, protonota- rio di propaganda e poscia canoniz- zato, Vincenzo de Paoli, fondatore della missione e canonizzato in segui- to da Clemente XII; finalmente Pie- tro Fourrier, riformatore della con- gregazione dei canonici regolari. Con- fermò inoltre il culto immemora- bile di sei fra i sette fondatori dell' Ordine dei servi.

Concesse al clero secolare e re- golare di Roma, con decreto della congregazione dei Riti dei 20 marzo 1725, l'uffìzio dei sette dolori di Maria Santissima pel venerdì dopo la domenica di passione, con rito dop- pio maggiore. Era stato questo rito in altre circostanze conceduto a mol- te chiese, ed a molti Ordini regolari di diverse provincie. Un decreto dei 22 agosto 1727 lo estese alla Chiesa universale per lo stesso giorno, ed un altro dei iS gennaio 1729 or- dinò, che se il venerdì fosse impe- dito con uffizio di rito di seconda classe, si trasportasse al sabbato se- guente, benché dovesse occuparsi con quello di altro santo, che non fosse superiore in rito. Clemente XII in seguito lo concesse, con decreto dei 28 agosto 1734, agli stati della casa d' Austria con rito doppio nella domenica tei-za di settembre, ad istanza dell'imperatore Carlo VI.

Con decreto dei 7 luglio 1728, comandò Benedetto XIII a tutta la Chiesa, che si celebrasse nel giorno 16 dicembre 1' uffizio e la messa di sant' Eusebio vescovo di

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Vercelli con rito semidoppio. Este- se, con decreto del primo febbraio 1729, a tutta la Chiesa, l'obbligo che i benedettini aveano di celebra- re ai IO febbraio l'uffizio e la messa di s. Scolastica vergine sorella di san Benedetto; come pure presci'isse al- la Chiesa tutta l'uffizio e la mes- sa di s. Pietro Grisologo ai 4 ^^~ cembre, con rito doppio e colle le- zioni e la orazione, approvate dalla congregazione dei Riti ai 19 agosto 1617, per la chiesa d'Imola, di cui era stato vescovo.

Ordinò inoltre, che s'introducesse nelle litanie il nome del patriarca s. Giuseppe, dopo quello di s. Gio- vanni Battista, come era stato insi- nuato dal Lambertini, allora promo- tore della fede. L' imperatoi'e , il granduca di Toscana , 1' elettor pa- latino e quel di Colonia con qua- ranta generali, e procmatori gene- rali interposero le loro preghiere perchè ciò avesse pieno effetto.

Uno statuto, fatto nell'elezione di Pio II e d' Innocenzo Vili, assegna- va quattro mila fiorini annui ai Car- dinali non provveduti. Benedetto a- veva ancora intenzione di fare che una tal somma allora corrisponden- te a quattro mila scudi, dovesse calcolarsi di cinque mila trecento in moneta corrente. F. Putto Car- dinalizio.

Nondimeno così incessanti cure non facendo mai dimenticare a Be- nedetto l'amministrazione della sua cara chiesa di Benevento, gli ven- ne desiderio di visitarla, per consolare colla sua presenza quel po- polo, come per consacrar in per- sona una chiesa dei chierici rego- lari ministii degli infermi colà eretta per suo voto in onore di s. Filip- po Neri. A tal uopo adunque, nel concistoro dei 1 7 marzo, ad imitazio-

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ne di quanto praticò Clemente Vili allorché si recò a prendere pos- sesso di Ferrara, con breve degli 1 1 del medesimo mese, dichiaiò bensì di voler partire per Beneven- to, ma decretò che la curia roma- na restava in Roma, come se egli non fosse partito, e che nel caso della sua morte^ i Cardinali doves- sero soltanto in Roma eseguire la futura elezione.

Furono composte frattanto le differenze, che fin dal 1725 aveano turbata la concordia della Santa Sede col senato di Lucerna. Ave- vano esse avuto origine dall'esilio del parroco Andermart, il quale chiamato non aveva voluto recarsi presso il piccolo consiglio a giusti- ficare la sua condotta, per non incorrere nelle censure, di cui era stato minacciato tanto dal nunzio apostoUco quanto dal suo vescovo. Benedetto s'era doluto del modo di procedere del senato di Lucerna, con un breve del gennaio 1726; a- veva anche incaricati quattro Cardi- nali per l'esame della causa. I lu- cernesi giustificarono la loro con- dotta, comechè confessassero l'errore di aver sostituito di proprio talento un cm-ato in luogo del parroco bandito; e finalmente, interponen- dosi i ministi'i dell' impero e di Francia, la concordia fu ristabìUta. J^. Svizzera.

Il libro che trattava del ceremo- niale dei vescovi trovavasi ancora molto scorretto, quantunque Cle- mente Vili ed Innocenzo X ne avessero fatte fare apposite edizioni. Benedetto , che n' era molto infor- mato per la continua pratica di cinquanta anni, dacché esercitava le funzioni di vescovo, procmò che fosse ridotto alla forma degU anti- chi originali, e perfettamente il fece

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correggere, prescrivendo che di que- sto solo avessero a servirsi i vescovi in avvenire (Const. Licci alias eie. loc. cit. pag. i^i). Nel convento dei minori di Araceli institui la confraternita della congregazione di Maria Vergine, colle indulgenze di cui godeva quella da lui soppressa nella chiesa di s. Lorenzo in Da- maso. Dopo una visita eseguita per suo ordine a tutti gli archivi dei tribunali ed agli uffizi dei curiali e dei notai, emanò ai 28 aprile del 1728, molti altri decreti ridotti a quindici capitoli, per la retta amministra- zione della giustizia e pegli uffiziali della curia romana ( Const. Cum nostrum etc. Bui. Maga, tomo X p. 337). Per servire ai desideri di quegli abitanti eresse al primo di luglio la università di Camerino (BuL Rom. tomo XII p. 234) ^^ unì al loro vescovato quello di Fa- briano , dando a quella terra il titolo di città, e quello di catte- drale alla sua chiesa di s. Venan- zio ( Const. Notorice sunt etc, loc. cit. p. 332 ). Pio VI poi divise Fa- briano da Camerino, unendovi in- vece il vescovato di Matelica da lui stabilito agli 11 luglio 1785.

Alessandro VII e Clemente X ave- vano ordinato, che i superiori degli Ordini religiosi non potessero allon- tanar da Roma i loro dipendenti, che fossero consultori della congre- gazione dell' indice , senza esporne primieramente ad essa le ragioni, ed averne ottenuto il consenso. Bene- detto riformò questa le^e con bol- la dei 27 di agosto, e stabili inol- tre, che solo nei conventi degli stu- dii dovesse essere il consultore, il quale non potesse escludersi dal superiore i^è dalla congregazione , aggiungendo l'obbligo di pagare due paoli al giorno pel manteni-

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mento di lui ed altrettanto pel com- pagno, se lo avesse voluto ( Const, Alias ec. Bull. Rom. tomo XII, pag. 248). Vietò ai 3 di ottobre ai chierici regolari delle scuole pie la predicazione, non lasciando più facoltà in questo riguardo ai su- periori di queir Ordine. Il che e- gli faceva perchè, sciolti dalle cu- re dei pergami, con piii di alacrità si dedicassero alla istruzione, eh* è il loro principale istituto. Clemen- te XII poi ai i4 dicembre 1730 permise ai superiori di poter con- cedere a due dei loro religiosi in ciascuna provincia il ministero della predicazione.

Per consacrare Clemente Augu- sto Maria di Baviera, arcivescovo di Colonia, vescovo e principe di Pa- derbona, il quale a malincuore vo- leva andare a Roma, non sapendo con qual ceremoniale sarebbe stato trattato, il Papa recossi a Viterbo ad onta delle dissuasioni dei Cardi- nali, ed ivi esegui la consacrazione. L'elettore fece presentare a Bene- detto sei candelieri d' oro adorni di pietre preziose^ una croce di dia- manti di gran valore, ed una cam- biale di veutiquattromila scudi per le spese del viaggio.

I terremoti, le continue piog- gie ed altre incessanti disgrazie in- dussero Benedetto a pubblicare, ai 2 gennaio dell'anno 1728, un giu- bileo di due settimane per tutta la Italia, acciocché le preghiere dei fedeli movessero la divina Provvi- denza a far cessare quei flageUi. Con- cedette quindi a tal uopo cento giorni d' indulgenza a coloro, che salutandosi rispettivamente, dicesse- ro: Sìa lodato Gesù Cristo, e ri- spondessero Amen j e venticinque giorni a chi proferisse i nomi di Gesù e Maria,

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Clemente XI, colla famosa sua l)olla Unigenitus, avea procurato di estinguere il giansenismo; e Bene- detto XIII, avendo raggiunto tale scopo, si acquistò una ben meritata celebrità. P^. Giansenismo.

Dichiarata città la terra di Ron- ciglione, in vista della sua esten- sione e de' suoi pregi, terminò Bene- detto XIV definitivamente alcune contiovcrsie tra il vescovo di Passavia e l'arcivescovo di Salisburgo, con- troversie sorte sotto Innocenzo XII. Dichiarò quindi, con bolla del primo giugno, il vescovo di Passavia esente dalla giurisdizione dell'arcivescovo e gli concedette l'uso del pallio e della croce avanti a se. GÌ' impose però l'obbligo, nella celebrazione de' con- cilii provinciali, d'invitare l'arcive- scovo a presiedervi come metropoli- tano. F, Const. In Arcano Divi- nae etc. loc. cit. p. 281.

Si pretendeva ai tempi di Cle- mente XI, che Urbano II aves- se creato Roggi ero e tutti i re di Sicilia legati unti dal Sommo Pontefice, con tutte le facoltà dei legati a Intere, compresa quella di crear vicarii, ossia giudici della mo- narchia, donde aveva avuto origine il privilegio della legazione apostolica del regno di Sicilia, e del tribunale nella medesima monarchia. Dopo maturo esame di erudite persone, venne Clemente a conoscere essere insussistente questo titolo, poiché, smarrito l'originale, altro non appa- riva, che Roggiero e Simone di lui figlio erano stati eletti legati a latere di quel regno, senzachè un tale dirit- to fòsse ereditario. Vedendo inoltre, die quel tribunale si arrogava un potere troppo esteso, disprezzando l'autorità Pontificia, lo abolì del tut- to con più bolle, e Benedetto XIII, fin da quando era Cardinale, nella città

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di Volturala, in qualità di visitato- re apostolico, lasciò scolpita in mar- mo la 'memoria di tale avvenimen- to. Come divenne Pontefice, con- cesse nondimeno singolari indulti e privilegi a quel magistrato, per ade- rire alle istanze dell' imperatore Carlo VI, al quale rispose con un breve del primo marzo ( Const. Quo- tidianis etc. presso il Pirro Sicil. Sacr. p. 01). Tutto ciò ei faceva per l'amore della pace, alla quale sacrificava molti diritti della Santa Sede, ed i lamenti persino det Car- dinali. Tutta volta non volendo che il diritto concesso degenerasse in a- buso, prescrisse in trentacinque arti- coli la forma di trattare e giudicare le cause ecclesiastiche nel regno di Sicilia, riserbando quelle di maggior importanza al solo giudizio della Sede Apostolica. V. la sua bolla dei 3o agosto 1728, Fìdeli ac pru- denti eie. Boi. Rom. t. XII p. 291.

La dieta di Grodno in Polonia aveva stabilite cinque leggi nel 1726, che ledevano la ecclesiastica libertà, ed erano ingiuriose alla nunziatma apostolica allora occupata da mons. Vincenzo Santini. Il Pontefice, ne- mico dei dissidii, molto si racco- mandò sul principio al re ed ai primati di quel regno, acciocché le Invocassero; ma tornarono inutili le sue istanze. Si valse egli dunque del suo potere annullandole intera- mente, e dichiarando incorsi nelle censure tutti quelli, che ne avevano avuto parte. Di ciò tratta la sua bolla dei 25 settembre 1728, In su- premo eie. Bui. Rom. tomo XII pag. 32 3.

Ai 7 dicembre 1728, separò Be- nedetto dal governo di Viterbo la terra di Vetralla, e le diede uno speciale governatore. Nello stesso anno diede -fi^e , ai 24 settem-

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I)ie , alle controversie insorte sul diritto di^ giudicatura , che do- veva esercitarsi dal tribunale del maggiordomo dei sacri palazzi apo- stolici. V. Maggiordomo.

Aveva sempre a cuore questo Pon- tefice la chiesa di Benevento, che voleva ancora visitare, e celebrarvi il terzo concilio diocesano. Tenuto un concistoro pubblico, si pose in viaggio verso quella città ai 28 di marzo. Passato il Garigliano, trovò i messi del viceré di Napoli che lo complimentarono per parte sua, e gli offersero una compagnia di cen- to granatieri, i quali dovessero ser- virlo nel viaggio. RingrazioUi Bene- detto; ma rifiutò un tale onore, giacche viaggiava senza il Ss. Sacra- mento avanti. Appena arrivato ai confini di Benevento, smontò per ba- ciare in ginocchio una gran croce di legno ivi piantata. Il numeroso popolo spettatore di quel religiosis- simo atto, la ridusse in minutissimi pezzi, e se la portò via per divo- zione. Non fu atto di santa pietà, che egli non praticasse durante la sua dimora in quella città . Celebrò €on somma proprietà le funzioni della settimana santa , e nella do- menica in Alhis, ai 24 di aprile, cominciò il concilio provinciale, che fu terminato ai 12 di maggio col- l' intervento dei diciannove vescovi sud'raganei di Benevento. Agli otto dello stesso mese, fece la solenne tiaslazione del corpo di s. Barto- lo m meo apostolo, primo protettore di quella città, dalla chiesa da lui fatta edificare, e che in questa oc- casione aveva consacrata, il qual corpo si conservava prima nell' al- tare del segretario nella metropo- litana. Ai 23 di maggio, partì il Papa da Benevento, e ritornò a Ro- ma. In tutto quel viaggio fu sem-

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pre occupato in consacrar vescovi, chiese ed altari.

I vescovi furono il principale og- getto delle sue benefiche cure. Tut- ti quelli che si crearono da lui , per lo più venivano dichiarati an- che assistenti al soglio Pontificio. Si accrebbero perciò le spese nel palazzo Pontificio, e per le spor- tule , che loro spettavano di di- ritto, e per la gratuita spedizione dei beneficii ecclesiastici a carico del- la dataria. Era poi concesso loro, come agli altri tutti, di poter sede- re in un banco , quando si pre- sentavano alla sua udienza, a guisa di Cardinali. Volle di più, che nei Pon- tificali solenni fossero i primi dopo i Cardinali all'adorazione del Papa, e gli baciassero il ginocchio invece del piede, dappoiché i Cardinali ba- ciano al Pontefice la mano sotto l'au- rifrigio del manto. Non permise mai ad un sacerdote di parlargli in gi- nocchio; questo rispetto da lui dimo- strato a tal dignità, volle ancora che servir dovesse asrli altri di norma.

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Questo Pontefice, che poco spen- deva per suo conto e che tutto im- piegava a vantaggio dei bisogno- si il suo pecuUo privato, avreb- be persino venduti i palazzi, per far elemosina. Recavasi spesso a vi- sitare gì' infermi Cardinali non so- lo , ma anche i poveri , a molti dei quali amministrava la estrema unzione. Continuamente si vedeva esercitare le funzioni di vescovo. Scrive d. Fabio Caracciolo, nell'ope- ra del p. Viva, aver lui, in tutto il tempo che fu vescovo e Pontefi- ce, consacrato 3 80 chiese, i632 al- tari fissi, e 63o portatili. Sappiamo inoltre dal p. Gaetano Maria da Ber- gamo cappuccino, aver questo Pon- tefice predicato pubblicamente quat- tro mila ti'ecento novantadue volte,

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oltre le pastoi*aU scritte ad istruzio- ne del suo gregge. Si vedeva con frcffucnza nel confessionale, e la fa- miglia del suo palazzo era comuni- cata da lui. Assisteva ai divini uf- fìzi nel coro di s. Pietro, e in quel- lo dei religiosi del suo Ordine, e di molte altre chiese : un piccolo baldacchino soprastava solamente al luogo, che era solito occupare. De- sinava nel convento della Miner- va presso i suoi domenicani , col- la sola distinzione di un posto non occupato a tavola tra lui ed il p. generale, al quale permetteva di baciargli la mano solamente per rinnovare poi verso di lui il mede- simo atto in segno di soggezione. I frati domenicani di Montemario lo a- vevano una vglta all'anno nel loro piccolo convento, dove si recava per potersi dedicar alla penitenza ed ai quasi quotidiani digiuni. Vi si con- duceva ancora diverse volte per set- timana a respirar l' aria libera in quelle ore del dopo pranzo, che gli avanzavano dalle quattro impiegate quotidianamente in orazioni vocali, oltre a quelle che avanti giorno faceva.

Nessuno lo avrebbe potuto accu- sare di parzialità pegl' individui del- la sua famiglia. Quantunque amas- se teneramente il duca di Gravina suo nipote, uomo di conosciuta virtù, non lo mise mai a parte del go- verno, ne gli concesse alcun posto nel palazzo Pontifìcio. Il p. Mondil- lo, di lui fratello, prete dell'oratorio di Napoli, ebbe V arcivescovato di Corinto in parlibus (dal quale fu promosso al vescovato di Melfì e Rapolla, e quindi all'arcivescovato di Capua) sulle sole istanze di quelli, che per lui s' interessavano ; ma non mai poterono indurlo a concedergli la porpora. L' unica distinzione, che

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ottenne il duca da Benedetto fu l'essere ammesso ad assistere al tro- no Pontificio alternativamente col contestabile Colonna. Questi glielo contrastava sin dal tempo di Cle- mente XI, ed in tale occasione ce- de i suoi diritti nelle mani del Pon- tefice.

Peccato che questo Papa, nel qua- le la pietà, la bontà, la rettitudine in si alto grado risplendevano, man- casse della sagacità necessaria per po- ter sceghere ministi-i incorrotti ! Mol- ti di queUi che scelto si aveva a Benevento, gente in gran parte di bassa estrazione, attendevano soltanto a soddisfare alla loro insaziabile cu- pidigia, senza curarsi del buon no- me del loro principe. Non era vi mezzo, per quanto ingiusto, ch'e- glino non ponessero in opera a ta- le scopo ; e Benedetto per la con- fìdenza, cui aveva loro donata, che per la vecchiezza, non giungeva a mettersi al coperto dalle loro a- stuzie. Innocentissimo di cuore non avrebbe mai creduto possibile da- gli altri cioccliè egli fatto non a- vrebbe.

Crescevano perciò sempre più gli aggravii alla Camera apostolica. Ol- tre ai debiti, che fìn dal tempo di Innocenzo XII ascendevano a cin- quanta milioni di scudi, le spese già superavano le rendite annuali. Nes- suno aveva osato parlare in tal pro- posito nel tempo decorso al Pontefice; ma regnando l'umile Benedetto, ebbe- ro coraggio i camerali, nell'aprile del- l'anno 1729, di manifestargli lo sta- to, in cui si trovava la Camera. Ri- traeva essa ogni anno per dogane , appalti , dataria , brevi , cancelleria ed altri redditi, due milioni sette cen- to sedici mila sei cento cinquanta scudi, laddove le spese, computan- do i frutti dei monti, i vacabili, i

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presidii , le galere , le guardie , il mantenimento dei nunzii ecc., so- levano ascendere a due milioni quat- trocento trentanove mila trecento otto scudi. avanzavano dunque ogni anno due cento settansette mila trecento quarantadue scudi. Il Pon- tefice aveva estinto gli spogli delle chiese di Napoli, una gabella sulla carne, ed avea accordato non poche altre esenzioni. Eretto aveva in oltre due monti, ed accresciuto il salario ai prefetti delle congregazioni , ai le- gati apostolici, ai magistrati, ai pre- Iati ed a diverse altre persone ; per le quali cose tutte la Camera veni- va a spendere trecento ottanta due mila seicento ottansei scudi più del solito. aveva cosi un eccesso di cento ventimila scudi di debito. Inr- sistettero i camerali, acciocché si mo- derassero tante spese, insinuarono nello stesso tempo le trufferie di chi si abusava della sua bontà, e gli dissero, che sarebbe stato d' uopo d' imporre nuovi tributi, dalla qual cosa era alie- no il pietoso suo cuore, oppure lasciar tra poco incagUato il pagamento dei frutti pei monti con sommo disono- re della Camera, e con non minore discapito del pubblico commercio. Il Muratori, che racconta questi fatti nei suoi Annah del 1729, non sa quale effetto abbiano prodotto tali schiai'imenti, dal che dee dedursi esse- re ciò forse stato sepolto nell' obblio. Ai 18 febbraio 1780 fu quasi improvvisamente colto Benedetto da un catarro, che gl'impediva il corso della respirazione, e tre giorni dopo, munito del ss. Viatico, compi la sua carriera in età di ottantaun an- no e venti giorni, dopo cinque an- ni, otto mesi e ventitre giorni di Pontificato. Nelle sue esequie il pa- dre Ricchini domenicano, che fu poi maestro del sacro palazzo, gli fece

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l'elogio funebre. Restò poscia esposto nel Vaticano agli sguardi del popo- lo, clie volle conservati per devozio- ne un anello, ed uno spillone del pallio. Ebbe, come gli altri Pontefici, sepoltura dirimpetto al deposito di Innocenzo Vili, ed ai 22 di febbraio 1738, i domenicani lo trasferirono al convento della Minerva, come era stato da lui ordinato, collocandolo in un deposito di stucco. Travagliò in tanto Carlo Marchioni a costruir- ne, per ordine de' Cardinali da lui creati, uno di marmo, che lo accol- se ai 22 febbraio 1739. La Santa Se- de vacò quattro mesi e ventimi giorni.

Fu Benedetto XIII di statura me- diocre con faccia oblunga, larga fron- te, naso curvo, di colore pallido e macilento e di naturale piacevole. Molte grazie si riconobbero otte- nute per intercession sua in vita e dopo morte. Chi ne volesse i par- ticolari legga la sua vita pubblica- ta in Venezia nell'anno 1780 dal ve- neto sacerdote Gio. Battista Pittoni, e quella di monsignor Alessandro Borgia dettata in latino, e fatta di pubblica ragione in Roma coi tipi di Bernabò e Lazzarini, l'anno 1741-

Questo Pontefice, che univa la pietà alla scienza, ci lasciò molte opere, fra le quali 1.° Un gran nu- mero di prediche stampate nel 1729 per cura di Giuseppe Maria Ferroni accademico della Crusca in un pic- colo volume a Benevento ed a Firenze. 2,° Un Seprondicon, pub- blicato verso il principio del 1695, e ristampato in Roma nel 1724. Ci quello un'esatta raccolta di tutti i concilii di Benevento dal de- cimo all'undecimo secolo in^ poi, con note e dissertazioni. Veggasi il p. Tournon , Hist. des homnies il- lustr. de Vordr. de saint Domini^* tomo IV. i

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BENEDETTO XI V,PapaCCLVlI.

Questo Pontefice chiamavasi al seco- lo Prospero Lambertini, e fu collo- cato dalla Provvidenza sulla sedia di s. Pietro in tempi assai difficili. Nacque egli in Bologna ai 3 1 mai-zo 1675 da Marcello Lambertini, uno dei quaranta senatori di quella cit- tà, e da Lucrezia Bulgarini.

Recatosi a Roma nel 1688, rice- vette ivi la educazione nel celebre collegio dementino dai padri soma- schi, tardò a dar prove del ra- ro suo ingegno, recitando una o- razione cosi eloquente intorno al mistero della santissima Trinità, nel- la cappella Papale , che mosse a meraviglia il Pontefice Innocenzo XII, il quale gli conferì anzi, in prova della molta sua estimazione, tutti i benefizi i semplici allora va- canti nel bolognese, che insieme uni- ti gli davano l'annua rendita di cento scudi (F". Guarnacci, ^/V. Pont. tom. II, in Fit. Bened, XIV). Ter- minati gli studi, usci da quel col- legio, e si dedicò con molto felice successo alla giurisprudenza, per cui Clemente XI, succeduto ad Inno- cenzo XII, lo fece prima avvoca- to concistoriale, ed in seguito pro- motore della fede e prelato dome- stico. Spesse volte ricorreva ai con- sigli di lui quando trattavasi delle più gravi controversie. Rileviamo dalla lettera, colla quale il medesimo Lam- bertini dedicava a quel Pontefice la sua opera De canonizatione Sancto rum, aver da luì ottenuto un canoni- cato in Vaticano colla solita dispensa Pontificia, senza la quale un forestie- re non poteva ottenere un benefizio nella città di Roma, per le proibi- zioni emanate particolarmente dai Pontefici Innocenzo IV , Sisto IV e Leone X. Oltre di che Clemente gli assegnò pure un luogo fra i

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consultori del santo Uffizio, nonché nelle congregazioni dei Riti, del- le immunità, della residenza dei ve- scovi, e della segnatura di gra- zia, e nominollo da ultimo segre- tario del conciHo. Non veniva con ciò a perdere il menzionato carico di promotor della fede, a disimpe- gnare il quale si distinse coll'opera sua egregia per venti anni, ne quel- lo di avvocato concistoriale, che gli durò per otto anni e che lo fece più volte insignire del rettorato del- la università della Sapienza. Inno- cenzo XIII non ebbe ad ammirar meno dei suoi predecessori le rare doti del Lambertini, che nel 1722 lo destinò canonista della peniten- zieria, e Benedetto XIII lo fece nel 1724 arcivescovo di Teodosia nelle parti degli infedeli , ed ai 9 dicembre 1726, lo creò Cardinale, riserban- dolo in petto fino al di 3o aprile 1728, nel qual giorno lo pubbhcò col titolo presbiterale di s. Croce in Gerusalemme. Dichiaratolo prima vescovo di Ancona nel concisto- ro dei 29 gennaio 1727, egli la- sciò tutti gli altri impieghi, eccet- tuata r avvocatura concistoriale ed il canonicato di s. Pietro, che riten- ne sino alla pubblicazione della di- gnità Cardinalizia. Quindi Clemen- te XII lo promosse nel concistoro dei 3o aprile 1731 all' arcivesco- vato di Bologna , che Benedetto più non ebbe a lasciare se non per la sua elezione a Pontefice . E quanto non è bella la memoria del governo suo pastorale in quella dotta città! Spiegò il vangelo al gregge tanto in città come in tutta la diocesi, che a proprie spese visita- va. Dilatò e rese più decoroso il se- minario accrescendogli le rendite, istruì i parrochi ed i sacerdoti con editti e lettere pastorali rie-

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che di dottrina e di ecclesiastica erudizione, pastorali che in latino vennero in luce a Roma nel col- legio di Propaganda, ed altrove in italiano; apri oratorii , eresse templi ed introdusse nuovi Ordi- ni regolai-i. Molto generoso si mo- strava coi poveri , ed era inten- to a procurar comodi e vantag- gi ai suoi concittadini. Al modo di quanto avea fatto in Ancona si adoperò acciocché fossero risarcite le strade, e fabbricò un modesto palazzo in una villa degli arcivesco- vi di Bologna, situata in un luogo detto Sasso.

Erano passati quasi due lustri dac- ché reggeva la chiesa bolognese, quan- do venne a morte Clemente XII. I sacri elettori, raccoltisi in conclave per eleggergli un successore, dopo varie vicende giunsero al numero di cinquantuno ; e scorsero sei mesi senzaché potessero accordarsi nello stabilire tra loro il più degno del triregno.

Molli risguardavano specialmen- te al Cardinal Ottoboni decano del sacro Collegio, comunque avesse buo- na parte degli elettori contraria per essere protettore della corona di Francia. Ma la morte di lui, acca- duta ai 28 febbraio nel conclave mede- simo, troncò ogni discussione in suo riguardo. Giunsero frattanto altri Cardinali dimoranti fuori di Ro- ma, per cui nel mese di maggio il numero loro era asceso a cin- quantacinque, quarantasei dei quali erano italiani . Cenci e Gio. Batti- sta Altieri morirono presi da un accidente nello scrutinio; Lorenzo Altieri morì poco dopo, e Porzia ne usci ammalato, per cui rimasero cin- quantuno gli elettori.

I Cardinali di Clemente XII, coi francesi e cogli spagnuoh uniti, aven-

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do alla testa il Cardinal Corsini, nipote del Papa, sostennero per quaranta giorni il Cardinale Aldovrandi con trentaun voti; quelli di Clemente XI, di Innocenzo XIII, e di Benedetto XI li, diretti dal Cardinale Annibale Albani camerlengo , concorrevano ordina- riamente con vent'otto voti nel Lan- fredini. Il Cardinal Corradini na ebbe spesse volte quindici in suo favore; ma il conclave riflutollo in vista della vecchia sua età di circa ottantadue anni. Tre schedule si pub- bhcarono pure altre volte in favo- re del p. Barberini, ex. generale dei cappuccini e predicatore apo- stolico.

facevano frattanto incessanti preghiere nelle chiese di Roma, ac- ciocché sollecita fosse la elezione. Gli stessi Cardinali sentivano la noia di una prigione di sei mesi, resa più incomoda pei caldi della stagione. Fu celebrato perciò un triduo alla Beatissima Vergine Assunta, e nella mattina dei 1 7 agosto fu acclamato il Cardinal Lambertini con tutti i suffragi. Egli era molto lontano dal- l'ambire la dignità, della quale sta- va per essere insignito, ed interro- gato secondo il solito , se accetta- va il Pontificato, rispose: « Lo ac- »» cetto volentieri per tre ragioni; w la prima, per non disprezzare il M vostro benefizio ; la seconda per » non resistere alla volontà mani- w festa di Dio, che conosco tale per non aver mai io desiderata tanta fi dignità; e la terza per dar fine « a questi comizii, che credo sieno »» di scandalo a tutto il mondo per » la loro durata . Il Caidinal Maiùni, primo diacono, coronoUo solennemente nella basilica vaticana ai 22 dello stesso mese col nome di Benedetto XIV, assunto dal Lamber- tiui in memoria di Benedetto XIU ,

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che decorato 1' aveva della porpora. Il giorno seguente passo il nuo- vo Pontefice a fissar pubblicamente sua dimora nel palazzo di Monte- cavallo. Otto mesi dopo, cioè ai 3o aprile del l'J^i, andò a prender solenne possesso della basilica late- ranense, circondato da ventiquattro nobili paggi, e fu questa la prima volta che dalla loggia della nuova facciata di questa basilica sia stata data dal Pontefice la solenne bene- dizione al popolo, mentre per Io avanti si dava da quella dell'altro portico laterale. Il Cancellieri, nella sua storia dei solenni possessi dei Pontefici (pag. 879 e seg.), descrive minutamente tutto ciò che accadde in questa occasione, e fa ancora il novero delle relazioni allora pub- blicate.

Benedetto, vestito di piviale e mitra tenne ai 29 agosto il primo concistoro, ove ringraziò i Cardinali di averlo e- saltato; e da quei primi momenti del suo governo ri splende Itero nella più chiara luce le virtù, che tanto col- l' andar del tempo lo resero distin- to. Affabile e cortese con tutti, si distingueva particolarmente pel dis- interesse e per la liberalità , dalla quale i soli suoi parenti erano es- ckisi. Appena eletto Pontefice, ave- va ordinato a d. Egano Lamberti- ni suo nipote, senatore bolognese, di non venir a Roma quando prima non ve lo chiamasse. Ne altro van- taggio questi ritrasse dalla paren- tela che lo univa al capo della Chie- sa, che il permesso di far istudiare nel collegio dementino il suo pri- mogenito Giovanni.

Agli undici novem])re riferì al sacro Collegio la morte dell' im- perator Carlo VI, e pubblicò un giubileo universale per ottenere dal- la divina bontà , col me^zo delle

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preghiere dei fedeli , un felice go- verno. Li aveva già disposti in Ro- ma colle missioni, ed ai 20 dello stesso mese si fece la solenne pro- cessione da Santa Maria degli An- geli per villa Negroni alla basilica di santa Maria maggiore. E da no- tarsi aver egli aggiunto alle altre opere da praticarsi per conseguirne i vantaggi, la interna persuasione e la esteriore ubbidienza alla bolla Unìgenitus contro i giansenisti. 1^. Const. Laelitiora etc. Bullar. Be- nedict. XIV tom. I pag. i.

La instancabile diligenza, colla quale amministrava la Chiesa u- ni versale, non iscemò menomamen- te la sua premm'a nel procui'a- re vantaggi politici al suo sta- to. All'estremo erano ridotte le fi- nanze in causa delle continue spese dei predecessori. Restrinse perciò le spese del palazzo , della tavola , e del trattamento, lasciando nello stes- so tempo alla camera certi diritti, che secondo il costume servire do- vevano alla sua borsa privata. Si videro cosi le cose prender una pie- ga più favorevole, ed in luogo del debito di duecentomila scudi, che la camera doveva fare ogni anno, es- sa invece salì a qualche credito. Die- de regola pure a tale effetto alle sportule da pagarsi alla dataria, ri- formò il soldo degli uffiziali militari, rimpiazzò i soldati che venivano a cessare , finche venne diminuito di cinquecento il loro numero. Osserva il Muratori essere stato in quel tem- po lo stipendio delle truppe Ponti- ficie così ricco, che il soldato rice- veva una paga quasi uguale a quel- la degU uffiziali negli eserciti di Francia e di Germania. Il denaro risparmialo col nuovo regolamento del palazzo, volle dovesse destinarsi al soccorso di nobili, ma povere fa-

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miglie, che in gran numero trova - vansi in Roma. Procurò, sebbene inutilmente, di riformare il gran lus- so della nobiltà romana, esortò i pre- lati della sua corte ad una seria applicazione allo studio, protestando, che ciascuno sarebbe promosso a proporzione del progresso nelle scien- ze e nei buoni costumi. Istituì per- ciò nel mese di dicembre quattro nuove accademie, perchè dessero oc- casione di utili esercizi! ai più. famosi scienziati di quella metropoli. La prìma di quelle accademie avea il titolo di storia romana, ed antichi- tà profana^ la seconda si raccoglie- va nella casa dei pp. dell' oratorio di s. Filippo Neri per trattare di sacra storia e di erudizione eccle- siastica j la terza nel collegio di Propaganda per discutere sui con- cini j la quarta da ultimo, istituita nella casa dei pii operai alla Ma- donna dei Monti , ragionava sulla liturgia (F. Accademie).

Diresse una lettera circolare ai vescovi del mondo cattolico esor- tandoli a promuovere con tutte le loro forze la disciplina cristiana ed ecclesiastica tanto nel clero come nel popolo (Const. Ubi primiim etc. Ballar. Benedicti XI V tom. I pag. 4); confermò le pene minacciate dai suoi predecessori ai chierici, che per conto proprio, o per altri eser- citassero la mercatura (Const. A- postolicae servitatis etc. Bullar. Be- ned. XI F tom. XVI pag. 19); concesse ai 23 settembre l'uso del cordone paonazzo sul cappello agli abbreviatori di Parco Maggiore, an- che dopo aver lasciato l'uffizio (F. Ab- breviatori); confermò la bolla di Sisto V, che obbligava tutti i vescovi sotto pena di sospensione a recarsi in Roma ad limina Apostolorum, cioè a vi- sitare i sepolcri dei ss. Pietro e

BEN Paolo, ed a dare un esatto raggua- glio intorno allo stato delle loro diocesi. Estese ancora un tale ob- bligo agli abbati, e a quelli tra i prelati che avevano giurisdizione vescovile e territorio separato. Pre- scrisse agi* itahani di rinnovarla ogni tre anni, permettendo, che gli altri la facessero di cinque in cin- que soltanto.

Fin dal principio dell'anno 1471 si adoperò Benedetto con tutto il fervore per conciliare le differenze insorte al tempo dei predecessori suoi fra la s. Sede e le corone di Spagna, di Portogallo, di NapoU e di Sardegna. Seppe egli cos\ ben condurre difficili negoziazioni, che ben presto si vide ristabilita la buona armonia ; le nunziature si riaprirono sull'antico piede, e la dataria conti- nuò le sue spedizioni. Spedi monsignor Merlini nunzio apostolico a recare alla corte di Torino un breve, con cui la s. Sede costituiva quel so- vrano vicario dei feudi ecclesiastici negli stati di Piemonte e Monfer- rato, come era stato convenuto con Clemente XII, contribuendo però due mille scudi alla camera Pon- tificia, quale testimonio di dipen- denza. Diede infatti quel re solen- ne giuramento nelle mani del nun- zio, ed inviò per la prima volta al Pontefice un calice d'oro, colla pro- messa di rinnovare ogni anno un tale dono in segno di riconoscenza al legittimo signore dei feudi in- dicati.

Entrata la famiglia di Lorena nel ducato di Toscana, accampava di- ritti eziandio sui principati di Carpe- gna e di Sca volino nello stato Pon- tificio, che per diritto di eredità per- venivano nel marchese Cavalieri dei conti di Carpegna. Le pratiche intavolate da Benedetto XIV col

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gran duca di Toscana lo indussero a ritirar le sue truppe dai feudi di Carpegna e Scavolino; ma per com- pensarlo poi delle spese della guerra, e per mostrare la sua gratitudine a quel gran duca, gli diede la facoltà il Pontefice di ritrarre, per una vol- ta soltanto, dal clero di quei paesi ottantamila scudi.

Nel 1741 il Cardinale Acquavi va pregò Benedetto XIV, affinchè gli volesse concedere una bolla di unio- ne della sede arcivescovile di Sivi- glia con quella di Toledo, in favo- re dell' infante Luigi , figlio del re cattolico. Ma sembrando al Pon- tefice che questa concessione fosse contraria ai sacri canoni, ne rimise l' esame ad una congregazione di Cardinali da esso a tal fine deputati. Questi decisero, poter egli concedere quanto gli era stato richiesto ; per cui Benedetto accordò all' Acqua vi va r imione supplicata, dichiarando per altro nella bolla, che la collazione dei benefìzii di quei due arcivesco- vati restasse riservata alla dataria apostolica.

Commosso il pietoso Benedetto alla miseria del suo popolo, soppres- se sette pesanti tributi sulla seta cruda, sull'olio, sul bestiame e sopra altre derrate. Provvide inoltre alla scarsezza delle rendite della camera a- postolica senza dar peso ai poveri, col decretare l'uso della carta bol- lata già proposto dal suo anteces- sore; uso che poscia abolì in vista degli abusi introdotti, e non vo- lendo che la camera venisse a perdere i sei mila scudi che ne ritraeva, obbHgò ad indennizzarla per tre quinti le comunità dello stato ecclesiastico, e pegli altri due quinti la città di Roma, sopra i luo- ghi di Monti Camerali.

Molto si occupò Benedetto nel-

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l'anno 1741 pel governo spirituale della Chiesa. Concesse ai 9 di gen- naio il diritto di amministà'are la cresima in assenza dei vescovi latini, al guardiano del santo sepolcro, religioso dei minori osservanti; tut- tavolta il sacro crisma doveva esser benedetto da alcuno dei vescovi cat- tolici ( Const. Clini ad infrascri- ptam ctc. Bidlar. Bened. XIV. com. I pag. 28). Dichiarò, che tutti i provvisti avessero l' obbligo d' im- petrare dalla cancelleria le lettere apostoliche , pagando si ad essa che alla dataria, ed alla camera aposto- lica, le tasse e tutti gli altri emo- lumenti, dove superassero il frutto di ventiquattro ducati di camera, altri- menti dovessero i benefizii essere ri- putati vacanti, e venire ad altri con- feriti. V. Const. Ciim sìcut etc. dat. die 7.5 januarìi 1 74i« -^"^' ff^agn. to- mo XVI pag. 169.

Con una bolla dei 29 agosto 1741 l'ese inabili tanto i rassegnan- ti quanto i rassegnatali a possedere il benefizio ed a riceverne perciò la pensione ( Const. In sublimi etc. dat. die 29 aug. i74i' Bull, magri. tomo XVI pag. 4^), e tolse alcuni abusi introdotti nella rassegnazione dei benefizii e deludenti le costitu- zioni di s. Pio V, e di Gregorio XIII ( F. Const. Ecclesiastica etc. dat. die i5 iunii 17 ^i' Bull, magri. tomo XVI pag. 33 ; Const. Quan- ta etc. dat. die 1. aprilis i568. Bull. Rom. tomo IX. part. Ili pag. 20. Const. Humano etc. dat. die 5 ianuarii i584. Bull. Rom. t. IV p. IV p. 40- Assoggettò di più alla scomunica e ad altre censure quelli, che vendevano per una somma ciò che ritrar potevano dai benefizii per tutto il resto della vita, dichiarando nulli quei contratti ( Const. Uni- versalis etc. dat. die i5 iunii yj^i^

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Bull, magri, tomo XVI pag. 33).

Molto si adoperò eziandio accioc- ché fosse osservato il digiuno qua- dragesimale. Ordinava ai vescovi, con una lettera de' 3o maggio, non dover concedere dispensa senza le- gittima causa: procurare che unica fosse la commestione nella giornata senza mescolanza dei cibi permessi coi proibiti ( Const. Non ambig. etc. Ballar. Benedict. XIV. tomo I pag. 48). Con altra lettera poi, ai 22 agosto, dichiarava più positiva- mente quelle discipline (Const. In suprema eie. loc. cit. pag. 63), e più chiaramente ancora le spiegava nella risposta data alle questioni promosse dall'arcivescovo di Valen- za, che ne lo richiedeva (Const. Cognovimus etc. dai. die 12 maii l'j^i. Ballar, maga, tomo XVI pag. 92), ed a quelle avanzate dal- l'arcivescovo di Compostella (Const. Si fraternilas etc. Ballar, maga. tomo I pag. 356.). Approfittando della quiete olFertagli dalla villeggiatu- ra di Castel Gandolfo (Vedi), com- pose una bolla interessantissima in ri- guardo al digiuno quadragesimale, oltre le altre che aveva prima ema- nate, e la indirizzò ai i o giugno 1 745, a tutti i vescovi del mondo cattolico.

Dai provvedimenti presi sul di- giuno, passò Benedetto XIV a torre quelli, che si erano introdotti nel tri- bunale della penitenza.

Con una bolla dei 17 giugno confermò le pene contro i solleci- tanti nella confessione, imposte da Gregorio XV ai 3o d'agosto 1622, e dalla congregazione del santo uf- fizio agli II febbraio 1661 , non che alla presenza di Alessandro VII ai 20 settembre i665.

Condannò con una bolla dei 7 luglio 1745 l'uso di alcuni confes- sari del Portogallo di domandare

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ai penitenti il nome dei loro com- plici, fulminando poi, ai 2 di giu- gno del 1746, la scomunica riser- vata al Sommo Pontefice a quelli, che in altro senso interpretassero una tale condanna (Const. Uhi plu' rimani Ball. Magn. tomo XVII p. 29). Per isradicare poi del tutto que- sto abuso, obbligò con un'altra bol- la i penitenti a denunziare alla in- quisizione quei sacerdoti, dai quali fossero interrogati sul nome dei com- plici.

Maggiori furono le provviden- ze prese da questo Pontefice sul ma- trimonio. Sicome facilmente si sciol- geva in Polonia, colpa delle curie vescovili, così prescrisse a que' vescovi l'osservanza de' sagri canoni, e perchè si era sparsa colà la voce aver egli tolto gli impedimenti canonici nel matrimo- nio, in cui uno o tutti e due i con- traenti professassero apertamente l' e- resia,ne confutò la calunnia. Per impe- dire poi la facile dissoluzione dei ma- trimoni i, dichiarò ai 3 novembre 1741 in qual forma, con qual or- dine e avanti di chi si dovessero trat- tare i giudizi! delle cause matrimo- niali (Const. Dei miseratione ete, loc. cit. tom. XVI pag. 8).

Stabib pm-e come dovessero re- golarsi gli ecclesiastici in occasione di un matrimonio fatto senza pub- blicazioni (Const. Dalis vobis, 17 noif. 1741 Ball. niag. tom. XVI p. 53. Ad Apostolicae etc. ^5 feb. 1742, loc. cit. p. 73), come pure in riguardo alla validità dei matrimo- nii tra eretici, o tra un eretico ed una cattolica, e viceversa (Const. Matrimonia etc. 4 ^ov. 1741 loc» cit. pag. 52 : Reddita sunt 1 7 fiept. 1746 loc. cit. tom. XVIII pag. 3 1 3 : Paucis abitine etc. 1 9 mart. 1758: Cam venerabilis, die eodem tom. XIX pag. 27 3i), prescriven-

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do ancora in quali casi gli ebrei convertiti al cristianesimo potessero ripudiare le donne, die prima ave- vano sposate.

Non isfuggi agli sguardi benefici di questo Pontefice la situazione eziandio delle chiese esistenti in mezzo agli infedeli. La prima, che fosse scopo delle sue apostoliche fa- tiche, si fu quella dei maroniti , prescrivendo, che da' maroniti si facesse una chiesa patriarcale, a- Tente otto, anziché sedici vescovi, e condannò la contribuzione, che da- vasi a quel patriarca per la distri- buzione degli olii santi, sostituendo altri mezzi di alimento. V. Maroniti.

Assegnò centomila scudi del Pon- tificio erario, per assistere i popoli dello stato d' Urbino, della Marca e del- l' Umbria afflitti dal terremoto. Tol- se alle congregazioni dei vescovi e dei regolari la facoltà di dar licen- za alle monache di uscir dai con- venti sotto pretesto di salute, per r abuso, che se ne faceva in Porto- gallo. V. Const. Culli Sacrarum J^irginum^ i iun. 1741- Bull. Ma- gn. tom. XVI pag. 3o.

Una sua bolla dei 3o giugno 1741 fulminava la scomunica a quelli, che facevano celebrar le mes- se lasciate in legato dai testatori in luoghi diversi dalla loro dimora, a cagion di risparmio ( Const. Quan- ta cura, 3o iun. l'j^i, Bull. Mag. pag. 35; Pro eximia etc. loc. cit. pag. 36 ). Prescrisse minutamente in capitoli il cerimoniale di civiltà e di convenienza da usarsi coi su- periori ecclesiastici e cogli eguali. (Const. Quod apostolus etc. data die i5 rnaii 1741- Bull. Magri. tom. XVI pag. 28 ). Raccomandò caldamente, ai i5 di agosto l'/^i, ai vescovi dell'lberuia l' esercizio del- le loro funzioni , e ordinò ai ve-

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scovi tutti, ed ai rispettivi capitoli, di eleggere quelli, i quali dovevano giudicare le cause ecclesiastiche fuo- ri della curia romana, a comodo dei litiganti , quando non si potessero destinare dei sinodi ( Bull. Maga. tom. XVI pag. 72). Eresse, ai 6 di ottobre i74i> sei cavalieri ecclesia- stici dell'Ordine militare equestre in onore della Immacolata Concezion di Maria, ristabilito in Germania da Carlo Alberto duca di Baviera , poscia imperatore Carlo VII /^. Bull. Benedict. XIV tom. I pag. 78 , nonché Concezione Immacola- ta, Ordine equestre.

Beatificò solennemente ai 2 3 di aprile Alessandro Sauli, settimo ge- nerale dei cherici regolari di s. Pao- lo, detti Barnabiti, prima vescovo di Aleria, poi di Pavia ( Const. Beni- gnitateni etc. Bull. Bened. XIV tom. I pag. 46 ) ; stabili poscia ai 24 novembre non doversi celebrare le beatificazioni e le canonizzazioni dei santi, che nella basilica vaticana, se- condo r antico costume ( Const. Ad sepulcra^ic. data die 2 3 nov. 1741 loc. cit. pag. 93), stato interrotto da Benedetto XIII e da Clemente XII; confermò il decreto del suo predecessore, che ordinava si eseguisse- ro in un solo giorno, per evitar la trop- pa spesa, le doppie esequie da farsi ai Cardinali morti in Roma, aggiun- gendo che si dovesse osservare in perpetuo questo rito. V. Bullar, Magn. tom. XVI pag. 36.

Confermò dipoi, ai 3 gennaio 1742, le costituzioni degli altri Pon- tefici risguardanti la clausura dei monisteri regolari , propose ai ve- scovi il metodo del Cardinal Bel- larmino per insegnar la dottrina ai fanciulli, e raccomandò loro cal- damente un tale ufUzio {Bull. Magn. tomo XVI pagina no e 1 08 ) .

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Confermò, ai i5 dello stesso feb- braio, l'abolizione fatta da Innocen- zo XII dei tribunali e giudici pri- vati di Roma e di quelli che po- scia potessero essere stati istituiti.

Approvò la elezione di Carlo Al- berto duca di Baviera ed imperator di Germania, col nome di Carlo VII, e gli diresse un breve, nel quale gli manifestava non solamente la sua contentezza per s\ fausto avvenimen- to, ma eziandio le sue speranze, ch'e- gli sarebbe per favorire mai sempre gì' interessi della cattolica religione.

Il re di Batgao e quello di Bat- titi, amendue del Tibet, spedirono al Pontefice il p. Vito da Recanati cappuccino, per ottenere da esso una missione di frati di quell' Or- dine. Aderì Benedetto XIV alle pre- ghiere di quei due principi, e racco- mandò ad essi caldamente la pro- tezione della fede cattolica ne* lo- ro stati rispettivi. L* insinuante ma- niem, colla quale li trattò nei suoi br^vi, unita al disinteresse dei cap- puccini, ottenne ad essi dal Tipa, viceré del gran Lama nel tem- porale, la libera predicazion del vangelo in tutto il Tibet F. Ti- bet.

Celebrò agli 8 di aprile la so- lenne beatificazione di Camillo de Lcllis, canonizzato poi nel 1746. (Const. In virtutihus etc. Ballar. Btncd. XIV toni. I pag. 146), e diede alla luce ai 28 dello stesso mese la bolla, colla quale Urbano VIII canonizzò, nel 1625, s. Elisa- betta regina di Portogallo (loc. cit. p. 148). Confermò ancora, ai 18 giu- gno 1742, il decreto della congre- gazione dei riti, che concedeva il culto immemorabile, equivalente al- ia beatificazione non solenne, alla b. Giovanna di Valois ( (^onsL Ex- poni etc. loc. cit. jwg. 1 36). Ai 6 di

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marzo approvò le virtù in grado eroico del venerabile Michele de Sanctis, religioso de' trinitarii scalzi della redenzione degU schiavi; e final- mente, ai 23 aprile del detto anno 1 742, dichiarò constare il martirio del venerabile Ignazio de Azevedo con altri trentanove suoi compagni gesui- ti mandati dal generale s. Francesco Borgia a predi-care la fede nel Brasile, i quali martirizzati furono nel 1570 dai calvinisti.

Per togliere le controversie fra i vescovi ed i parrochi latini coi gre- ci e gli albanesi di rito greco, di- moranti nelle loro diocesi, confermò a questi ultimi tutti i privilegi con- cessi dagli antecessori loro, e fece un compendio distinto di tutto ciò, che doveano credere e praticare, e quan- to era lecito osservare ed ammet- tere. V. Greci, Albania e Cina.

Benedetto dettò leggi utili alla morale del suo stato Pontificio. Bandi gli spettacoli immodesti, che si facevano da giovani nudi nei di festivi in diverse parti della campagna di Roma ( Const. Ni- hil profecto Bull. Bened. XIV to- mo I pag. 206) e con un motu- proprio diede leggi per la stipulazio- ne degli appalti sui beni della ca- mera apostolica.

Volle si riunissero in un sol cor- po tutti i monaci basiliani di rito ruteno, assicurando con una lettera i loro vescovi per nulla essei-si di- minuita con tale atto la loro auto-r rità. Proibì ai monaci, cui soglionsi dare in Polonia le cattedrali e le archimandrie, di aggiungere il quar- to voto, di non brogliare alle digni- tà, stabilendo inoltre il grado di au- torità del metropolitano e del proto- archimandiita sui monaci di que- st'Ordine. F. Basiliani Ruteni, e Ar- cui man dhita.

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Aggiunse nuovi decreti a quelli di s. Pio V e di Clemente XI di- retti ai vescovi, acciocché ne seguis- sero i dettati per la collazione dei benefìzii, principalmente di quelli ai quali è unita la cura d'anime ( Con- st. Apostolatus 19 aug. iSS'/. Bull. Rom. tom. IV part. II pag. 89 1 ). Dimostrò di poi in una sua bolla non aver obbligo i sacerdoti di amministrare la comunione nella messa privata, ed esortò nello stes- so tempo i vescovi a persuadere il popolo sovra tale argomento, che pur die' luogo a molte controversie per tutta r Italia. Dopo siffatte istru- zioni si fece a determinare, nel concistoro dei 26 novembre, do- versi tenere ogni anno agli 8 di- cembre cappella Papale nella basili- lica di s. Maria maggiore per la festa della Concezione della Beatis- sima Vergine ( V. Cappelle Ponti- ficie). Finalmente ai 18 dicembre manifestò non potessero dispensarsi dai voti semplici gli appartenenti alla congregazione della missione, se non dal Pontefice, o dal loro superior generale, e ciò allora soltanto quan- do la abbandonavano.

Siccome soggetto di continue con- troversie era la chiesa della santa casa di Loreto, così a rimuove- re quelle controversie ordinò Be- nedetto, che si l'accogliessero tut- te le risoluzioni emanate dalla congregazione de' Cardinali, e che ri- dotte in compendio , e disposte per ordine alfabetico , fossero da- te in luce, dovendosi ricorrere al- l' autorità di esse determinazioni , all'insorgere di ogni ulteriore que- stione. Decise inoltre, che all'emer- gere di nuovi casi si avesse ricorso alla decisione della detta congregazione (Const. Humilitatis nostrce etc. i3 ianuar, 1743. Ballar, magn. t. XVI,

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p. 129). Stabih, ai 14 di febbraio, che in avvenire ogni Cardinale, al momento della sua promozione, do- vesse depositare, tempo un mese, cento sessantadue ducati d' oro pei maestri delle cerimonie partecipanti, e sessantuno pei non partecipanti; ed aggiunse, ai 1 5 dello stesso mese, l'arcivescovato d'Amasia in partibus neli'Anatoha al vescovato di Pavia, ordinando, che quel prelato dovesse intitolarsi vescovo di Pavia ed arci- vescovo di Amasia, ricevendo gli onoii a quest'ultima dignità spet- tanti. Ma di poi , il Pontefice Pio VII, colla bolla Paternae charitatis stiidium, nel 18 19, divise il titolo arcivescovile d'Amasia dalla chiesa di Pavia.

Dopo maturo esame, fatto da una congregazione di uomini dotti, sta- bilì per legge perpetua doversi an- che i rei non confessi, ma convinti con indizii della maggior evidenza, pimire della pena ordinaria. Avvisò i vescovi spettare a loro soltanto il diritto di ordinare le preci pubbli- che; se la podestà secolare ne li pregherà, lo facciano; se lo farà senza domandar permesso, si oppon- gano, approfittando delle facoltà con- cesse dalla Chiesa per agire in caso di lesistenza. Ordinò si celebrasse la festa degli Apostoli s. Pietro e s. Paolo per otto dì, specificando giorno per giorno tutto ciò, che a loro onore praticare dovevasi (Bull. Benedici. XI F tomo I, pag. 270. Bull. magn. tomo XVI pag. 157). F. Cappelle Prelatizie.

La camera apostolica, particolar- mente nel secolo XV, aveva con- tratto grandi debiti per sovvenire ai bisogni della cristianità. Soltanto dall'anno i534 al i655 aveva som- ministrato alla Francia, alla Polo- nia, alla Germania, e ad altri

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priìicipi cattolici, nove milioni e mezzo di scudi, pel frutto dei quali era obbligata a pagarne quattrocen- tomila all'anno. Non potendo sot- tostar essa ad un così grave peso, avevano i Pontefici costretto gli Ordini monastici e i canonici regolari dell'Italia, con grave lor danno, a supplirvi. Vi provvide Benedetto permettendo ai raonisteri di pagare il capitale, liberandosi così dai frutti ascendenti a ottantaquattro mila cen- to e settanta scudi annui. In segno di riconoscenza per tale concessione, risolvettero gli Ordini monastici di eternar la memoria di Benedetto XIV, e la congregazion cassinense gli fece erigere a Monte Cassino una statua di marmo , collocata nell' a- trio fra quelle degli altri Pontefici benemeriti dell' Ordine.

Non perdette nemmeno Benedetto di vista la Camera, alla quale diede facoltà di poter venire all'estrazione degli uffizi vacabili posseduti dagli esteri, cioè da quelli che non fos- sero domiciliati in Roma, o al ser- vizio della Santa Sede.

Le continue calamità, che da molti anni affliggevano lo stato ecclesiastico, aveano quasi esausto l'erario Pontifi- cio. Fu costretto perciò Benedetto ad aggravare i possidenti della città ed agro romano d'una imposizione, per una volta tanto sui redditi dei terreni e delle case.

Nell'atto che decorava i canonici della cattedrale di Padova della cappa magna, e del rocchetto nel- r inverno, e di cotta sopra il roc- chetto nella state ( V. Padova ) prendea utili provvedimenti intorno le chiese situate nelle parti degli infedeli. Tolse alcuni abusi intro- dotti in Albania; prescrisse gì' in- terrogatori i da farsi ai vescovi del- l'Albania, della Macedonia, della

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Servia, della Bulgaria, della Persia e dell'Armenia; proibì severamente d' imporre nomi maomettani ai bambini nati in grembo alla nostra Chiesa, e suggerì all' arcivescovo (U Antibari il modo di contenersi in riguardo ai beni ecclesiastici rite- nuti dagli infedeli, o dai cristiani, affinchè fosse evitata la persecuzione dei turchi, o l'apostasia dei fedeli. (Const. Urbeni Antibarum, 9 mari. l'j^i. Bull, magn. tomo XVIII, pag. 266. Cufìi Eticyclicasy 1 mari, 1754, loc. cit. tomo XIX, p. idi). Si trattava in quel tempo fra Maria Teresa d'Austria regina d'Un- gheria, e l'elettore di Baviera di secolarizzare alcuni vescovati di Germania, o levar dai piìi ricchi parte delle loro rendite. Ciò molto dispiaceva a Benedetto, memore già della soppressione delle due metro- poli di Magdeburgo e di Brema ,> e delle secolarizzazioni di altri ve- scovati e badie accadute nella pace di W^estfalia, con grave detrimento del culto divino e della ecclesiastica giurisdizione. Scrisse perciò ai principi cattolici della Germania acciocché non permettessero cotanto danno, ed ai ve- scovi perchè vi si opponessero con tutte le forze loro. Nella Germania, ricca più che mediocre rendita con- venivasi ai vescovi per resistere agli eretici, e per mantenere quelli che si convertivano; quindi falsa era la massima di dover secolarizzai'e i loro vescovati.

Mentre tali cose si agitavano ester- namente, nuovi regolamenti dava in quell'anno 1 744 ^ t^^^ti i tribunali del suo stato. Segnò distintamente la fa- coltà ed i doveri del Cardinal peniten- ziere, e quelli degli uffiziali della pe- nitenzieria, prescrivendone il numero ed il metodo di eleggerh {V. Bui. magli, tom. XVI, pag. 260 , 281 ,

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Bull. Benedici. XIV, t. I, p. 3 19, 33o), con varie altre discipline atti- nenti a quel tribunale; dichiarò nul- la giovare alla diminuzione della pena la pronta confessione di quei finti sacerdoti, che avessero celebra- ta la messa od amministrata la pe- nitenza, e pi'escrisse di rilasciarli al braccio secolare per essere conde- gnamente condannati {V. Bui. magri. tom. XIX, pag. 28, 286 e 196, Bull. Rom. tom. IV, part. Ili, pag. 28, tom. V, part. II, pag. 200, tom. VI, part. I pag. 3), ammise i regolari agli effetti stessi della bol- la d'Innocenzo XII, di dover essere approvati cioè dall'Ordinario, dove da alcun penitente venissero eletti a confessori ( Const. Apostolica etc. Bullar. Bened. XIV, tom. I, p. 358); volle che tutti i pastori delle ani- me, i parrochi, i vicarii, gli econo- mi anche regolari, benché privi di slabili proventi per mantenersi, ap- plicassero in tutte le domeniche e feste dell'anno la messa parrocchiale pel popolo loro affidato, o la con- ventuale nelle cattedrali e collegiate pei benefattori delle chiese rispetti- ve. V. Bullar. Bened. XIV, tomo I, pag. 336.

Permise al nunzio, ed all'arcive- scovo di Torino di esaminare i di- ritti dei benefizii semplici per con- vertirli in commende delle religioni militari di s. Lazzaro e di s. Mau- rizio , locchè da Gregorio XIII e da Pio IV era stato concesso. Il re di Sardegna, affine di dimostrargli la sua gratitudine, insigni della croce de' ss. Maurizio e Lazzaro d. Gio- vanni Lambertini pronipote del Pon- tefice con una commenda in Civita- vecchia, e creoUo gran croce dello stesso Ordine e perpetuo gran priore di esso in Roma collo stipendio di due mila scudi annui ( V. Bidlar.

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magn. tom. XVI p. 218). Proibì Benedetto ogni sorta di lavoro ser- vile nelle feste comprese nel tenipo, in cui si faceva la ricchissima fiera di Sinigaglia, e per compenso la pro- rogò di cinque giorni. Un suo breve tratta dettaghatamente in proposito di tutte le fiere dello stato eccle- siastico V. Bidl. magn. tom. XVI, p. 220 e 332.

Confermando con una bolla i di- ritti ed i privilegii degli avvocati concistoriali, diede nella stessa una distinta idea dei loro uffizi. V. Bull. Benedici. XIV, 5 nov. ly^S tom. I pag. 38.

L'esercito napoletano e spagnuolo, nel 1 742, si era avanzato verso Bo- logna a fissarvi i quartieri d' inver- no. Vane tornarono le rimostranze di questo Pontefice per impedire un passaggio di tanti eserciti per lo stato ecclesiastico; ma dovette accordarlo se volle mettem al co- perto da mali maggiori, ed accor- dandolo non potè impedirne la per- manenza anche troppo lunga. Ac- cresciuto per tal motivo a dismisura il prezzo delle derrate, minacciato lo stato Pontificio dal contagio che da Messina era passato nelle due Calabrie, nell'anno 1 744 finalmente i dominii Pontificii divennero il tea- tro della guerra. Allora anche gli austriaci inondarono quel suolo, ed il sangue scorse per quelle pacifi- che campagne. Erano passati tre mesi dacché le armate belligeranti stavano accampate nelle vicinanze di Veli etri senza uno scontro de- cisivo, quando il principe di Lobe- witz, comandante degli austriaci, le- vò il campo, ed avanzossi verso Ro- ma presso al ponte Molle. I napo- letani lo inseguirono in modo, che il Tevere solo serviva di divisione ai due eserciti. Il re di Napoli de-

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sideroso di baciare il piede al capo della Chiesa, convenne di entrarvi ai 3 di novembre. Le salve del- l'artiglieria di Castel s. Angelo die- dero avviso ai nemici del suo in- gresso. Dmò per un'ora l'abbocca- mento dei due sovrani nel giardino di Montecavalloj dopo il quale si recò il re a venerai^e i , sepolcri dei ss. Apostoli, ed a riconoscere tut- to ciò , che di più prezioso ofire il Vaticano. Ivi il Pontefice gh a- veva fatto apparecchiare un pran- zo sontuoso e ricchi donativi. Tras- feritosi di poi a pernottare nel deli- zioso palazzo di villa Patrizi a por- ta Pia, tornò la mattina seguente al suo campo. V. Castruccio Bo- namici, De rebus ad Velilras gestis anno i 744*

Consacrò Benedetto XìV la cap- pella di san Giovanni Batista , ric- ca di preziosi marmi , che Gio- vanni V re di Portogallo avea fat- to fabbricare in Roma colla spesa di cinquecento mila scudi per collocarla nella chiesa di s. Rocco dei gesuiti in Lisbona. Dopo laboriosa fun- zione volle anche celebrarvi la mes- sa bassa, il che fu tanto gradito a quel monarca, che gli mandò in dono duecento mila scudi. Benedetto poi ne decorò l'altare col titolo di Pon- tifìcio. Agli 8 di maggio ly^^ si diede a visitare le chiese di Ro- ma, cominciando dalla lateranense. Insegnò ivi la dottrina cristiana ai fanciulli di quella parrocchia, ed e- stese molti decreti pel buon servi- zio della basilica. Ad istanza di Fi- lippo V, liberò gli abitanti dei re- gni di Castiglia, di Lione, e delle Indie spagnuole, dall' obbligo di a- stencrsi dalle carni nel sabbato, che non fosse di quaresima o di digiuno comandato, ed escluse i Cardinali, coslao temente assenti da Roma, dal

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partecipare delle distribuzioni chiama- te del rotolo, quantunque vi ai trovas- sero al momento in cui si ficovaito.

Una certa monaca, detta Crescen- za, era morta in odore di santità a Cauffbira in Isvevia, e sotto al suo nome si erano sparse per la Ger- mania alcune immagini dello Spirito Santo, in forma di giovane avve- nente. Appena Benedetto venne a conoscer tali cose, ordinò al vescovo di Augusta di aprirne il processo, e gli propose le cautele da usarsi in tali circostanze vietando nello stesso tempo di permettere si dipingesse lo Spirito Santo sotto forme uma- ne, e togliendo provvidamente altre somiglianti superstizioni.

A tutto invigilava questo zielantis- Simo Pontefice, a tutto rispondeva con una instancabilità, che se non fosse attestata da tanti documenti, diverrebbe incredibile. Il Cardinale Portocarrero domandava, se potesse, come professo nell'Ordine di Malta, portar la croce ettagona di tela bian- ca suir abito Cardinalizio. Osservò Benedetto, che i monaci ed i frati professi, promossi al vescovato, devo- no portar l'abito della loro religione; che il vescovo di Malta, per lo piti cavaliere, porta la croce dell'Or- dine sulla mozzetta , che il Car- dinale d'Albusson, gran maestro di Malta, usava pure insignirsene, come si scorgeva da un suo ritratto; final- mente, che una medaglia del Cardinal di Lerdala lo rappresentava colla cro- ce bianca sulla mozzetta; in base di queste e di altre ragioni stabi Pi, che i Cardinali professi e di qualun- que milizia potessero portare la cro- ce suindicata, che è l'abito della lo- ro religione. Esortò dipoi i vescovi a dimostrare ai popoli quanto sia grave il peccato di usura, reprimen- do prima i discorsi di quelli, che

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Io spacciavano come indiiTerenle, ed indi stal)iIendo non si potessero au- mentare i frutti dei censi più del quattro per cento (Bull, niagn. t. XVI p. 328 ep. 3i). Finalmente, con una sua bolla in nove articoli, dimostrò potere i vescovi visitare le chiese parrocchiali rette dai regolari quan- do non vi risiede il generale del- l' Ordine ( l^. sess. del concil. Trid. i5j cap. XI, de regala. Boll. magn. tom. XVI, pag. 591). Ai 4 gennaio prescrisse l'ordine ed il numero de- finito delle famiglie nobili di Roma, e prefìsse il metodo da tenersi nel- lo ascriverne di nuove, tra le quali essere doveano tutte quelle dei ro- mani Pontefici [Bidl. Benedici. XIV ^ tom. I, pag. 596). Approvò ai i5 d'aprile 1' Ordine degli scalzi della congregazione della santissima Croce e della passione di Gesù Cristo, isti- tuito dal padre Paolo dalla Croce e detto perciò Passionisti ( Vedi V articolo rispettivo ).

Il di 29 giugno 1746, dedicato alla memoria dei santi apostoli Pie- tro e Paolo, canonizzò s. Fedele da Sigmaringa, s. Camillo de Lellis, s. Pietro Regalato , s. Giuseppe da Leonessa, s. Cateiina Ricci, stenden- done egli medesimo gli atti (V. Ada canonizationis quinque sanctonim ctc. , adjectis etiani pluribus aeneis tahidis y sive Supplementum secun- dum ad opus de canonizatione san- ctorum, Venetiis 1768); atti ch'e- rano già inseriti nel tomo V del- l'opera De canonizatione sanctorum, Roma 1747} terza ediz. fatta dal gesuita portoghese Azevedo. , Celebrò poi il Papa la beatificazione solenne in diversi tempi di Girolamo Miani, di Giuseppe Calasanzio , di Giovanna Francesca Fremiot de Chantal , e di Giuseppe da Copertino. Confer- mò finalmente il culto immemorabile

VOL. V.

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di Colela Boilet, di Stefana de Quin- zanis, di Alvaro de Cordova, di Pietro Gonzales Teimo, di Giovan- na di Valois, di Girio dei conti Lunelli di Linguadoca, di France- sco Patmi, del Cardinal Nicolò Al- bergati, di Pacifico da Ceredamo , di Ladislao di Gieluiom , di Mar- colino, di Enrico da Bolzano, di Angelo da Clavasio, di Gabrielo Fer- retti, di Giovanni Liccio, di Giovan- na detta volgarmente Vanna, di O- dorico Mattiussi, di Ugo degli Atti, e di Serafica Sforza, approvando il semplice culto di Benedetto da Fla- dello, ed il culto antico di s. Ma- rone abbate.

Il vescovo di Brixen ed altri, do- po aver ottenuta da Benedetto la fa- coltà di poter dire 1' uffizio e cele- brare la messa del b. Andrea della Terra Brissense , ucciso dai giudei in odio alla fede quando non ave- va ancora compiti li'e anni di età, ne domandarono la canonizzazione. Colse egli questa occasione per di- mostrare con un breve eruditissimo, dei 2 3 maggio i755, non essere conveniente di cononizzare i bambini; primo per la novità ; secondo per non avvilire questo rito colla trop- pa frequenza; terzo perchè i fedeli niun esempio di virtù possono trar- re da quella cosi tenera età. Vol- le perciò dovesse il promotor della fede risponder in simile maniera ogni volta che in tale argomento venisse richiesto.

Per maggiormente allettare i ve- scovi alla residenza nella diocesi con- cesse loro, quando vi si trovassero, l'alternativa delle elezioni ai bene- fizii vacanti nei mesi in cui la col- lazione spettava alla Santa Sede. Tuttavolta limitava tale costume a tutto il suo Pontificato. Urbano Vili aveva istituita la congregazione della 3

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residenza affinchè decidesse sulle con- troversie nate in proposito ; ma que- sta venne a poco a poco a mancare. Benedetto la rinnovò con una co- stituzione dei 3 settembre e nuove norme stabilì opportunissime. Man- dò nel mese di agosto 174^ le ià- scie benedette al neonato arciduca Giuseppe primogenito di Francesco I, eletto in quell'anno imperator di Germania in Francfort; fascie che presentate vennero da mons. Ser- belloni, alloi^a nunzio alla corte di Vienna.

Leonardo Chizzola , arcidiacono della cattedrale di Brescia, già a- vanzato in età, recossi a Bologna e vi vesti l'abito dei gesuiti, senza prima averne data parte al Cardi- nal Quirini suo vescovo. Restò que- sti molto dispiacente, perchè con ciò la sua chiesa perdeva il più bell'or- namento , ed i poveri rimanevano privi di un grande benefattore. Pressò egli dunque colle più calde istanze il Pontefice, acciocché impe- disse colla sua autorità a qualun- que cherico di passare agli Ordi- ni jegolari senza aver consultato il suo Ordinario. Gli rispose Benedet- to, come s. Gregorio Magno avea det- to a Desiderio vescovo di Vienna in Francia, quando Pancrazio diacono avea abbandonato 1' Ordine monasti- co : « accendetelo colle pastorali esor- tazioni acciocché non si raflieddi il fer- vore del suo desiderio ". Con siffat- te ragioni significò a quel Cardinale essere inutile un'apposita Pontifi- zia costituzione, essendo assai raro il caso che un arcidiacono voglia spogliarsi dell' uffizio di cui gode , per sottomettersi alla regola mo- nastica.

A togliere gli abusi intorno al battesimo degli ebrei, stabili con altra costituzione: i." senza il con-

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senso dei genitori non essersi mai ricevuto dalla Chiesa l'uso di bat- tezzarli; 2." darsi la sola eccezione, nel caso in cui fossero in pericolo di vita, ed abbandonati dai loro parenti; 3." essere tuttavia vali- do anche il battesimo dato nei casi , in cui non è lecito il conferirlo; 4.° in quest'ultimo caso non do- versi restituire i figli ai genitori ebrei, ma allevarH presso i cristiani nella fede cattoHca; 5.° per prova finalmente del loro battesimo ba- stare il testimonio di un solo. Trat- tò poi del battesimo degli adulti e molto si diffuse in diverse quistioni sull'argomento [Ballar. Benedici. XI F, tomo li, pag. 186). Volle che le parrocchie, separate dalle badie dai cui dipendono, fossero sog- gette alla giurisdizione del vescovo della loro diocesi, eccettuato sempre il territorio proprio, che circonda la badia , e stabih alcuni compensi da somministrarsi agli abbati per l'utile perduto. Per riconoscere il Pontefice se erano state eseguite le beneficenze ordinate da lui a favore del porto di Civitavecchia, risolvette di recarvisi con nobile accompa- gnamento. Molto si distinse per la sua pietà nei sette giorni in cui vi si trattenne. Servì a tavola tutti i malati dello spedale dei Fate bene fratelli, come pure quelli che appar- tenevano all'altro dei forzati, rega- landoli letto per letto di confetture squisite e di uno scudo. Rimase sod- disfatto per ciò che concerneva alla esecuzione de'suoi ordini, cioè per la franchigia posta in vigore in quel porto, per la erezione di una nuova fontana e per la piazza resa più ampia allo scarico delle merci ec. Tre lapidi furono destinate a ren- der perpetua la memoria di tali be- nefìzii.

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Molto insisteva presso il Ponte- fice il re di Sardegna, acciocché insignisse del titolo di vescovo in partibus il Cardinal Vittorio Ama- dei delle Lanze, suo elemosiniere maggiore, ossia cappellano maggiore nella regia corte di Torino. Conside- rò Benedetto i .** che quegli il quale ■viene decorato della porpora, re- sta sciolto dalla chiesa sua sposa, dove air opposto, eletto vescovo do- po il Cardinalato , rimane sposo alla chiesa cui deve dirigere ; 2.° che una volta altri Cardinali non erano vescovi fuori dei sei suburbi- cari , sembrando allora non poter convenire col Cardinalato la dignità episcopale, ciocche si è introdotto col tempo. Chi volesse però veder discusso con profonda erudizione quest' ultimo punto, legga il suo breve diretto all' Amadei , Cum a nohis etc. dai. die 4 ^"g"* I747- Bull. magn. tomo XVII pag. 172. Benedetto ai 4 settembre approvò le virtìi in grado eroico del ven. p. Pie- tro Clave della compagnia di Gesù, e beatificò solennemente ai 29 set- tembre Girolamo Miani , fondatore dell'Ordine dei somaschi. Ad istan- za dell' imperatore Massimiliano , il Pontefice Alessandro VI avea dichia- rato non essere esente dalla giuris- dizione del vescovo di Spira il capi- tolo secolare subentrato nel moni- stero benedettino di Odonheim, av- vegnaché quel capitolo, col doman- dare al vescovo la licenza di trasla- zione , avea da se stesso riconosciuta la sua soggezione, onde, essendo insor- ta nuova lite, Benedetto vi provvide acconciamente. In quel tempo di- resse Benedetto efficace allocuzione al sacro Collegio affinchè fossero soc- corsi i cattolici dimoranti in Berli- no per la costruzione di una cliiesa, avvalorando l'esortazione col suo e-

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sempio, malgrado le angustie in cui si trovava il Pontificio erario.

Bejolò ancora con ottime leggi i tribunali criminali. Stabilì il nu- mero dei giudici, dei luogotenenti al tribunale del governatore , ne prescrisse i giudici , gli stipendi , i fiscah, i notai ec. f^. Ballar, magn. tom. XVII, pag. 2i5, loc. citato; tom. XVIII, pag. 4o, 48, e 178. Sul principio del 1748 si adoperò con ogni cura a sradicai^e molti abusi introdotti nel tempo di carnovale, di- rigendo a questo fine una lettera cir- colare a tutti i vescovi dello stato ec- clesiastico. Vietava in essa di prolun- garne l'ultimo giorno oltre la mez- za notte, e 1' uso delle maschere nei venerdì e nei giorni festivi. Alla pravità degli im moderati baccanali opponeva gli esercizii di pietà,, mas- simamente nei tridui col Santissimo esposto, concedendo indulgenza ple- naria a quelli che vi concorressero. F. Ballar. Benedicti XIV, tomo IL pag. 375.

Erano troppo ristretti i dominii di Giovanni V re di Portogallo, perchè ad essi soltanto limitare si dovesse- ro le sue provvide cure onde pro- muovere il cattolico culto. Ordinò quindi al commendator Sampayo, suo ministro in Roma, di farvi stam- par nobilmente il messale romano, e nello stesso tempo ancora, di con- certo col Pontefice, il martirologio ridotto in volgare. Non poteva a- prirsi più bel campo alla vasta erudizione di Benedetto. Si de- dicò egli all' uopo col più felice successo, pubblicandolo coi tipi del Vaticano, inserendovi un breve di- retto a quel monarca, nel quale dot- tamente si diffijnde ad indicare i motivi, che lo indussero a correg- gere ed accrescere la nuova edizio- ne {Ball, Benedici. XIV, tomo II

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pag. 43 !•)• Elesse a comultoie nel- la congregazione dei riti il p. Aze- vedo, gesuita peritissimo in liturgia, quantunque un altro ve ne fosse nella congregazione di quella reli- gione, e stabili, che morti ambedue, vi si avesse a sostituire perpetua- mente un gesuita. Volle con ciò dare una prova della sua stima verso quella utile compagnia. V. Bull, magn. tomo XVII pag. 227.

Confermò i privilegi dell'Ordine militare di s. Stefano nella Tosca- na, del quale Francesco I impera- tore era stato fatto gran maestro, concedendo a quei cavalieri il di- ritto di presentarsi al Pontefice col- la spada al fianco. Eresse una cat- tedra di matematica, ed una di chimica nella università della Sa- pienza di Roma , assegnando due- cento scudi annui per ciaschedu- no ai due professori. La sua costi- tuzione Postulatum etc. [Bull, ma- gri, tomo XVII. pag. 214), data ai 16 settembre 174^5 prescriveva il metodo da seguirsi nell'esame del- l'opera Mistica ciudad de Dios, scritta dalla venerabile Maria di Gesù, superiora nel convento delle monache osservanti d' Agreda nella diocesi di Tarragona, condannala dalla Sorbona nel 1697» e da alcu- ni difesa.

Sotto il Pontificato di Urbano Vili tanto erano cresciute in nume- ro le feste di precetto, che i giorni rimanenti non bastavano ai poveri per provvedere mediante il lavo- ro alla propria sussistenza. Una bol- la adunque di quel Pontefice, dei 1 3 settembre 1642, ne circoscrisse di molto il numero, ne lasciò a ciascun regno, provincia, città, o castello che la festa di precetto d'uno solo dei santi protettori. Clemente XI vi ag- giunse in seguilo quella della Con-

BEN cezione di Maria Santissima, ma le feste, che ancor rimanevano non po- che brighe dar dovevano a Bene- i^etto XIV. Diede in luce perciò una dissertazione, nella quale avvi- sava al modo con cui molte feste po- tevano sopprimersi, poiché diceva egli oltre al danno, che ne veniva a risen- tire la classe delle persone poco agia- te, era anche diminuita colla fre- quenza la premura dei fedeli per la loro esatta osservanza [De ca- noniz. ss. lib. IV part. II cap. XVI). Non volendo nullostante de- cidere la cosa da se solo, l'umile Pontefice la sottomise alla conside- razione di quaranta uomini dotti, i quali colla pluralità dei suffragi con- fermarono ciocche era stato da lui proposto. Secondo il consiglio di diciotto fra loro accordò l'indulto ai vescovi di poter permettere il lavoro in alcuni festivi nelle loro diocesi, non dispensando però dal- l'obbligo di assistere alla messa. In- sorse intanto una seria questione fra il Muratori, sotto il fiuto no- me di Lamindo Pritanio j ed il Cardinal Quirini circa la maggior diminuzione delle feste. Benedet- to fu sollecito a troncarla fulmi- nando per lo avvenire la scomuni- ca a chi pubblicasse una qualche scrittura, fosse favorevole, o no in tale proposito.

Aderì poscia il Pontefice alle sup- pliche di Carlo Emmanuele re di Sardegna, arricchendo del privilegio di città la terra di Pinerolo in Pie- monte, ed erigendola in vescovato suffraganeo all'arcivescovo di To- rino.

Benedetto decorò Giovanni V di Portogallo del titolo di Fedelissimo y che dovette essere ereditario nella sua famiglia. Gliene spedì il breve senza prima averlo avvertito e senza

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aspettare il suo consentimento, poi- ché temeva di ritrovare anche in qqesto sovrano il particolare disin- teresse, che suggerì al suo prede- cessore Sebastiano la bella risposta con cui rifiutò il medesimo onore esibitogli da s. Pio V : Di nulla più gloriarsi che di essere riconosciuto dalle sue azioni figlio ubbidientissi- mo del romano Pontefice. Non cre- dendo bastevole Benedetto questa dimostrazione della stima del re Giovanni^ e in cui egli teneva i me- riti distinti degli antecessori suoi verso la Santa Sede, gli indirizzò ancora la nuova edizione del suo martirologio romano ch'egli con in- credibile fatica e pompa di sacra erudizione poco dopo diede alla luce.

Nel concistoro secreto dei 3 di marzo 1749» tenne ai Cardinali una eloquente allocuzione, animandoli ad adoperarsi, acciocché il culto reli- gioso fosse prestato col maggior pos- sibile decoro. Ne si limitò il suo ze- lo a parole, ma più efficacemente ebbe ad eccitameli coli' esempio. Non contento dei ventimille scudi da lui somministrati nel 174^ al capitolo della basilica liberiana, ne rifece il portico, del quale si recò con pubblico apparato a gettare la prima pietra. Vi eresse la facciata adorna di statue, e vi stabili una vasta loggia, da cui il Papa dare do- veva al popolo la benedizion solenne nella festa dell'Assunzione della bea- tissima Vergine. Sorsero dalle fon- damenta per sua opera gli edifizii attigui, e quelli che di già esiste- vano, furono a più bella forma ri- dotti. Rinnovò pure la parte inte- riore dello stesso tempio che maesto- samente pur venne da lui decorato. L' altare Pontificio fu nondimeno scopo principale delle sue cure. Era

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stato esso eretto da Pasquale I, e ri- staurato da Clemente III, venne al- la fine abbellito e consacrato per la terza volta da lui ai 3o settembre 1750. Perchè poi si potesse sup- plire alla spesa della sua conserva- zione, lo airicch'i della pensione an- nuale di cinquecento scudi sulla chiesa della santa casa in Loreto, che avea ricchissime rendite. Fe- ce rinfrescare i mosaici e le pitture della basilica di s. Paolo, colle qua- li continuò la serie cronologica dei sommi Pontefici, scopertasi nel dicem- bre 174B, e la completò fino al suo tempo. Fece munire di sei cerchi di ferro la cupola famosa del Vati- cano che minacciava rovina, seguen- do il consiglio del mai'chese Giovan- ni Poleni, professore presso la uni- versità di Padova ( V. Basilica Va- TicAjfA), il quale ricevette in com- penso mille scudi, una tabacchiei-a d'oro, alcune preziose corone, ed una pensione di centocinquanta scudi annui sul vescovato di Padova a vantaggio di un suo figlio sacerdo- te. Riimì, ed eresse nel muro ester- no della cappella di s. Lorenzo, il celebre Triclinio Leoniano, facendo- vi rimettere la iscrizione dettata da Anastasio bibliotecario, e quella del Cardinal Barberini, insieme ad un'al- tra fatta scolpire dal medesimo, quando fu eletto Pontefice. La chie- sa di s. Croce in Gerusalemme ri- pete da lui la facciata, la volta, gli stucchi d' oro e gli altrì ornamenti che la rendono così maestosa al pre- sente, e la unì all' altra di s. Giovan- ni Laterano con una vaga strada fiancheggiata d' alberi variamente disposti. (V. la Storia della chiesa di s. Croce in Gerusalemme del Cardinal Besozzi. Roma 1 750 ). Aggiunse una corsia allo spedale di s. Spuito presso al quale fabbricò

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un ampio cimitero. Fece collocare nella piazza di Monte Ci torio il maestoso piedistallo, sul quale vole- va innalzare la colonna di Antoni- no Pio: piedistallo che poscia dal Pontefice Pio VI fu trasferito al museo insignito del suo nome, e che dal regnante Pontefice fu collocato nel giardino Vaticano, detto della Pigna. Fece levare dal Campo Mar- zo r Obelisco del Sole, non poco danneggiato dalle ingiurie del tem- po. Riedificò la cappella maggiore della chiesa di s. Apollinai-e, non risparmiando spesa perchè vaga- mente riescisse adornata.

Fece sorgere di nuovo dalle fonda- menta la chiesa dei ss. Pietro e Marcellino, una volta suo titolo Car- dinalizio, come pure la cappella mag- giore della chiesa dei ss. Silvestro e Martino ai Monti. Aggiunse la cupola alla chiesa di s. Maria di Loreto, e ne ampliò il portico, compì la maestosa facciata della fontana Trevi, e ristorò finalmente il tem- pio della Rotonda.

I pirati barbareschi cominciarono intanto a molestare le spiaggie dello stato Pontifìcio. Benedetto non mancò di farne rimostranze all' imperato- re, il quale, conchiuso colle poten- ze africane un trattato di pace, re- cato avea pregiudizio al commer- cio ed alla sicurezza dei suoi sud- diti. Tah giuste doglianze però non furono prese in considerazione co- me meritavano , e tutte le potenze italiane furono obbligate a man- dar in corso dei navigli armati per pioteggere il loro commercio. Un corpo di duecento napoletani, con sommo stupore di tutti, cinse frattanto la città di Benevento con blocco per avef nelle mani trentasei diserto- ri colà rifuggiate Non mancarono disgustosi contrasti fra le due cor-

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ti affine di sostenere i propri di- ritti, ed un'aperta scissura sarebbe avvenuta, se il marchese Rocca, mi- nistro della Santa Sede presso il re delle due Sicilie, non avesse acco- modata ogni cosa.

Molto si distinse per la sua pietà questo Pontefice nell'anno santo 1750. Non avendo alcun rispetto alla età, della quale era aggravato, compì le prescritte trenta visite alle quattro basiliche, esercitandosi in molti atti di cristiane virtù. Soven- te recavasi ad un palazzo in Borr go fatto aprire da lui ai vescovi, prelati, sacerdoti e chierici pellegri- ni, a favore dei quali prodigava le opere più distinte di ospitalità. Pure non mancarono motivi di amarez- za a Benedetto, in mezzo alla conso? lazione che provava pel numeroso concorso di forastieri venuti a Roma a fruire delle indulgenze di quell' anno. La diocesi di Aquileia mancava di un capo spirituale , giacché da molto tempo non era hbero al par triarca l'esercizio delle sue funzio- ni. Il Papa, costretto a provveder- vi per non mancare ai doveri del suo ministero, deputò Carlo canoni- co di Basilea per vicario apostolico. Tanto dispiacque una tale determi- nazione alla repubblica di Venezia, che ritirò pubblicamente da Roma il suo ambasciatore ai 19 luglio. Questa fu una delle sue amarezze. Due birri entrarono due giorni do- po in una bottega di piazza Navo- na, vicina allo spedale di s. Giaco- mo degli Spagnuoli, per farvi qual- che spesa. Due famigliari di quell' istituto pretendendo fossero viola- ti i loro diritti , li assalirono e disarmatone uno, lo rincliiusero in una cantina dello spedale. Se ne of- fese gravemente l' ispettore delle carceri, ed accompagnato da gran

BEN numero di birri si recò a libcrar- iielo colla forza. Divulgossi tosto per Roma, che il Cardinal Portocarrero, ministro del re di Spagna, si sareb- be ritirato dalla corte Pontificia, co- mechè la giurisdizione di questi luo- ghi non appartenesse a lui, ma ben- sì agli amministratori delle chiese e della casa di s. Giacomo. Spedirono questi due deputati a Madrid, accioc- ché direttamente esponessero a quel sovrano i motivi delle loro querele, e ne lo avvertissero nello stesso tem- po aver Benedetto ordinato al go- vernatore di Roma di lasciar libe- ro passaggio innanzi ai detti stabi- limenti a qualunque birro armato, per dimostrarsi assoluto padrone delle strade di sua capitale. Rispose il re cattolico sul fine di agosto, ri- mettendo l'affare al ministro, al qua- le in seguito appartener dovrebbe la giurisdizione sulla chiesa e sullo spedale, di concerto cogli ammini- stratori in tutto ciò che nascer po- tesse di simile al fatto trascorso. La differenza in tale maniera fu accomo- data .

Non così facile a com porsi fu un'altra controversia nata sul fine di luglio. 11 re cattolico si era mol- to impegnato a stabilire nella sua capitale, indipendentemente affatto da Roma, tribunali e giudici su- premi per la decisione delle cause ecclesiastiche, nonché ad avere l'as- soluta disposizione di tutti i vescovi e benefizii vacanti, e la permissione ad ogni vescovo spagnuolo di dis- pensare nei matrimonii in terzo e quarto grado senza l'obbligo di ricor- rere al nunzio Pontificio, come fino allora si praticava. Monsignor Figuei- roa, nuovo uditor di Rota spagnuo- lo^ fa di ciò incaricato presso la santa Sede. Commosso Benedetto, affinchè fossero conclusi questi affari, maa-

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istruzioni al nunzio di Spagna, ed * csortollo a far vivissime rappresen- tanze presso la corte di Madrid , e perchè si procurasse l'appoggio del clero più ragguardevole di quel- la nazione. La cosa fu definita nel 1753.

Insorsero non per tanto difficoltà intorno alla nomina ai benefizii resi- denziaU e semplici in Ispagna, ec- cettuato il regno di Granata e l'In- die, pretendendone quei sovrani la nomina in virtù del padronato uni- versale in qualunque tempo e nei casi pure di riserva. Dopo varii con- trasti si venne alla fine a questo temperamento: riserbarsi il Pontefice alla sua libera collazione, e dei suoi successori, cinquantadue benefizii per poter con essi premiare gli ecclesia- stici spagnuoli distinti per costu- mi , per letteratura , e pev servi- gi prestati alla Santa Sede, f^edi Spagna.

Il Cardinal Protocarrero ebbe commissione nel lySo dalla sua cor- te di ottenere dal Pontefice l'accet- tazione della rinunzia del Cardinal Infante d. Luigi, non meno alla por- pora che alle mitre di Toledo e di ^ Siviglia. Si voleva che fosse ciò maneggiato in modo , da lasciare un conveniente assegnamento ai due arcivescovi da eleggersi in suo luo- go, restando a titolo di pensione o di commenda, i centocinquanta- mila scudi residui da quella pingue i-endita; ma tali maneggi non eb- bero effetto che nel 1754.

Il re di Sardegna pure si rivolse alla Santa Sede con urgentissime istanze acciocché fosse contemplato nella vicina promozione di Cardinali, con cui decorar si voleva V anno santo, monsignor Meri ini, nunzio pres- so la sua corte. Benedetto, per ischi- vare ogni impegno, non la pubblicò

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in quella occasione ne alla ric- correnza del giorno anniversario del- la sua esaltazione al trono come prima aveva stabilito ; perocché ben conosceva che le mire del Piemonte tendevano a formai* un comodo pa- trimonio al duca di Savoia suo fi- glio, mercè le rendite delle più ric- che badie di quel regno. Non man- cò ancora la Germania ad aggiun- ger occasione di amarezza a questo egregio Pontefice. Gli venne fatto conoscere invitarsi dall'elettore di Magonza i negozianti di professione protestante a fermar la loro dimora nella sua capitale, promettendo loro, non solo i privilegi e le esenzioni di cui godono i naturali del paese; ma ancora T esercizio di culto più esteso di quello che negli altri luo- ghi avessero goduto in forza del trattato di Vestfalia. Non indugiò Benedetto a scriver a queir elettore, perchè con una formale dichiarazione dileguasse del tutto ogni sospetto in- torno alla sua pietà. Vi aderì vo- lentieri il Magontino e nella sua risposta dimostrò quanto falsa e ca- lunniosa sia stata quella risoluzione a lui attribuita.

Era insorta oltre a ciò una dif- ferenza, fra i conti della casa di Hoenloe perchè uno di loro, il qua- le era cattolico, aveva sospesi i mi- nistri luterani dall'esercizio delle loro incombenze. Benedetto, dopo averlo comunicato al concistoro con una allocuzione, alla quale diede princi- pio col testo : Fox in Rama audi- ta estj ploratus et ululatus ec, spe- di intorno a ciò un breve all' im- peratore. Gli raccomandava, colle pjù efficaci espressioni, di mantenere con particolare fermezza i diritti della cat- tolica religione, imperciocché a lui solo spettava il dar giudizio intorno alla condotta dei principi protestan-

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ti. Ciocché poi riuscì di maggior dolore alla chiesa universale si fu la persecuzione sofferta dai cristiani nella Cina, per parte di quell'impe- ratore. Perdutosi da lui in un pun- to la consorte ed un figlio, era stato colpito da un accesso di pazzia, la quale indubitatamente avrebbe sfo- gata sopra i suoi ministri, se essi, per istornare dal loro capo il ful- mine, non avessero accusati i catto- lici d'intelligenze nocive agli inte- ressi di lui, e di trame contro la sua vita. Discese perciò alla barbara determinazione di far decapitare il vecchio vescovo di Moncastro, il qua- le da trenta anni governava quelle missioni, e squartare quattro dome- nicani con due gesuiti, rinnovando i più rigorosi editti dei suoi prede- cessori contro i cristiani. I missio- nari poi dimoranti in Pekino do- vettero la loro vita alle calde istanze di alcuni gesuiti bene accetti al mo- narca, i quali non erano stati attac- cati dalle calunnie per la defe- renza da lui usata verso di essi, in vista dell' utile che ne ricavava colle cognizioni di astronomia, di architettura e nell'arte delle forti- ficazioni.

A tutto ciò si uiiì la frenesia in cui cadde monsignor Dumenil lore- nese vescovo di Volterra in Tosca- na. Egli aveva sostenuto risentite contese col ministro della reggenza di Firenze quando nel i74<^ passò a Roma per ricevere la consaci^azio- ne. 11 Pontefice, persuaso della eru- dizione profonda di quel prelato, cre- dette doverlo dispensare dall' esame, cui subir dovevano tutti i vescovi d'Italia, secondo il costume intro- dotto da Clemente Vili. Presenta- tosi a Benedetto fu eccitato fami- gliarmente da lui a scrivere una lettera al ministro, il quale preten-

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deva d' altronde una soddisfazione. Mostrò difficoltà il Dumenil a con- discendere a quest* atto di urbanità, il quale avrebbe ristabilita la con- cordia. 11 Papa non credette allora dover più insistere. Un altro gior- no, trovandosi insieme il Papa, disse a Dumenil con piglio amichevole : /^o- glio monsignore che scriviate questa lettera ufficiosa. Ed io non voglio, rispose con fermezza il vescovo. Vi sono ancora monsignore , riprese il Pontefice adirato per la sua au- dacia, delle carceri pei vescovi. Se io avessi conosciuto il vostro umore non mi sarei dimostrato in riguar- do vostro così benevolo^ ne vi avrei consacrato. In qualunque caso mi appellerò al concilio generale, re- plicò il prelato. Si accese in volto Benedetto per la petulanza di costui: ma reprimendo tostamente la sua alterazione, con animo pacato lo li- cenziò.

Ritornò fra poco in Toscana il Dumenil, dove fu arrestato per or- dine del Papa. Dopo scorsi sette mesi di prigionia nelle carceri di Firenze fu consegnato al Lucatelli governatore di Acquapendente e condotto dai coi'azzieri in castel s. Angelo. Non tanto la mancanza di rispetto verso la sua persona, quan- to il desiderio di evitar degli im- pegni colla reggenza di Firenze, in- dussero Benedetto a siffatta misu- ra di rigore. E nel mentre che sta- va in prigione, gli fece eziandio significale dover rinunziar al ve- scovado, se riacquistar voleva la sua libertà. Ma non valsero in- sinuazioni, non minacele perchè vi si decidesse, che anzi tutto pene- trato dalla sua inevitabil rovina, co- minciò ad alterarglisi in modo la fantasia, che in sul giunger della state fu giudicato frenclio). Si ci"tì-

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dette ciò da principio essei'e fin- zione ; ma nell'aprirsi le porte del- la prigione l'esperienza fece co- noscere doversi ripetere realmen- te da fisica indisposizione quelle aberrazioni , per cui al fine di ot- tobre fu trasportato alla Lungara. Non si risparmiarono ivi cure a suo riguardo; fu trattenuto in un luogo separato dagli altri pazzi, e servito da due persone, ed assistito dal Pon- tefice, il quale mise in opera ogni mezzo fygrchè ricuperare potesse la salute della mente. Non la riebbe mai più. Fu ricondotto a castel s. Angelo dove gli si permise il pas- saggio pei prati della fortezza, e vi rimase fino all'anno 1784 in cui compi la sua carriera mortale.

In mezzo a tante dispiacenze la Provvidenza volle coronare i desi- derii di Benedetto colla pace gene- mie fra le potenze cattoliche. Non solo il flagello della guerra cessò dal devastare le provincie, ma se ne dileguò perfino il timore; mer- cè la diligenza dei sovrani nel con- validare la pace d'Aquisgrana, qua- si entrassero tutti nelle sollecitudi- ni del Pontefice che pacifico bra- mava tutto l'anno santo lySo, ac- ciocché potessero liberamente i pel- legrini condursi a Roma.

In quell'anno emanò Benedetto alcune rischiarazioni sulla immunità ecclesiastica dichiarando che un reo di delitto eccettuato, cioè omicidio proditorio, meditato e volontario nella rissa, debba essere estratto dal luogo immune e consegnato all'autori- tà secolare, e poter essere di estratti anche gli eretici fuggiti dalle carceri dell' inquisizione. Terminato 1' anno santOjContinuò nel seguente lySi a dimostrare Benedetto la sua vigilan- za nell'apostolico ministero. Inviò la rosa benedetta a Bologna sua

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patria, e tliocle mano a fulminare

setta de' Liberi Muratori.

Prima dell'anno ly/f.^ dava mol- to a dire di per l'Europa quel- la setta. In questo anno fu però essa estin>ta in Vienna d' Austria dal- la regina d'CJnglieria. Ma siccome alcuni di essi andavano spargendo non aver alcun effetto le censure fulminate dalla Chiesa contro di loro, perchè non era stata confermata la bolla di Clemente XII da Benedetto: egli credette necessario di promul- gare una nuova costituzione diret- ta ad estirpare così abbominevo- li errori. Rimaneva con essa con- fermata quella del suo predecessore, e nuovamente condannati venivano sei capi della setta medesima ed invocato eia contro di loro il braccio dei principi e delle repubbliche seco- lari (Const. Proi'idas eie. dat. die 1 8 maìi 1 75 1 Bui. Bened. XIFt. Ili, pag. 373). V. Liberi Muratori.

Frattanto alcune controversie ac- caddero in Polonia sugli oratori! privati. Benedetto si studiò di se- darle concedendo poter accordarsi ai vescovi la licenza di erigerne, ad onta della proibizione del Tridenti- no e di Paolo V (Const. Magno ciim animi ec. 1 j'im. i'j5i. Bull, mag. T. XXIII p. 2i5). Non do- vevano perciò eglino ricorrere che al Pontefice, il quale soltanto ne aveva l'esclusivo diritto. Lodò in un'altra costituzione la religione dei Polacchi, esortando nello stesso tem- po quei prelati a rinnovare le leg- gi nazionah contro gli ebrei, i quali se n'erano a poco a poco sottratti, facendo uso altresì di servi cristiani e prevalendosi di usure e d' altri abusi. ( Const. A quo eie. 1 4 j'un, 17.51 loc. cit. p. 222).

Estinse onninamente, per le con- troversie insorte, il patriarcato di

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Aqnileia ed in suo luogo eresse due arcivescovati, uno nella città di Go- rizia l'altro in Udine. ÌT. Aquileja.

La città di Lubiaco da cui di- pendevano diciassette teiTe era sog- getta tanto nello spirituale che nel temporale agli abbati commendata- rii del monastero di s. Scolastica dei Benedettini. Parte degli abitanti ed i pastori, irritati perchè aveano perduto in Rota una lite contro que' monaci intorno ai pascoli, che in certa montagna crede van comuni, assalirono armati la badia. L'abbate ed i monaci furono costretti a sal- varsi fuggendo dalla finestra, ed un birro fu ucciso , mentre gli altri ven- nero fugati.

sparse bentosto dintorno la fama di tale avvenimento, ed il Pontefiee informato spedì sul luo- go un commissario ed una compa- gnia di soldati per punire gli auto- ri del tumulto. Ben presto le cose tornarono al primiero stato, il po- polo por tossi a Roma a deporre le armi ed a sottomettersi alla cle- menza del Papa. Dieci dei capi car- cerati ebbero l'esilio perpetuo ed undici , già fuggiti , furono con- dannati alla morte come contuma- ci. Morto quell'abbate privò Be- nedetto il nuovo eletto della giu- risdizion temporale lasciandogliene gli emolumenti. In questa maniera seppe far valere la sua autorità col- la forza quando n'ebbe d'uopo, e seppe cedere, senza comprometterla, alla volontà dei suoi sudditi.

Contemporaneamente confermò i privilegi, con una bolla 12 mai-zo, dell'ordine di Malta; con altra dei 27 confermò quelli della basilica va- ticana; e con vari decreti ed indulti provvide al comodo ed all' accresci- sci mento della congregazione seco- lare de' pii operai.

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Giovanni V ottenuto aveva con gi-ave stento nel lySi che i nunzi apostolici, residenti nella sua corte, fossero decorati della porpora prima di aver compiuta la loro destina- zione. Mosso dall'esempio il re di Sardegna voleva partecipare di que- sto privilegio. Ne fece perciò l'istan- za alla Santa Sede intavolando un trattato acciocché si contemplasse nella prima promozione dei nunzi nions. Merlini. Le altre corti regie, avutone sentore, pretendevano di es- sere trattate come Torino , che al- trimenti si sarebbero opposte con tutto il vigore, e quattro anzi pro- testarono concordemente . Benedet- to era troppo prudente per dis- gustare quelle corone; ma non vo- leva d' altronde mancare al suo impegno col re Sardo, Gli propose

pei

'ciò di elesfijer prima dei Cardi-

nali pel solo merito personale e di annoverarvi ancora mons. Merlini , per venire poscia alla promozione dei nunzi delle quattro corti privi- legiate di Vienna, Parigi, Madrid, e Portogallo. Discese volentieri a questo temperamento il re di Sar- degna; ma le altre corti non furo- no di egual sentimento.

Il conte Accombaroni, intimo se- cretario del re polacco elettore di Sassonia, ne scrisse in contrario al Cardinal Albani protettore di quella corona, e il duca di Ceresano in modo più energico al Cardinal Valenti segretario di stato. Nuovi avvenimenti frattanto servivano a rendere vieppiù spinoso questo ne- goziato. Instava il Cardinal Valenti , mollo possente sull'animo di Bene- detto, acciocché monsignor Stoppa- ni fosse decorato della porpora. Vi ripugnava egli in vista, che da una potenza si desiderava che fosse escluso, poiché nella dieta di Francfort ave-

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va, in qualità di nunzio a|K>stolico, promosso il dii-itto della casa di Baviera a danno di Francesco I granduca di Toscana. Pensando d'al- tra parte non permettere la dignità della Santa Sede, che le corti stra- niere cominciassero ad escludere al- cuno dal collegio cardinalizio, tanto più che lo Stoppani non aveva agito di proprio capriccio, ma in rela- zione agli ordini ricevuti, lo elesse quindi ai 26 novembre lySS eoa altri quindici , escluso il Merlini.

Il re di Sardegna fece tosto chiu- dere la nunziatura , e monsignor Merlini, per ordine della s. Sede, ri- patriò a Forlì. Tutta volta il conte di Pi vera, ministro del re, continua- va a dimorare in Roma, il che fa- ceva sperare un accomodamento, avvalorandosi tale induzione per la protesta data del Pontefice di non creare, pubblicamente, in pet- to i due Cardinali rimanenti a com- pletare il numero stabilito, se pri- ma le circostanze dei tempi non lo permettessero. Il fatto sta che non v' ebbe più alcun nunzio presso la corte di Torino, e lo stesso mon- signor Merlini non ottenne il cap- pello se non nel 1759, da Clemente XIII, in vista della presidenza d'Ur- bino che allora sosteneva.

I marinai di un legno genovese, il quale trovavasi nel porto di Ci- vitavecchia, attaccarono rissa con al- cune tartane di Gaeta. Il popolo par- teggiava pei primi e triste conse- guenze ne sarebbero provenute, se il governatore non avesse spediti sollecitamente i soldati del presidio a sedare il tumulto. La zuffa con- tinuò nullaostante accanita e v'eb- bero morti e feriti d'ambe le par- ti. I Napoletani finalmente, coglien- do un momento favorevole seppero così ben dirigere le loio artiglierie

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da mandar a picco la nave degli avversarii, e, levata l'ancora, cer- carono di provvedere alla loro sal- vezza prendendo il largo; ma una burrasca, che non osarono affron- tare, li obbligò a ricoverarsi in por- to. Vi rimasero alcuni giorni rimet- tendosi poscia in viaggio, senzachè ne fossero impediti dalle autorità di quel luogo. Appena si venne a conoscere un tale avvenimento in Roma, il Cardinal Valenti, segreta- rio di stato, convocò cinque uffizia- li militari, e monsignor Finocchiet- ti, governatore di Civitavecchia, fu obbligato a portarsi in Roma col conte Loderini governatore dell'ar- mi, acciocché giustificasse un tale procedere.

Non mancò frattanto la repubbli- ca di Genova di lagnarsi colla cor- te di Roma, e fu ripreso il prelato perchè non avea fatti arrestare quei legni almeno quando ritornarono. Per far vedere poi che il governo non partecipava alla negligenza del suo ministro gli ordinò fosse levato il timone a qualunque bastimento napoletano approdasse in quel por- to. Il luogotenente, che suppliva in- teri nalmente ai due governatori as- senti, fedele agli ordini ricevuti ne fece arrestar tre, e la corte di Na- poli assicurandosi in sulle prime dei padroni delle tartane apri subito il processo dell'accaduto. Quando poi fu fatta consapevole della determi- nazione del governo Pontifìcio, fece esercitare la rappresaglia su tutti i legni Papali che in buon numero trovavansi nei suoi porti, e doman- dò soddisfazione di quanto si era commesso a danno del suo com- mercio. Passò r aliare in trattato e fu disciollo amichevolmente con una semplice dichiarazione delle tie cor- ti interessate. Mousiguor Finocdiiet-

BEN ti tornò al suo govenio di Civita- vecchia. Non erano terminate le con- troversie nell'anno lySS colla cor- te di Napoli, che una più delicata ne insorse in causa della pensione di seimila scudi sull'arcivescovato di Marcreale vacante in Sicilia accor- data dalla Santa Sede a favore del terzogenito di quel re. Consideran- do la corte di Roma che questa ricca metropolitana, la quale dava di rendita sessantamila scudi, ei^a d'altronde aggravata di molte pen- sioni. Benedetto colla bolla non faceva consistere la detta pensione che in- fra tertium y cioè nella terza parte della rendita arcivescovile, di cui è abilitato a disporre il re delle due Sicilie in vigore di un antico in- dulto. Il re di Napoli invece pre- tendeva la pensione ultra tertium, come promessa dal Papa. Rimise perciò la bolla alla dataria, minac- ciando una rottura col governo Pon- tifìcio se non fosse stata corretta la espressione. Il duca di Ceresano suo ministro in Roma, non potendo ot- tenere r intento , si recò a Castel Gandolfo presso Benedetto presen- tandogli un memoriale spedito da Napoli. Rispose Benedetto non aver avuto mai intenzione di far tale con- cessione colla sua bolla; ma che nondimeno non sarebbe ora lonta- no dall' aderire alle brame del re ; purché questi in altro memoriale la richiedesse senza accampare la pro- messa fatta. Piacque al napoletano il temperamento, e cosi fu compo- sta una differenza, che sarebbe di- venuta assai pericolosa, se il Ponte- fice non avesse mai sempre accop- piato alla costanza sua nel sostene- re i diritti della Chiesa, una pruden- te economia nell'uso della sua au- torità.

si creda che il re di Napoli

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avrebbe altrimenti rimesso pacifica- mente la cosa. Nel tempo stesso, che duravano le controversie, ordinato aveva al contestabile Colonna di sos- pendere la consegna del tributo da offrirsi, secondo l'uso, nella vigilia di s. Pietro, ed i preparativi che si solevano fare, per trattenere la po- polazione in quella circostanza con fuochi artifiziali. Il pubblico, igno- randone la causa, si appose prima fosse un effetto delle contrarietà in- sorte per la promozione dei Cardi- nah, e l'ascrisse in seguito alla con- troversia fra quella corte ed i ca- valieri di Malta, nella quale il go- verno Pontificio aveva parte indi- rettamente.

L'isola di Malta era stata dona- ta dall' impera tor Carlo V, ai 24 marzo i53o, nella sua qualità di re di Napoli, ai cavalieri Gerosolimita- ni, dal momento in cui da Soli- mano, imperatore dei turchi, cac- ciati furono dall'isola di Rodi, e co- stretti a vagare qua e senza sta- bile dimora. Nel concedere loro quel- r isola dichiarò ancora dover eglino possederla come feudo dipendente dal re delle due Sicilie, ed aver l'ob- bligo di contribuire l'annuo censo di un bicone nel d'ogni santi in segno di soggezione. Il vescovato di Malta rimaneva però di padro- nato regio; cosicché vacando quel- la mitra, il gran-maestro avrebbe proposto al re tre soggetti idonei af- finchè scegliesse quello, che credesse più opportuno. Accadde che in qua- lità di sutfraganeo di Palermo, or- dinasse al vescovo di Siracusa di recarsi nell'isola a farne la visita pastorale. Ma giunto il visitatore a vista del porto, fu obbligato a re- trocedere, poiché il popolo lo aspet- tava pronto ad opporsi. Il gran maestro partecipò questa cosa al

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Sommo Pontefice ed alle potenze colle quali aveva carteggio, mandan- do nello stesso tempo a Napoli il Bah Duegos per sostenere le sue ra- gioni, poiché se la corte delle due Sicilie vantava 1' antico diritto , egli aveva a suo vantaggio 1* uso costan- te di circa cent' anni, il quale crede- va bastante ad abrogarlo.

Il Pontefice assoggettò la diffe- renza ad un congresso di Cardinali e di altri prelati, e ne scrisse po- scia al re di Napoli procurando persuaderlo dolcemente di desistere dall'impegno assuntosi. Non vi si arrese quel monarca; fece anzi av- visare i maltesi esser egli detcrmi- nato a sequestrare tutte le rendite che i cavalieri possedevano nei suoi stati, se insistevano a ricusare il vi- sitatore. Il gran-maestro non si sgomentò punto; rispose anzi voler seguire il suo esempio sulle rendite di cui godono altrove i commenda- tori napoletani, e richiamò da Na- poli l'inviato. I fatti seguirono pron- tamente dall' una e dall' altra parte alle minacce. di ciò contento il gran-maestro supplicò la corte di Portogallo, della quale era nato sud- dito, e quelle di Vienna, di Parigi e di Madrid, affinché impegnassero il re di Napoli a voler menar buo- ne le ragioni sulle quali il vescovo di Malta appoggiava la sua indi- pendenza dal metropolitano di Pa- lermo. Il Pontefice, che bramava veder composte le cose, offri la sua mcftìazione, la quale fu accettata, ed il tutto si rimise alla sua im- parzialità e saggezza. Fu conchiuso finalmente dover Benedetto, nella sua qualità di Pontefice, pregare il re affinchè per gentilezza lasciasse il tutto nello stato primitivo, ed in ri- guardo alla visita pastorale, fosse ri- stabilita l'antica costumanza, e tolto il

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sequestro alle commende. Terminata quindi ai 27 dicembre 1 754 ogni que- stione, passò Benedetto a dar nel nuo- vo anno 1755 altri regolamenti, e con essi nuovi saggi della somma sua siipienza. Gregorio XIII fondato ave- va nella città di Wilna un collegio pei giovani ruteni e moscoviti : ma verso il 1754, se si eccettuino quat- tro monaci basiliani di rito ruteno, tutti gli altri erano giovani di lati- no rito senzachè vi fosse un mosco- vita. Ciò forse dipendeva dall'esse- re minacciata la pena di morte a quelli tra loro che abbracciassero la cattolica religione. Vi provvide Be- nedetto ordinando che i ruteni di cinquantasette luoghi da lui deter- minali sostituir dovessero i mosco- viti, giacche per le molte loro par- rocchie è maggiore il bisogno di un seminario. V. Basiliani monaci.

Molti autori accattolici si lamen- tavano della facilità, con cui veniva- no proscritti i loro libri dalle con- gregazioni del santo uffizio e del- l' indice. Per togliere motivi alle lo- ro querele e per sostenere nel suo pieno vigore la dignità delle l'oma- ne proibizioni, diede Benedetto con una sapientissima costituzione le norme da seguirsi nell' esame del- le opere particolarmente degli au- tori accattolici (Const. Sollicita etc. die 9 ini. 1753. Bull. Magri, to- mo XlXpag. 59). Contribuì mol- to a quella bolla co' suoi consigli il dottissimo Cardinal Quirini prefetto della congregazione delfindice,. che anzi insti tui del proprio un fon- do in denaro, il cui frutto dovesse servire a tal uopo.

Cirillo, patriarca Greco-melchlta, non si sa se per ignoranza o per mala fede, squarciate aveva le ima- gini di s. Marone abbate impresse io Roma, giustificando la sua deter-

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mi nazione col dire , non doversi essd annoverare fra i santi, come quello chef era nato e morto eretico. Egli però lo confondeva con un altro Marone, vis- suto nel 602, laddove il santo fiorì nel 395. Il s. Padre ne lo riprese, co- mela sua audacia meritava, col mez- zo di un breve.

Aggiunse Benedetto due prelati assessori fra i Ponenti di consulta per giudicare le cause criminali, pre- scrivendo un metodo certo con cui dovevano esser trattate; stabilì la giurisdizione del Buongoverno eretta da Clemente VIII, e ne prescrisse il metodo nei negozi giudiciali ed economici (Const. Ad coercenda etc. Bui. Beiicdìct. XTV tomo II pag. I ^^^ Const. Gravissimam etc. Bull, magn. tomo XIX pag. 73).

Nel 1 7 44 erano insorte alcune diffe- renze fra il gran duca Francesco, po- scia imperatore, e la S. Sede per le brighe nate a motivo della inquisi- zion di Firenze. Aveva quel tribu- nale proceduto con troppo rigore contro certo abbate libertino; ma la reggenza di Toscana stimava ch'es- so avesse abusato dei suoi diritti. Se ne lagnò in conseguenza colla s. Sede, intimando nello stesso tempo al- l'inquisitore non dover egli pel* l'avve- nire far certe carcerazioni ne pro- cessi. Stamparonsi frattanto in quel- la città alcuni opuscoli, nei quali e- rano esposte delle libere proposizio- ni, senza curaisi della approvazione dei supei^iori ecclesiastici. Se ne la- gnò alla sua volta la corte di Ro- ma colla reggenza, e non vedendo- ne profìtto, fece dichiarare proibiti tutti i libri, che pubblicati e da pul>- blicarsi nella Toscana, non avessero ottenuta la debita approvazione dei necessari revisori.

NuUostante da ambe le parti si pensò ad uu accomodamento,

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che in primo luogo fu tratta- to in Roma dall'agente del gran duca e dell' imperatore , ma per la troppa energia da lui dimo- ^rata gli fu sostituito monsignor Migazzi. Insignito questi in seguito della mitra arcivescovile di Malines, affidò l'affare al conte di s. Odili, che lo definì nel 1754. Superato aveva egli la difficoltà principale di ristabilire in Toscana, con alcune modificazioni, il tribunale del santo uiìizio, nell'atto che veniva rimessa la nunziatura Pontificia. Dispiaceva mol- to ai fiorentini l'editto succitato del- l'inquisizione romana, ed il ministro s. Odili richiese per preliminare del concordato, che dovesse ritrat- tarsi . JVè ciò era così agevole da ottenersi, poiché senza esem- pio e di grave danno per lo av- venire: ma il prudente Pontefice, risoluto di compiacere l'imperato- re, trovò un opportuno temperamen- to per farlo senza discapito della s. Sede. Nel mese di giugno seguen- te, di buon mattino, fu letto un bi- glietto del Cardinal Valenti segre- tario di stato in forma di bando, che annullava l'editto alla presenza di due famigliali del conte s. Odili, i quali servir dovevano da testimo- nii; e per pochissimo tempo fu affisso nei luoghi soliti, ed in tal guisa fu- rono ricomposte le cose. Si restitui- va r inquisizione in Toscana all' uso di Venezia, sotto la presidenza del nunzio e dell'arcivescovo, e presenti tre senatori secolari, i quali non a- vevano però voce nelle risoluzioni. Monsignor Antonio Biglia, deputato e nunzio apostolico, vi giunse ai 5 di settembre, ricevuto cogli onori con- "venienti al suo carattere. Suo primo pensiero fu di ristabilire il nuovo tribunale misto d' inquisizione, co- munque gi-an fatto non durasse in

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Toscana. Leopoldo I, succeduto all'i ra- perà tor Francesco in quel governo, an- dando di concerto coH'imperator Giu- seppe II nelle riforme ecclesiastiche, lo soppresse intieramente in Firenze, Pisa e Siena.

Giovanni Martino de Prades, sa- cerdote di Montauban, sostenendo l'atto previo al dottorato nella Sor- bona, prese a difendere cento pro- posizioni, nelle quali abbracciavasi un completo sistema di materiali- smo. Le corte lo esiliò a Garpen- trasso, il parlamento ordinò fosse bruciata la sua opera per mano del manigoldo ed egli fu carcerato, e la Sorbona finalmente lo cacciò dal sua corpo. Rifugiatosi in Prussia otten- ne un canonicato vacante nella Sle- sia; ma non ne poteva conseguire il possesso senza l' approvazione del Pontefice, il quale d'altronde con- dannato aveva, nel 1752, le sue con- clusioni. Si rivolse il Prades a Ro^ ma, e Benedetto con quella dolcezza che gli era ingenita, vi aderì col patto che oltre un'apologia pubbli- cata intorno al buon senso in cui potevano essere le proposizioni in- terpretate , facesse solenne abiura di tuttociò che potesse essere sog- getto ad imputazione. Assoggettos* si a tutto docilmente, ed il Papa, non solo gli concesse l'approvazio- ne richiesta, ma fece in modo che la Sorbona lo ricevesse di nuovo nel suo grembo.

Ridusse Benedetto frattanto a termine 1' Eucologio, specie di ri- tuale, o pontificale, in cui si con- tengono le preci ecclesiastiche e le benedizioni della chiesa greca ; ri- tuale che non potè esser compito avanti di lui, ad onta delle fatiche di ottantadue congressi. Egregia- mente corretto, coli' aiuto di quello già pubblicato dal domenicano Goar

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e di molti altri mss., venne alla luce coi tipi di Propaganda fide (Const. Enc. quo etc. Bull. magn. tomo XIX pag. 192).

Un suo editto del primo settem- bre, era diretto ad estirpare i mal- viventi, che infestavano lo stato Pontificio, ed i rei di omicidi in diversi luoghi e di altri gravi delitti. Al primo lor comparire dovevansi suo- nar le campane; gli uffiziali erano obbligati di adunar quante mili- zie più potessero, perseguitarli ed anco ucciderli impunemente dove a- vessei'o resistito.

Dichiarò, che a quelli, i quali fossero definiti pubblici refrattarii alla bolla Unìgenitus di Clemente XI, fosse negata la comunione per viatico, come pure a quanti, avanti di rice- verla, persistessero temerariamente nella disubbidienza.

Benedetto era di tratto in tratto assalito dalla podagra. Questa l'ave- va ridotto a si mal partito, che i prigioni si erano trasportati a Castel s. Angelo verso il mese di novem- bre, come praticare sempre solevasi alla morte di un Papa. Di fatto, sul principio del ly^S, gli incomodi, assalendolo più gravemente, gli mo- stravano vicino il fine della sua mortale carriera. Nel mese di feb- braio però ebbe qualche tregua, che gli permise di applicarsi a disimpegnare i doveri del suo mi- nistero. Accordò al re fedelissimo Giuseppe I, per quìndici anni la terza parte delle rendite di tutte le chiese collegiate, capitoli ecc. che si trovavano in Lisbona, accioc- ché riparasse ai danni del formida- bile terremoto del 1755. Per aderir pure alle istanze di quella corte, destinò il Cardinal Saldanha a visi- tare ed a riformare i gesuiti del Por- togallo, accusati tanto nella dottrina

BEN che nei costumi. Ma in questo mezzo mori egli il giorno 3 mag- gio nella età di ottantatre an- ni, un mese, tre giomi, dopo di- ciassette anni otto mesi, e sedici giorni di governo. Monsignor Tom- maso Antonio Gualdi, suo segretario per le lettere latine, ne fece l' elogio funebre, ed un umile sepolcro, po- sto sopra la porta dov'è il vestiario dei musici, ricettò le sue spoglie mortali.

Lo studio della politica, unito a quello delle lettere, resero insigne il Pontificato di Benedetto XIV. Quel- la costante affabilità, indizio d'una anima grande, la candidezza dei costumi, segno indubitato delia giu- stizia delle azioni, risplendevano in questo Pontefice nella lor piena lu- ce. Le più difficili controversie non intorbidarono giammai la sua men- te a segno da fargli perdere anche per pochi istanti l'abituale dolcezza, sia che insegnasse, sia che coman- dasse o che riprendesse. Chi è che non abbia udito a far menzione dei piacevoli sali di cui condiva il do- mestico suo conversare? La storia è fedel testimonio delle indefesse sue cure nel governo della Santa Sede e della Chiesa, le opere sue letterarie vivono ad istruzione dei posteri, e ben danno a compren- dere quanto il suo ingegno si esten- desse. Del suo amore poi alle belle arti ed alle scienze ci dtinno prove evidenti le ottime istituzioni che abbiamo esposte, mentre le fabbri- che numerose, a lui sopravissute, parlano eloquentemente ai romani intorno a tali sue benemerenze.

Non v' ha scrittore di que'dì, che non abbia avuta occasione di tratte- nersi con lui, e che non sia stato pene- trato dai suoi meriti. Gli stessi prote- stanti non cessavano dall' encomiarlo

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ed il signor Walpol, figlio del pri- mo ministro d' Inghilterra, compo- se l'elogio che riportiamo:

PROSPERO LAMBERTINI

Vescovo di Roma

Col nome di Benedetto XIV

Quantunque principe assoluto

Regnò tanto innocentemente

Quantunque un D.

Egli ristaurò il lustro della tiara

Con quelle arti solamente

Colle quali solamente Vottenne

Colle sue virtù

Amato dai papisti

Stimato dai protestanti

Un ecclesiastico senza insolenza od

interesse

Un principe senza favoriti

Un Papa senza nepotismo

Un autore senza vanità

Un uomo

Cile ne lo spirito ne il potere mai

guastarono

Il figlio di un ministro favorito

Uomo però che non corteggiò alcun

principe

Ne venerò alcun ecclesiastico

Offre in un protestante paese

Questo meritato incenso all'ottimo

Dei romani Pontefici.

I giorùalisti di Lipsia, d'Olanda, di Vittemberga , di Londra e mille altri protestanti unanime lode gli tributarono annunziando con ripu- tazione le sue opere. Il signor Pitt, parente del ministro d'Inghilterra dello stesso nome, si procurò il suo busto, e vi fece scolpire sul piedi- stallo questa epigrafe :

GIOVANNI PITT

CHE NON HA MAI DETTO BEXE

DI ALCUN PRETE DELLA CHIESA ROMANA

HA FATTO INNALZARE QUESTO MONUMENTO

AD ONORE DI BENEDETTO XIV SOMMO

PONTEFICE.

VOL. V.

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BENEDETTO (s.), pati-iarca dei monaci di Occidente, trasse i natali da onorala famiglia verso l'anno 480, ed ebbe per patria Norcia, città vescovile della provincia di Valeria nell'Umbria. Fin da fanciullo ap- parò i primi elementi delle scien- ze a Roma , dalla quale poscia si partì per attendere nella solitu- dine alla perfezione. Le montagne di Subiaco furono il luogo, ov'ei si condusse, risoluto di voltare le spalle alle vanità del mondo. L'abbate Ro- mano, monaco di quei dintorni, ac- colse di buon grado il santo giova- ne, e dopo averlo ammaestrato nei doveri della vita monastica, lo ve- stì dell'abito religioso, e lo condus- se in una profonda caverna , cui il novello monaco scelse per dimora. Tre anni visse in quel ritiro senza che alcuno ne avesse contezza, tran- ne Romano, il quale gli calava del cibo raccomandato ad una corda. Ma quel Dio, che avea destinato Benedetto ad essere uno de' lumina* ri della sua Chiesa, permise che fos- se scoperto prima da un sacerdote, poscia da alcuni pastori, parecchi dei quali pendevano dalle sue labbra, e si davano all' esercizio delle opere più perfette. La fama del suo no* me ben presto si sparse , e molti intraprendevano lunghi viaggi per ammirare questo servo di Dio, cui poscia seguivano nel distacco dal mondo e nell'amore alle cose cele- sti. In mezzo di quella solitudine non fu esente dagli assalti del ten- tatore sotto visibili fattezze ; ma egli sempre le superava rotolandosi per- sino in un cespuglio di ortiche e di sterpi, ne rialzandosi che a corpo in- sanguinato. Poco dopo i monaci di Vicovaro, luogo posto tra Subiaco e Tivoli, fecero istanze a Benedetto af- finchè accettasse l'incarico di abba-

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5o BEN

te del loro moiiislero; ma riimiltà di lui avea gettate così profonde ra- dici, ch'egli sulle prime volea sot- ti-arre gli omeri da un tanto peso; al quale finalmente si sottomise per non opporsi al volere di Dio. Non passarono però molti anni, che ri- fiutando que' religiosi di sottometter- si alle sue discipline, gli tramarono persino delle insidie, e tentarono di avvelenarlo. Allora Benedetto li ab- bandonò per fare ritorno al suo caro Subiaco. Molti per altro lo se- guirono, e lo scelsero a loro mae- stro nella via della perfezione. Per ciò avvenne^ che aumentando il numero de' suoi discepoli , ebbe il conforto di fabbricare dodici mo- nisteri , ciascuno dei quali con- tava dodici individui ed un supe- riore. Intanto i più ragguardevo- li personaggi partivano dalla loro patria, per visitare un uomo santo, ai piedi del quale si prostravano umil- mente. Alcuni tra essi affidavano al- le sue cure la educazione dei loro figli, tra' quali si contano Mauro e Placido . Senoncliè Io spirito del- le tenebre suscitò le più nere ca- lunnie contro il nostro eroe, il qua- le per sottrarsi da chi Io persegui- tava, ritirossi nel monte Cassino. In cima a questo eravi un tempio an- tico ed un bosco consecrato alle bu- giarde divinità del paganesimo. Be- nedetto non istette indifferente a tal vista, e pieno di zelo ne atterrò il tempio, e tolse tutti gli avanzi del- l'idolatria, sulle rovine della quale innalzò un monistero nel 529, av- venimento che forma epoca nei fa- sti della Chiesa. Prestando fede a san Gregorio , Benedetto oltre di reggere il suo monistero, avea il go- verno anche di una comunità di rehgiose poco lungi dal monte Cas- «no in un luogo chiamalo Piuma'

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vola, o Piornharola, sotto la dire-- zione di sua sorella s. Scolastica (Fedi). La scienza del santo patriarca non versava sugli oggetti profani , ma sibbene sulle cose celesti, mo- tivo per cui il sullodato Gregorio Io chiama scienter nesciens, et sa- pienter indoctus. Non v'ha dubbio, che fosse insignito dell' ordine del diaconato; non fu però sacerdote. La regola, ch'egli scrisse, meritò gli elogi di s. Gregorio, che la preferì alle altre tutte. Fu abbracciata in seguito da tutti i monaci di Occi- dente, come quella, che conduce gH uomini alla perfezione col mezzo specialmente dell'umiltà, dell'ubbi- dienza, della preghiera, del silenzio e della solitudine. Di tutte queste virtù il santo patriarca diede lumi- nosissimi esempli, e Dio degnossi o- norarlo col dono de' miiacoli e del- la profezia. Un segno solo di croce bastava a fugare il demonio, che volea sedurre i suoi religiosi, e le preghiere di lui furono sufficienti a risuscitare un novizzo, che era stato se- polto sotto le rovine di una muraglia. Predisse che verrebbe tempo in cui il suo monistero sarebbe distrutto; locchè si avverò nel 58o per opera dei longobardi ; e scoprì altre cose che sono occulte agli sguardi uma- ni. Prenunzio a Totila, che prende- rebbe Roma, passerebbe il mare e per nove anni terrebbe le redini dell'impero, dopo i quali sarebbe citato al tribunale divino. Sembra, che la morte di s. Benedetto sia ac- caduta poco dopo a quella di san- ta Scolastica sua sorella. Nel sesto giorno, dacché fu colto dalla febbre, volle essere portato in chiesa per venir confortato col pane degli an- geli, e dopo aver dato alcune istru- zioni a' suoi discepoli, morì nel ba- cio del Signore nel giorno 2 1 mar-

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7.0 dell'anno 543_, come opina la maggior parte degli scrittori. Vedi Benedettini e Benedettine.

BENEDETTO d'ANiANE(s), tras- .se i natali alla metà del secolo ot- tavo da ima illustre famiglia dei conti di Maguelone , e riconosce per patria la Linguadoca. Allorché per- venne ad una età capace di soste- ner qualche carica, il padre lo man- dò alla corte, ove fu eletto coppiere del re Pipino, e poscia di Carioma- gno. Questi due re ammirando le virtù, ond'era fornito il giovane Be- nedetto, lo colmarono di onori e di ricchezze : ma egli illuminato dalla grazia, non vi attaccò il suo affetto, e per ben tre anni condusse una vita mortificata e penitente in mez- zo ai tumulti della corte. Ma quel Dio, che lo avea destinato ad im- piegar l'opera sua in altri esercizii , servissi di un accidente per indurlo a distaccarsi del tutto dal mondo. Avvenne un giorno che suo fratello cadde nel Ticino presso Pavia, e già era per affogarsi ; quando Be- nedetto, niente curando la propria vita, si adoperò per sottrarlo dall'im- minente pericolo. Questa cosa ebbe tanta forza sull' animo di lui, che non dubitò un istante di rinunzia- re al secolo. Recossi pertanto nella Linguadoca, e quivi ricorse ad un insigne e pio religioso per manife- stargli la sua intenzione, e richie- derlo de* suoi consigli. Il santo uo- mo riconobbe, che Dio avea preve- nuto colla sua grazia i disegni di quel giovane, e gli aggiunse corag- gio, affinchè desse mano all'opera. Per la qual cosa Benedetto partissi di ca- sa , e finse di recarsi ad Aix-la-Cha- pelle, ove si trovava la corte. Ma giun- to nell'abbazia di s. Sigone , entrò in quel convento, e vestì l'abito mo- nacale nel 774. Persuaso, che il do-

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vere di un religioso è quello di at- tendere a tutt'uomo all'acquisto del- le virtù per giugnere alla perfezio- ne, si diede con molto impegno ai digiuni, alle veglie, alla preghiera, alle mortificazioni, e si propose di seguire l' umiltà ad imitazione del suo divino esemplare. Per accertar- si dell'amore, ch'egU avea alla mor- tificazione, basti accennare, che al- l'osservanza della regola prescritta da s. Benedetto, aggiungeva le au- sterità, che s. Pacomio e s. Basilio ingiugnevano ai loro discepoli. Sos- tenne con molta prudenza e vigir- lanza la carica di celleraio, e mor- to r abbate , venne eletto a succe- dergli. Ma egli, ben prevedendo quan- ti scogli avrebbe dovuto incontrare, abbandonò il monistero, e recossi nella Linguadoca. Quivi innalzò un piccolo romitaggio presso ad una cappella di s. Saturnino, sul margi- ne del ruscello Aniane, ed in que- sto ritiro visse alcuni anni in una estrema povertà, dandosi alla pre- ghiera ed agli esercizii della più ri- gida mortificazione. Il suo più fer- vido desiderio era quello di cono- scere la volontà di Dio, per poter- la praticare. IVIolti personaggi distin- ti per la loro pietà a lui ricorre- vano, ed egli costrusse un monistero per secondare il santo loro deside- rio di darsi alla pratica dell' evan- gelica perfezione. In seguito crescen- do il numero de' suoi discepoli, in- nalzò un altro monistero non mol- to lontano dal primo, comprò delle possessioni, edificò un gran chiostro, costrusse un bellissimo tempio, e in poco tempo vide il numero de* suoi seguaci aumentato fino a trecento. Ma non solamente i conventi di Aniane erano beneficati dallo zelo e dalla carità di Benedetto: la sua sorveglianza si estendeva eziandio

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sui monisteri della Provenza , della Lingtiadoca e della Guascogna , i quali tutti riconoscevano in lui un padre amoroso ed un saggio mae- stro. Lo zelo, da cui si sentiva ac- ceso, affinchè il sacro deposito del- la fede rimanesse inviolabile, lo ec- citò a scrivere quattro trattati in difesa della cattolica dottrina; e lo fece assistere al sinodo di Urgel nel 799, ove si condannò l'eresia di Fe- lice di Urgel. La stima, che si era procacciata colle sue virtù, induce- va i più saggi personaggi a valersi de' suoi consigli, e lo stesso Luigi il Buono gli assoggettò tutti i mo- nisteri del regno , affinchè provve- desse alla regolarità dei medesimi. Corrispose egli all' aspettazione del- l'imperatore, il quale bramando di averlo a vicino , gli diede l'ab- bazia di Marmunster in Alsazia; ed in seguito a questo stesso fine fece innalzare il monistero d'Inde, lontano due leghe soltanto dalla residenza imperiale. Molto egli si adoperò in un'assemblea di abbati tenuta nel- rSiy ad Aix-la-Chapelle, per la ri- forma della monastica disciplina ; nonché in un concilio celebrato nel- la sua stessa città, ove si fecero dei regolamenti intorno ai canonici ed ai monaci. Inoltre fece alcuni statu- ti , i quali furono aggiunti alla re- gola di s. Benedetto. Dopo essersi occupato in tante opere insigni. Be- nedetto cadde infermo, ed in questo stato passò gli ultimi anni di sua vita. Mori finalmente nel monistero d'In- de li II febbraio dell'Ha i, e fu seppellito nel medesimo. La sua fe- sta si celebra ad Aniane nel giorno della morte di lui, ma nella mag- gior parte de' martirologi se ne fa la memoria nel giorno appresso . BEjNEDETTO (s.), protettore di Avignone, fiori nel secolo XII. Fino

BEN dai più teneri anni mostrò egli una pietà tanto singolare, che chiun- que trattava con esso lui ne resta- va maravigliato. Ei custodiva le greg- gi di sua madre, e conduceva una vita semplice e virtuosa. Essendo stato più volte testimonio oculare del pericolo, che incontravano i po- veri nel passaggio del Rodano ad Avignone, col permesso di quel ve- scovo intraprese la costruzione di un ponte sopra quel fiume. Dopo aver condotto quasi a termine cote- sta impresa, il santo morì nell'an- no 1 1 84, e fu sepolto sul ponte medesimo, il quale dopo quattro anni fu terminato. Tanti furono i miracoli, che Dio operò per testifi- care la santità del suo servo, che i cittadini di Avignone eressero sul ponte una cappella, ove riposò per quasi cinque secoli il corpo di Be- nedetto. Nel 1669 fu levato da quel luogo perchè una gran parte del ponte era caduta, e fu ritrovato in- corrotto. Finalmente nel 1674 l'ar- civescovo di Avignone lo trasportò solennemente nella chi*^sa dei cele- stini.

BENEDETTO Biscop (s.), tras- se i natali verso l' anno 629 in quella parte dell' Inghilterra, che ap- pellasi Northumberland. Discendente com' era di nobile casato , ottenne ben presto il grado di officiale dal re Oswy, che poscia lo decorò di onori e ricchezze. JMa Benedetto, persua- so essere vanità ed afflizione di spi- rito tutte le umane grandezze, pre- se la nobile risoluzione di abban- donare il mondo, e di ritirai*si in un convento, per attendere con maggiore impegno alla propria san- tificazione. Pertanto egli vesfi 1' abi- to religioso nel monistero di Lerin, ove diede le più luminose prove di evangelica perfezione nel corso dei

BEN due anni, che vi si trattenne. Po- scia fu mandato in Inghilterra dal Sommo Pontefice Vitaliano , dove ottenne il governo del monistero dei ss. Pietro e Paolo, poco distan- te dalla città di Cantorbery. Ma non andò guari di tempo, che Be- nedetto rinunziò alla s>ia dignità in favore di s. Adriano. In seguito fon- dò il monistero di Weremouth , e quello di Jarow, dei quali egli stes- so tenne il governo, avendo per al- tro eletto un abbate particolare ad ambedue gì' istituti , affinchè sorve- gliasse all'osservanza della discipli- na. Per ben cinque volte recossi a Roma, ed intraprese questi viaggi col santissimo fine d' istruirsi sulle discipline della Chiesa, e sulle di- verse costituzioni monastiche. Quin- di al suo ritorno in patria, ei tut- to si adoprava per ornare di qua- dri le chiese, e stabili le cerimonie auguste, cui avea veduto praticarsi in Roma.

Introdusse eziandio il canto gre- goriano, e tutto ciò, che potea in- fluire a rendere più perfetto il cul- to esteriore. Finalmente, oppresso dalle fatiche , e dalle malattie , che lo travagliarono negli ultimi tre an- ni, si avvide di essere prossimo al termine di sua vita. Egli domandò di essere confortato col pane dei forti, e dopo aver fatte ai suoi fra- telli le pili calde raccomandazioni, affinchè procurassero di osservare con fedeltà le i^egole del loro isti- tuto, mori della morte del giusto nel giorno 12 gennaio del 690; giorno in cui se ne celebi-a la me- moria dalla Chiesa.

BENEDETTO di s. Filadelfio (s.), nacque nel villaggio di s. Fila- dellìo soggetto alla diocesi di Mes- sina, nel i526. GH si die il so- prannome di Moro, perchè avea la

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pelle nerissima, e perchè i suoi ge- nitori erano mori. Questi erano schiavi, ma seguaci della croce, cui portavano con rassegnazione seguen- do l'esempio del loro divin Mae- stro. Le virtù, ond' erano a gran dovizia forniti , meritarono ad es- si la benevolenza del padrone, il quale concesse la libertà al loro fi- glio Benedetto. Questi venne edu- cato con molta cura nelle cristiane discipline, nelle quali tanto avanza- va, che da ognuno si potea scorge- re a qual grado eminente di santi- tà ei fosse per arrivare. L'amore, che avea al ritiro, ai digiuni, ai ci- licii , era tale da indurre alla me - raviglia chiunque n' era testimonio. Grande poi era il fervore con cui si accostava alla mensa degli angeli, la divozione che nutriva vei'so !Ma- ria, la carità, che lo eccitava a dis- tribuire ai poverelli quanto pos- sedeva. Ma quel Dio, che agli umi- li soltanto è largo dei suoi favori , inspirò Benedetto a ritirarsi dal mondo, e ad abbracciare un Ordi- ne di solitarii di recente fondato in quei dintorni col consenso del Som- mo Pontefice. Quivi ei visse fino all'età di quaranta anni, dopo i quali passò a Palermo nel conven- to dei francescani osservanti, perchè il suo antico istituto era stato sop- presso da Pio IV. In questo si se- gnalò sopra tutti per le sue esimie virtù, e per la pratica della più au- stera penitenza. Ogni anno osserva- va sette quaresime , e sempre si asteneva dalla carne, prendea bre- ve sonno sul terreno , e facea uso delle vesti più grossolane. Iddio lo rimunerò ben presto per tante vir- tù, col dono della più alta contem- plazione , e col farlo tenere in tan- ta stima da quei religiosi, che lo elessero a loro superiore, quantun-

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que fosse laico. Dopo avere disim- pegnato con molta prudenza il suo ufiizio , ei fu colto da forte malat- tia, e domandò i conforti della re- ligione. Allorché ricevette la ss. Eu- caristia, uno splendore celeste gì' ir- radiò il volto, ed un soave odo- re riempi la stanza in cui si tro- vava. Dopo il suo felice transito Benedetto fu glorificato da Dio con molti miracoli , dei quali ne avea operato anche in vita. Per la qual cosa Benedetto XIV lo beatificò nel 1743, e Pio VII lo canonizzò nel giorno 24 maggio dell' anno 1807.

BENEDETTO (s.), soHtario in Italia, fioriva nel secolo VI. Di lui fa menzione il gran Pontefice san Gregorio ne' suoi dialoghi. Egli ri- ferisce pertanto, essergli stato nar- rato, come un giovane per nome Benedetto menava santamente la vita in una solitudine a poche mi- glia da Roma ; e come Dio ne ab- bia manifestata la santità con due miracoli. Cercato a morte dai goti, ei ne fu sottratto prodigiosamente al furore, ed il fuoco appiccato al suo monistero, non gli produsse al- cun nocumento. Poscia gettato in un forno bene acceso per opera de- gli stessi barbari, ne usci incolume, senza che neppure le sue vesti ne restassero danneggiate. Quantunque si sappia per certo, che questo so- litario era contemporaneo al patriar- ca de' benedettini , tuttavolta man- cano argomenti per crederlo suo discepolo, o monaco di Montecassi- no. Quindi apparisce, che senza al- cun fondamento si pone nel calen- dario de' benedettini, come un san- to del loro Ordine. La sua morte si assegna ai 3 1 marzo ; ma il mar- tirologio romano, ed altri ne fanno menzione ai 23 dello stesso mese.

BEN BENEDETTO Giuseppe Labrè (ven. ), sorfi la culla nel ij^S ad Amette , parrocchia deli' antica dio- cesi di Boulogne, soggetta al vesco- vo di Arras. Suo padre era agri- coltore e mereiaio, e molto si di- stingueva per le rare virtù , delle quali piantò i semi nel cuore del suo tenero figlio. Questi corrispose alle premure paterne , e seppe ap- profittare del nobile ingegno e del- la felice memoria , onde Iddio lo avea privilegiato. Quantunque gli scorresse fervido il sangue nelle ve- ne, seppe moderarsi per modo, che mostrossi mai sempre docile ai co- mandi de' suoi genitori, e si con- servò amante della pietà e della in- nocenza. Lo studio fu per esso lui un dolce trattenimento fino dai suoi più verdi anni, specialmente qualo- ra trattavasi di cose attinenti alla religione. Fatto grandicello , i suoi genitori pensarono di affidarlo ad un suo zio parroco di Erin, affinchè questi gli desse una cristiana edu- cazione. Il profitto, che questo gio- vanetto trasse dalle lezioni dello zio, era veramente ammirabile, fi- gli s'infervorò nella divozione al- l'augustissimo Sacramento dell'alta- re, al quale accostossi per la prima volta in età di anni dodici : si di- stinse fra tutti i suoi compagni nel- lo studio; e soprattutto si diede con fervore all' esercizio dell' orazio- ne, all'amore del ritiro, ed al di- staccamento dai beni frivoli di que- sta terra. Con tali disposizioni non è maraviglia, se Benedetto giunto appe- na al terzo lustro di età, siasi risolto di ritirarsi alla Trappa. Suo zio non oppose a questa vocazione, ma i suoi genitori niente lasciarono in- tentato per distojnelo. Dopo qual- che tempo Benedetto recossi alla casa paterna, e tanto pregò i geni-

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tori a non porre ostacolo all' esecu- zione de' suoi voti , che questi gli accordarono quanto domandava . Lieto egli per tale concessione non tardò un istante ad intraprendere il suo viaggio. Ma chi potrebbe es- primere il coidoglio, onde fu com- preso, allorché il superiore dell'ab- bazia si protestò di non accettarlo a motivo della sua età ancor trop- po tenera? Egli ritirossi pertanto presso un suo zio materno, vicario di Conteville, e continuò col solito impegno i suoi studii. Ma senten- dosi inclinato alla vita religiosa, en- trò in un cliiostro di certosini, ove poco si tiattenne perchè senti vasi alili tto da pene interne gravissime. Ritornò mesto alla casa dello zio , e stabili di consecrarsi ad una vita rigorosa e penitente. La madre si rattristava nel vedere, che il suo ca- ro figlio facea s\ aspro governo del suo corpo, e giunse puranco a tac- ciarlo d' indiscrezione. Ma il santo giovanetto era d' avviso di far trop- po poco pel suo Signore : quindi tentò di ritornare all' abbazia della Trappa colla speranza di esservi ri- cevuto. Tornato privo di effetto questo disegno, recossi all'abbazia di Sette Fonti : ma la sua salute mal ferma non gli permise di con- tinuare gli esercizii delle pratiche monastiche. Egli però non depose il pensiero di abbracciare qualche altro istituto; ma quel Dio, che dis- pone ogni cosa sapientemente , lo avea destinato ad un altixj genere di vita. Ei si condusse pertanto a Roma, ove si trattenne nove mesi, e poscia parti alla volta di Fabria- no per venerare le reliquie di s. Ro- mualdo, In seguito intraprese lunghi pellegrinaggi, cui faceva per lo più a piedi nudi, con un vestito lacero e senza compagno per non essere

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distratto. Senza mendicare, vivea (li limosine , non lacca provvigioni per l'indomani, e divideva coi po- veri quanto gli veniva ofterto dalla pietà de' fedeli. Sei anni ei consu- mò in queste opere di penitenza , dopo i quali fece ritorno a Roma, ove passava le intere giornate nelle chiese. Finalmente ebbe ricetto in un ospizio di carità, ove andava a ricoverarsi nella notte, ed ivi ri- mase fino al termine de' suoi gior- ni. Ma per quanto il servo di Dio si studiasse di fuggire le lò- di degli uomini , egli diveniva sempre più l' oggetto del più al- to stupoie. L* orazione era il suo cibo, e non la tralasciava che per occupai^ìi in altre opere di cari- tà , e per concedere alle stanche membra un breve riposo. Ma già era giunto il tempo, in cui Dio vor lea ricompensare una tanta virtù colla gloria celeste. 11 giorno i6 aprile del 1783 fu quello della sua morte, essendo stato colto da malat- tia repentina ed inaspettata in ca" sa di uno, che per carità lo ac- colse. Appena se ne sparse la fa- ma, che si udì echeggiar V aria di queste parole : // santo è morto. Venne sepolto presso l'aitar mag- giore della chiesa della Madonna de' Monti, ed alla sua tomba ben presto concorsero in gian folla gli abitanti di Roma. È fama , che Dio glorificasse il suo servo con varie grazie e miracoli. Un certo Tayer, ministro anglicano, tanto fu colpito da questi, che risolse di ritornare in seno alla Chiesa. Indi- zii cos\ strepitosi di santità , in- dussero a trattare il processo del- la canonizzazione di Benedetto, al quale la congiegazione de' Riti de- cretò il titolo di Venerabile fino dall'anno 1783. Ora poi si esamina

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il dubbio delle virtù in grado e-

roico.

BENEDETTO, Cardinale. Bene- detto si annovera tra i Cardinali sottoscritti alla bolla emanata dal concilio romano a favore della chie- sa di Benevento , essendo Pontefice Giovanni XIII del 965.

BENEDETTO, Cardinale arci- diacono. Benedetto arcidiacono ere- desi esser quel Benedetto , che, in qualità di archiministro , si trova segnato sotto un privilegio concesso al capitolo di Firenze da Benedet- to IX; e quindi argomentasi, che vivesse circa la metà dell' XI secolo, giacche Benedetto IX fu fatto Papa nel io33.

BENEDETTO, Cardinale. Bene- detto di Ponzio ignorasi ove pre- cisamente avesse la culla ; ma si può credere, che fiorisse circa la prima metà del secolo XI. Egli fu poi ve- scovo portuense, e bibliotecario della Chiesa Romana. Estese di proprio pugno , come scrive 1' Ughellio, la bolla di Giovanni XIX del ioo3, in- vece di Pellegrino arcivescovo di Colonia, e bibliotecario della S. B. C.

BENEDETTO, Cardinale dia- cono. Benedetto fioriva circa il prin- cipio deirVIII secolo, ed era ascrit- to ai Cardinali diaconi nella regione quarta. Viveva ai tempi del Sommo Pontefice s. Gregorio III, che fu e- levato alla cattedra apostolica l'an- no 781 .

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto fioriva nel secolo IX, ed era insignito della dignità di dia- cono Cardinale. Intervenne al con- cilio, che neir 853 fu celebrato a Roma dal Papa Leone IV.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto intervenne al concilio di Roma, tenuto sotto Giovanni XII ,

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nel 964, in qualità di prete Cardi' naie del titolo di s. Sisto.

BENEDETTO, Cardinale dia- cono. Niente altro di lui ci è con- to, tranne che si legge il suo no- me segnato nella bolla, fatta di co- mune diritto, nell'anno 993, riguar- do alla canonizzazione di s. Uldari- co, celebrata da Giovanni XV.

BENEDETTO, Cardinale dia- cono. Benedetto vide la luce, secon- do che giova credere, sul principio del secolo XI. Fu tra i porporati, che segnarono del proprio nome il decreto pubblicato da Benedetto IX del io33 nel sinodo di Roma, a favore di Guglielmo abbate di s. Benigno di Fruttuaria.

BENEDETTO Oblazionario^ Cai^ dinaie. Benedetto Oblazionario vi- veva nel Pontificato di Benedetto IX, per la qual cosa fiori circa il prin- cipio del secolo XI.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto nacque verso la metà del V secolo, e fu tra i Cardinali, che viveano nel Pontificato di s. Gela- sio I, eletto nel 49^} ^^ ^^'^ insigni- to del titolo presbiterale di s. Caio.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto nato circa il principio del- l'VIII secolo, fu tra quelli, che, nel 761, intervennero al concilio tenuto da s. Paolo I. Era dell'ordine dei preti, ed avea il titolo di s. Mar- cello.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto è ascritto ai preti Cardinali, che furono pi'esenti al sinodo tenuto a Roma da Giovanni Vili, nell'anno 872. Egli era del titolo di s. Bai- bina.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto, che fiori intorno il princi- pio del secolo X, viene annoverato ti'a i primi, che sottoscrissero al decreto iniquamente emanato da

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Stefano VI, detto VII, contro For- moso Pontefice, già morto nell' 896.

BENEDETTO, Cardinale. V. Benedetto V.

BENEDETTO, Cardinale Be- nedetto fu uno di quelli che ap- posero la loro sottoscrizione alla bolla dell'antipapa Leone Vili, in- truso nel 963. Era fregiato del ti- tolo presbiterale di s. Maria al Pre- sepio.

BENEDETTO , Cardinale. Bene- detto viveva al tempo del Sommo Pontefice Benedetto IX, del io33, ed ebbe il titolo di Equizio, cioè dei ss. Silvestro e Martino ai Monti.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto fiori nel volgere del secolo XI. Fu prete Cardinale del titolo di s. Pudenziana. Di lui ci è noto, che ristaurò, ed abbellì di un vago marmoreo pulpito la chiesa del suo titolo, che minacciava di minare, e ne celebrò poscia la solenne dedi- cazione. Credesi, che dal primo suo titolo passasse a quello di Eudossia, detto di s, Pietro in Vincoli, dacché si trova il suo nome segnalo nelle bolle di Pasquale II e di Calisto. Egli sottoscrisse ancora al sinodo di Guastalla tenuto nel 1106 dal sud- detto Pasquale II.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto fioriva circa il principio del secolo XII. Egli fli onorato della di- gnità Cardinalizia col titolo di san Pietro in Vincoli. L' UgheUio ne assi- cm'a, che intervenne al concilio di La- terano , celebrato da Pasquale II, nel 1 1 1 2, sul fatto delle investi ture, e che segnò del suo nome la bolla di cjuel Pontefice. Fu presente ai comizii tenuti per la elezione di Gelasio ed Onorio II. Quantunque poi non si sia trovato al conclave per r elezione di Calisto II, tenuto nel mouistero di Clugny nelle Gal-

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He, tuttavia essendo a Roma, vi prestò il suo assenso.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto non ci è noto se non per ciò che fu vescovo di Albano, e che visse ai tempi di Eugenio II , eletto neir824.

BENEDETTO, Cardinale. Fu vescovo Lavicano, e sottoscrisse ad un privilegio accordato da Giovan- ni XIX alla patriarcale di Grado; quindi egli viveva al principio del secolo XI.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto fu vescovo di Ostia, e si fa di lui memoria parlando dei Car- dinali, che vissero sotto il Pontifi- cato di Benedetto IX; il perchè si può credere che fiorisse verso la metà del secolo XI.

BENEDETTO , Cardinale ve- scovo. Benedetto viveva al principio del secolo X, e fu presente al con- ciliabolo tenuto nel 960 dall' impera- tore Ottone contro il Pontefice Gio- vanni XII. Egli inoltre concorse col vescovo di Ostia Leone, e con Gre- gorio vescovo di Albano, alla con- sacrazione sacrilega di Leone VIU antipapa, il perchè nel concilio ro- mano, che dipoi fu celebrato nel 964, venne sospeso. Nulladimeno si annovera tra i padri del concilio, te- nuto a B.oma da Giovanni XIII, crea- to nel 965 ; dal qual fatto ci sem- bra poter arguire , eh' egU pentito del suo fallo, fosse rimesso alla per- duta dignità.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto, che fu Cardinale creato da Gregorio V e vescovo di Porto, nac- que dopo la metà del secolo X. In- tervenne al concilio romano tenuto dal medesimo Pontefice nel 998 , ove si discusse la famosa causa ma- trimoniale del re Roberto, che avea sposato una sua consanguinea.

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BENEDETTO , Cardinale. Be- nedetto fu creato prete Cardinale del titolo di s. Susanna da Inno- cenzo III, nella terza promozione fatta a Roma nel dicembre del 1200. Quindi dallo stesso Pontefice, nel 1 2 1 1 , fu eletto vescovo di Porto e legato in Costantinopoli all'impera- tore Baldoino. Nel tempo della sua lunga dimora presso a quell' impe- ratore, il Papa gli scrisse molte let- tere, circa punti gravissimi, profon- dendo a lui elogi assai onorevoli ; dacché lo chiama provido, discreto, erudito ed onesto; e caldamente lo raccomanda all' imperatore ed ai ve- scovi di quel dominio. La sua au- torità fece, che potesse accomodare alcune differenze fra il patriarca di Costantinopoli ed i cherici franchi , a patto però, che di tutte le terre acquistate in oriente colle armi , la chiesa di Costantinopoli avesse la decimaquinta parte. Dopo tre lustri di Cardinalato, nel 1226, terminò in pace i suoi giorni , nel Pontifi- cato di Onorio III. Era tra i Cardi- nali elettori di quel Pontefice, ben- ché prima si veda segnata la sua morte nel Pontificato d' Innocenzo III. La maggior parte degli scrittori tutta volta opinano , che sia morto dopo la elezione di Onorio.

BENEDETTO, Cardinale. Bene- detto fu vescovo di Selva-Candida. Era bibliotecario della S. R. C. nel y42 > essendo Pontefice s. Zaccaria: ragione per cui si dice appartenere a questo Papa, di cui segnò anche alcune bolle spedite in Aquino a favore del celebre monistero di Mon- tecassìno.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto apparteneva al Papa Mari- no I, ed era vescovo di Selva-Can- dida, e bibliotecario della chiesa di Roma. L'Assemanni con altri assen-

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sce, che nell' 884 sottoscrivesse a un privilegio da Marino accordato al celebre monistero di Montecas- sino.

BENEDETTO, Cardinale. Be- nedetto nacque sul finire del secolo X, e fu vescovo Cardinale di Selva- Candida, e bibliotecario della S.R.C. Sottoscrisse una bolla, che Benedet- to Vili spedi a favore di Guido abbate di Farfa nel io 12, ed un* altra a favore della chiesa di Ur- gel , se vogliamo credere all' Ughel- Ho. Altri scrittori però negano, che Benedetto abbia segnate queste bolle.

BENEDICAMUS DOMINO, Ver- setto. Formula, colla quale si termine al divino ufficio, ed alcune volte alla messa, cioè quando non si dice il Gloria in excelsis Deo ( Merati, part. I, tit. XIII, num. 3 ). Questa formula fu sostituita all' Ite missa est (P^edi), nei giorni di di- giuno, giacché in questi per causa dell'ufficiatura di nona, e di vespe- ro, che era susseguente alla messa, non si mandava a casa il popolo. In alcune chiese si usava tale vei'- setto anche alla messa della notte di Natale, dopo la quale non par- tivano gli astanti, giacché doveano assistere alle laudi, che seguivano immediatamente la messa. Il Can- cellieri , nelle sue notizie intorno alla Notte di Natale j Roma 1788 a pag. i5, così si esprime su questo argomento : Non si cantava l' Ite missa est 3 perché si doveva restare a cantar le laudi, e poi ad assistere alla seconda messa, come avverte Gio. Belleto: In prima missa Na- talis Domini non debet dici , Ite missa est , ne videatar populus licentiam habere abeundi. Ma in sua vece , come usa vasi ne' giorni di digiuno, in cui dopo la messa si recitava l'ora di nona, e il ve~

BEN spero, si diceva Baitdicamus Domi' no, chiamato Versus eluso r. Si leg- ge auche nel ceremoniale mss. della chiesa di Toul, Du Veri Caerem. Eccl. tomo I, pag. 4 et 5 : In fine Misscs clicitur Benedicarnus Domi- no, quia nonduni conceditur facul- tas exeundi de ecclesia.

Sul significato delle parole Bene- dicarnus Domino, il Sarnelli nella lettera ecclesiastica LVIII, tomo VII, fra le altre cose, dice ai nu- meri i4 e i5: che il Benedica- rnus Domino si dice rivolto all'al- tare dal celebrante nelle messe pri- vate, e dal diacono nelle canta- te, quia ibi peculiari modo Domi- nus adest; che l'ile missa est si dice verso il popolo, perchè con quelle pa- role il popolo si licenzia. E questa licenza si solennemente ne' di festi- vi, seppure non si deve dimostrare qualche mestizia, come nelle dome- niche di quaresima e somighanti, e ne' giorni feriali, dove i di voti, che intervengono alla messa, devo- no piuttosto trattenersi alle divine lodi, e benedizioni, come dice il Micrologìo al capo quarantasei, ben- ché s. Clemente usi le parole Ile in pace , come Cristo disse dopo la sacra cena: surgite, eamus. Al- l' invito del Benedicamus Domino, si risponde Deo gralias, come an- che all' /tó missa est, perchè, dice san Agostino, nell'epistola XXXIX ad Paulinum : Partecipato tanto sacramento , graliarum actio cun- cta concludit. In quanto poi al dubbio, se dopo le orazioni poste in fine delle litanie, e preci de' sette salmi penitenziaU, debba esservi ap- posto il versetto Benedicamus Do- mino, poiché in molti breviari, e rituali vi apparisce, ed in altri no; Io stesso Sarnelli, nella lettera XVI del tomo III , num. 1 3 , dice , che

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nei nostri breviari, e rituali non vi è, e che non vi deve essere, perchè quando i salmi penitenziali colle litanie si dicono dopo le laudi, si debbono dire dopo il Benedicamus Domino delle stesse laudi, lasciato et Fidelium Animoe etc, perchè dicendosi in fine delle litanie, serve per ambedue; sicché c^neW exaudiat vi è posto in vece del Benedicamus già detto. V. Gavanto in Rubric, Brev. de psalm. poeniL sect. IX, cap. IV, e r articolo Messa.

BENEDICITE. Preghiera, che si recita prima delle refezione per be- nedire il cibo posto sulla mensa, Mensae consacratio. La benedizio- ne della mensa è antichissima, ed appartiene darla alle persone più distinte, ed ai chierici in preferenza de' laici. Nelle comunità religiose, il superiore benedice la tavola, man- cano concilii, che raccomandano la benedizione della mensa avanti il pasto. Benedicere è quasi lo stesso che santificare, come si legge presso l'apostolo (Tim i. 4)j che i cibi si santificano, cioè si benedicono per verbum et precalionem j imperocché pregando, celebrando il nome di Dio, ed invocandolo, benediciamo, e quasi santifichiamo tutte le cose. Nel sabbato santo, i sacerdoti girano per le case a benedire i cibi, e le ova. Sopi*a r uso di questa benedi- zione veggasi Tobia Kraschi, Com- mentalio de ovibus paschaUbus, Re- gion. 1705.

Quando i Pontefici danno qual- che banchetto a' Cardinali in occa- sione di averne consagrato alcuno in vescovo, o per altro motivo, mon- signor caudatario, cappellano segre- to Pontificio , dice la formula della benedizione della mensa. Benedici- te, stando tutti in piedi, a cui ri- spondono i cantori della cappella

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Papale, ed il Pontefice benedice tan- to la propria tavola, che quella dei Cardinali. Nella mensa, che s'imban- disce nel palazzo apostolico pei pel- legrini la mattina del giovedì santo, il Pontefice, che si reca ad assister- vi, benedice la tavola, dopo l'ora- zione Benedicite^ recitata da un suo cappellano segreto ; e dopo aver somministrato ai commensali, chia- mati apostoli, alcune vivande, li la- scia colla sua benedizione. Vedi il rame di Picard, Cerimonies Reli- gieuses, tomo II. pag. 172, le Pa- pe benit les tables des pelerins , et leurs sert a manger avec les Car- dinauXj et autres Prelats, nonché gli articoli Pranzi ed Agapi.

BENEDIZIONE. L'atto del be- nedire è il desiderare felicità a per- sona amata. Cos\ i patriarchi vicini a morte benedicevano i loro fighuo- li. Nel cristianesimo si danno le Be- nedizioni col segno di croce, per ricordare ai fedeli i benefizii deri- vati dalla redenzione del Salvatore. Benedire vuol dire anche pregar bene da Dio alla cosa, che si bene- dice; il qual atto si fa per lo più alzando la mano, e movendola in segno di croce. Si anche la Be- nedizione al popolo dai sacerdoti, e superiori ecclesiastici tanto nelle chie- se, quanto nelle strade, come pra- ticano i vescovi, o con un segno di croce fatto colla mano, ovvero con qualche immagine divota , con un reliquiario, o col Ss. Sacramento.

Fino dai tempi apostolici, dice Bergier ( giacche non si trova dopo r istituzione della Chiesa un coman- do o prescrizione ne di Pontefici ne di concilii), la Chiesa usò bene- dire la più parte delle cose, di cui si servono i fedeli nei bisogni or- dinarli della vita, per cui si veg- gono ne' più antichi rituali le bene-

BEN dizioni proprie per una nuova car- sa, per un nuovo letto, per un nuo- vo naviglio, per le frutta, pel vino, pegli alimenti nuovi d'ogni specie, e ciò fu prescritto per togliere le superstizioni dei gentili, e ricordare ai fedeli, che ogni bene viene da Dio. Il Butler poi, nelle sue feste mobili j asserisce, che solamente mer- cè la Benedizione divina tutte le cose create possono giovarci, e noi pos- siamo tenerci lontani dai mali, che si sforzano sempre di farci gli spi- riti perversi. Che se parliamo del- le cose, le quali s'impiegano all'al- tare pel divino servigio, vedremo costante ed antico il costume della Chiesa di benedir luttociò, che spetta al culto di Dio, gli abiti, gli arredi sacerdotali, e gli edificii per la ce- lebrazione de' sacri misteri ; la qual pratica e' insegna quanto sublime idea dobbiamo concepire delle cose sacre.

Benedizione vale anche a dino- tare le preghiere, o cerimonie, col- le quali la Chiesa destina certe per- sone a determinati stati ed impie- ghi, e con cerimonie ne distribuisce gli abiti, e gli altri distintivi. In questo significato la Chiesa l^enedice gli abbati, le abbadesse, le mona- che, i cavalieri, ed a questo si può anche riferire la consacrazione de» re e delle regine.

Viene la parola Benedizione adope- rata anche per indicare le funzioni sa- cre, colle quali la Chiesa toglie le cose all'uso profano per impiegarle in usi religiosi, e perciò essa benedice l'ac- qua, il sale, il fuoco, l' olio, le cam- pane, le cappelle, i cimiterii, gU ai-- redi, la biancheria dell' altare, e ge- neralmente tutto ciò, ch'essa adopera per uso sacro. Queste Benedizioni si chiamano anche consacrazioni, on- de si dice essere consacrata una chic-

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sa, un altare, un calice. Nondimeno la parola consacrazione si usa parti- colarmente per significare un' unzio- ne, quindi dicesi essere benedetto il ciborio, e consacrato il calice, poi- ché per questo si adopera l'unzione. I^p Benedizioni per tutto quello che serve ai bisogni dell'uomo, com- prese le bandiere e le armi, si fan- no con aspersorio di acqua bene- detta , con segni di aoce , e pre- ghiere conformi al soggetto della cerimonia, e ciò praticasi, perchè gli uomini abbiano a servirsene solo per gloria di Dio e loro salvezza. Yi sono alcune Benedizioni per le quali, secondo la disciplina della Chiesa, è necessario il carattere epi- scopale, come sono quelle degli ogli santi, dei calici, delle patene e simili. In altre è stata per sola convenien- za riservata ai vescovi questa facol- tà, poiché possono anche esercitarla i sacerdoti da essi delegati , come la Benedizione delle cappelle, dei ci miteni, delle croci, delle immagini, delle campane, degli stendardi e delle suppellettili sacerdotali.

Presso tutte le chiese del mondo sono state sempre in uso le Bene- dizioni, com' é dimostrato dai rituali più antichi greci e latini, e parti- colarmente la Benedizione, che i sa- cerdoti danno al popolo stendendo le mani in forma di croce , e pro- nunciando le parole : Benedicat vos omnipotens Deus etc. Essendo poi a' tempi di s. Pio V, creato nel i566, costume de' sacerdoti di dar nel fine della messa la Benedizione al popolo con tre croci, come oggi fanno i vescovi , il Pontefice levò questo rito, riservandolo soltanto alle messe cantate, nelle quali però fu proibito da Clemente Vili, eletto nell'anno 1592, a' semplici sacer- ,doti. F. Merati, tom. I, pag. 243.

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Poscia Alessandro VII del i655, concesse agli abbati religiosi la fa- coltà di dare tre Benedizioni nelle messe Pontificali , ma non già in quelle , che non fossero celebrate pontificalmente, come riporta il Lam- bertini nella Notificazione XIV y § 4, n. 19.

Il Sarnelli nella sua Lettera XV I^ tomo II, p, 4^ dice, « che il po- polo si deve genuflettere, incon- » trando il vescovo, per riceverne *j la Benedizione, e tratta degli ef- » fetti della medesima ". Fra le al- tre cose egli dice, essere comandato dal cerimoniale de' vescovi , lib. l , cap. 2, che il vescovo sibi occurren- tes subditoSj qui geniifletere debent^ signo crucis super illos facto^ be^ nedicat. Per la osservanza di cote- sta pratica il concilio ravennatense, nel 1 3 1 4 5 emanò un apposito de- creto. Poiché , dice sant' Agostino , il vescovo alza quaggiù la mano, fa il segno di croce, e Iddio be- nedice dal cielo. Oltre a ciò la Be- nedizione episcopale è uno de' sa- cramentali della Chiesa, con cui si rimettono i peccati veniali, come ri- levasi dal canone dictum est, e dal- l' angelico san Tommaso , segui- to dalla comune de' dottori. Ed è perciò, che per godere l'effetto di questa Benedizione episcopale, si richiede riverenza in riceverla, e questa é la genuflessione oidinata dalla s. Chiesa.

Benedizione in lato senso è quella, come dicemmo, colla quale si con- sacrano i vescovi, e si benedicono gli abbati e le abbadesse. Questa una volta si chiamava anche ordi- nazione, e neirVIlI secolo, il secon- do concilio di Nicea ha permesso agli abbati benedetti di dar la ton- sura, e gli ordini minori ai religiosi. Una tale Benedizione è ben diversa

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dair ordinazione de' diaconi, de' pre- ti e de' vescovi , singolarmente in due cose : l'ordinazione avviene sul- la domanda della Chiesa, e l'impo- sizione delle mani è accompagnata dall'invocazione dello Spirito santo, laddove la Benedizione degli abbati, e delle abbadesse segue sopra ricer- ca de' monisteri rispettivi, e l'impo- sizione delle mani si fa senza invo- care lo Spirito santo.

Quando il romano Pontefice è già vescovo prima della sua elezione, non si consacra di nuovo, ma si prega che Dio, per r intercessione de' santi , a larga copia diffonda le sue Benedi- zioni, e questo atto spesse volte si chiama Benedizione, e consacrazione presso gli antichi scrittori, come di- mostra il Pagi, Brev. in vita Joan. XII, et Urbani IV. La consacra- zione e Benedizione si celebrava in giorno di domenica. Innocenzo V , che prima era vescovo di Ostia, elet- to Papa in Arezzo nel 1276, scri- vendo prima della sua coronazio- ne, sul fine della lettera, diceva: Nec mireminij quod bulla nostra , cioè il sigillo, non exprimens nomen nostrum est appensaprcesentibusj quce ante Benedictionis nostrce solenmia transmittuntur, quia hi, qui fuerunt hactenus in Romana Ecclesia electi Ponti fices _, consuevcrunt in bullan- dis litteris ante suce Benedictionis munus, modum hujusmodi observa- re, dov'egh adopera la parola Be- nedizione e non consacrazione, che altri aveano usato.

Da' sacerdoti e leviti del popolo d'Israele, e dai loro riti è derivato il costume nella Chiesa di benedire, ed il primo che l' introducesse nel cristianesimo fu Gesìi Cristo, il qua- le alzate le mani nelle due sue ul- time apparizioni, bened'ì gli apostoli ed in essi tutta la Chiesa, dal qual

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atto ne derivò per tradizione il rito di benedire colla mano stessa, fa- cendosi il segno della croce sopra le cose da benedirsi. E per rinno- vare tal cerimonia nella Chiesa, l'Amalarico dice, che s'introdusse la Benedizione, la quale al termine della messa si al popolo : Hunc mo- rem tenet sacerdos , dice il mede- simo, ut post omnia sacramenta consummata benedicat populo, atque salutetj deinde revertitur ad orien- tenij ut se commendet Domini A- scensionij dicitque diaconus: Ite, missa est. Dal che si raccoglie, che anticamente l'ultima cosa della mes- sa era la Benedizione, che si dava subito dopo la comunione del sa- cerdote, senza 1' evangelo di s. Gio- vanni, ne altro. Davasi con pio co- stume la medesima Benedizione dopo la comunione, acciocché que' fedeli, che non s'erano comunicati, partis- sero dalla chiesa almeno consolati colla Benedizione.

Per decreto de' Pontefici s. Leo- ne I , del 44o ? e san Gelasio I , fu proibito a' sacerdoti di dare la Benedizione al popolo, presente il vescovo, onde quando essi celebrano alia loro presenza, con un profondo inchino chieggono la facoltà di po- ter benedire, e chi celebra privata- mente innanzi al Papa, colla genufles- sione la domanda , anzi quando il Pontefice in s. Pietro in Vaticano si trova presente all' ostensione delie reliquie maggiori, i canonici, che dal- la loggia le mostrano , benedicono il popolo soltanto dai due lati estre- mi della loggia , e non in mezzo , come si fa le altre volte , per ris- petto alla suprema dignità del capo della Chiesa. Per la stessa ragione, se il Papa nella notte di Natale in- terviene al mattutino, egli canta l'ul- tima lezione, trattenendosi alquanto

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i! coro prima di rispondere Amen al Jube Domine benedicere , come egli dice in vece di Domnej per in- dicare che non v' è superiore , che possa dar la benedizione al Papa. Veggasi Card. Caielanus, in Ord. XF p. 234, e Macri in Jube Do- nine.

Anticamente, dice il Maire, il sacerdote benediva il popolo, dicen- do: In unitale Sanati Spiritus, be- nedicat vos Pater et Fiiiiis. Davasi pure la Benedizione, anche nelle messe de' morti, con la seguente formula : Deus vita mvoruni _, et resurrectio mortuoruni benedicat vos in scecula sceculorum. V. M. Adol- phemrot de Benedictione speciatim sacerdotali^ eiusque formula^ Tract. TJwolog.j Lipsiae 172 1 pag. i63.

Non solamente è pervenuto a noi dalle cerimonie mosaiche l'uso del benedire, ma il modo, ed il rito medesimo, giacché, come dicono Innocenzo III, Rabano e Durando, si faceva l'antica Benedizione alzan- dosi le mani, con voce alta, dal sacerdote , o levita ritto in pie- di, e rivolto al popolo , con la pronunzia della voce misteriosa, che rinchiude il nome della santissi- ma Trinità, ovvero la di lei tripli- cata invocazione, sebbene presso di essi era nascosto il mistero. Usava- no ancora per esprimere questa mi- stica invocazione, dice il Galatino, di stendere la mano, alzando tre sole dita, cioè V indice, il medio e r auricolare , e ristringendo uniti il pollice e l'anulare, come afferma kaynaud, e come vuole il p. Ata- nasio Kircher, formando di tutta la mano tre sole parti, cioè il pol- lice, l'indice unito col medio, e l'anulare con l'auricolare, non per altra ragione certamente, che per l'arcano mistero della Ss. Triade,

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come dicesi al seguente articolo. Tale appunto e somigliantissima è la Benedizione ecclesiastica usata da' ss. Padri, e primieramente con tre soli diti; e ciò si ricava dalle immagini antiche, che con frequen- za si vedono , massime nelle tribu-^ ne delle basiliche più celebri, e più antiche di Roma, come diffusamente osserva il Baronio, de' santi Pietro, Silvestro I , e Gregorio I, e come ne fa testimonianza la statua di bron- zo di s. Pietro nel Vaticano. Così pure si osserva la figura del Reden- tore, in atto di benedire coi tre diti, indice, medio, e auricolare, in più luoghi di Roma. Gli antichi cristiani, particolarmente gU orien- tali, usarono rappresentare Dio Pa- dre, col dipingere una mano ti-a le nuvole, colle tre prime dita al- zate, e le altre due ripiegate, per- chè come sono tre dita in una ma- no, cosi sono tre persone in una sola Deità. F. il Piazza, nella sua Gè- rarchia Cardinalizia j Dell'origine y mistero j ed uso delle Benedizioni ecclesiastiche.

Trattando questo autore della Benedizione diaconale , dice , che fino da Papa Clemente IX, per decreto de' i5 settembre 1668, fu risoluta in favore de' Cardinali dia- coni la questione, se fosse loro le- cito dare solennemente nella propria diaconia la Benedizione , colla con- sueta formula : Sit nonien Domini benedictuniy rivolti al popolo, ezian- dio fuori del santo sacrifizio, nel modo che fanno i vescovi nelle loro cattedrali , e i Cardinali preti nelle rispettive chiese titolari. Il Cardinale Giacovacci, ed il Man- fredi sostengono, che i Cardinali diaconi possono dare la solenne Benedizione nella forma vescovile, benché non sieno sacerdoti, e ciò

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perchè, dice il Preposito, la facoltà di benedire dipende non dall'or- dine, perchè altrimenti non si po- trebbe concedere dal vescovo ad un inferiore, ma dalla giurisdizione; e quando anche tal facoltà procedesse dall'ordine, dice Graziano, che l'eser- cizio di essa dipende appunto dalla giurisdizione. I Cardinali diaconi ten- gono nei loro titoli o diaconie, il luo- go del Sommo Pontefice, ed esercita- no qualche autorità ordinaria, confe- rendo i benefizi , visitando , decre- tando, e facendo altre funzioni giu- risdizionali, spettanti al mero spiri- tuale, nelle loro diaconie. Però essi non possono solennemente benedire il popolo, come i sacerdoti, alla pre- senza de' vescovi, e solo il possono fare in virtù di facoltà conferita dal Papa, come si concede ai Cardinali legati a Intere. V. Giacomo Bonami- ci, Eulogio diaconale, Q FrancescoGri- sendo. Della Benedizione diaconale. Il Sarnelli, nel tomo V del- le sue Lettere Ecclesiastiche pag. 32 , parlando Della potestà che si al lettore di benedire il pane e i frutti nuovij, tratta delle Benedizio- ni costitutive y e invocative j nonché di quelle, che si danno per potestà del- l' ordine , e per potestà di giurisdi- zione; ed al tomo li, p. ^i e 43, parlando della Benedizione del vesco- To, e de' suoi effetti, dice, che il va- lore di essa non dipende dalla san- tità della vita, ma dal carattere. Delle altre Benedizioni, e di quelle proscritte , veggasi Diclich , Dizio- nario sacro liturgico j tomo I pag. 89 e seg.

Finalmente, siccome la Benedi- zione col segno della croce, fu pra- ticata dai cristiani fino dai tempi apostolici, ed in ogni loro domesti- ca occorrenza, così parlando di es- sa Tertulliano, la dcsciire come co-

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sa antichissima, e nata insieme col* la Chiesa : Ad oninem progressum^ ad oninem aditum et exitum , ad vestitum et calceatum, ad lavacra^ ad mensas , ad lumina et cubilia, ad sedi Ha j quacumque nos conver- satio exercet^ fronteni crucis signa- culo terimus. Lo stesso raccoman- da di farsi s. Girolamo, dicendo: ad omneni actum ^ et ad oninem incessuni manus pingat crucem. Questo lodevole costume è stato poi continuato nella Chiesa da' fedeli, e nelle famiglie non solamente reli- giose, ma ancora secolari, benedi- cendo se medesimi in tutte le loro azioni, e le cose che usano quotidiana- mente, ricevendo eziandio le Bene- dizioni de' superiori, quando escono, e ritornano in casa. Il pio costume de' padri di famiglia di benedire i loro figliuoli appena alzati dal letto, prima di uscire di casa, od in occasione di viaggi fu abbracciato dai cattolici, ad esempio degli antichi patriarchi A- bramo, Isacco e Giacobbe, che bene- dissero in un modo particolare i loro figliuoli. La Benedizione si do- manda pure in iscritto dai cattolici al Sommo Pontefice, dai diocesani al vescovo, dagl' inferiori ai superio- ri ecclesiastici, dai figli ai genitori, e da chiunque a' rispettivi confesso- ri, ed alle persone costituite in di- gnità della Chiesa , come ai buoni servi di Dio, i quali in virtìi della Benedizione data nel nome divi- no , operarono i più stupendi mira- coli.

BENEDIZIONI del Sommo Pon- tefice, cioè, I Benedizioni comuni^ II solenni., Ili in articulo mortis.

I romani Pontefici, imitatori del fondatore della Chiesa, bencdirono costantemente i fedeli dai primi tempi di essa, e la loro Benedizio- ne fu ricercata mai sempre colla

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maggior venerazione dagli stéssi san- ti più celebri, e dai sovrani più po- tenti, molti de' quali si recarono a iRoraa per visitare la tomba del primo Pontefice s. Pietro e riceve- re dal successore di lui V apostolica Benedizione. Ne mancò Dio di far- ne vedere i prodigiosi effetti, dei quali lungo sarebbe riportare le te- stimonianze. Non si contentarono però i primi Papi di benedire i fe- deli, ma nelle stesse lettere aposto- liche, qual saluto paterno, ed augu- rio di prosperità, adottarono la for- mula, Salutern et Apostolicam Be- nedictionem 3 che si vuole incomin- ciata dal terzo Pontefice s. Cleto , creato nell' anno 80 dell' era cristia- na, secondo Martino Polono nella sua Cronaca^ ciò che anche si leg- ge in altri scrittori.

Parlandone Lodovico Giacobbe di s. Carlo ( Biblioth. Pont. lib. I p. 58 ), dice : S. Cletus scripsisse ferlur epistolas, in quibus omnium primus iisus est verbis illis Salu- tern et Apostolicam Benedictionem. Ita ab omnibus auctoribus affirma- tur^ sed non extant, neque in con- ciliis generalibuSj neque in epistolis Ponlificiis hactenus reperire polui. Non lo poteva egli trovare in alcu- na lettera genuina di s. Cleto, poi- ché ne' primi tre secoli non ne esi- stono che una di s. Clemente, e tre di s. Cornelio. Stima però il San- dini ( Vitae Pont, tomo I in vita s. Cleti p. I 3 ), che niun altro Pon- tefice abbia adoperato il saluto Pon- tificio : Salutern et Apostolicam Be- nedictionem ^ prima di Giovanni V eletto nel 685, e di Sergio I crea- to nel 687, i diplomi de' quafi se- gnati con quel saluto , furono regi- strati da Mabillon { De re diplom. lib. V. p. 346, e lib. VI p. 622). Aggiungono però in Papebrochio,

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( in Const. Cron. Histor. ad s. Cle- tum num. IV p. 89 ) ed il Garnier { Dissert. ad libr. Diumum Pont. Rom. pag. i52), che prima dei santi Leone IX, eletto nel 1049, ^ almeno di Gregorio VII, eletto nel 1073, que- sta formula non fosse con uso sta- bile e costante da' Papi adoperata, e posta per titolo ai brevi Pontifi- cii: p. e. Gregorius XVI ^ Salu' tem^ et Apostolicam Benedictionem, usandone un'altra per le boUe (Vedi) meno alcune, nelle quah si pone que- sta formula, come alle bolle dirette a particolari persone, dicendosi: Gre- gorius episcopus servus servorum. Dei, dilecto filio N. N. salutern, et Apostolicam Benedictionem. Co- mune pensare è degli scrittori, che questa Pontificia salutazione scancel- li i peccati veniali in quelli , a cui è indirizzata ; anzi dice la Chiosa , in cap. si aliquando de Seni. EX" com. , verb. Salulationis , che diri- gendola il Papa ad uno scomunica- to, colla scienza di essere egli le- gato da tal censma, per questo so- lo saluto rimarrebbe affatto assolu- to, e libero dall' incorsa scomunica. V. Petra, Comment. ad Const. A- post. tom. I p. ^o. Quindi ne vie- ne, che dandosi qualche occasione, in cui abbiano dovuto i Papi scri- vere , o a persone scomunicate , o ad eretici, non hanno usato di que- sto apostoHco saluto. Scrivendo poi a persone, che non abbiano ricevu- to la fede, in luogo di quello, met- tono la formula: Lumen divinae graliae , della qual cosa abbiamo molti esempi ne' brevi di Clemente XI del 1700, diretti a personaggi pagani.

Vi sono stati eziandio de' casi , che un principe accattolico, avendo per moglie una cattolica , che iu questa l'eligione facesse educare la

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fìgliuolanza , scrivendo al Papa ha domandato ed ottenuto l'apostolica Benedizione per la medesima sua famiglia ; ma agli accattolici, sebbe- ne la domandino, non viene dai Pontefici compartita.

Ma il Pontefice Benedetto XIV,